Questo è il posto in cui Artribune chiede ai lettori di Artribune come deve essere il magazine di Artribune. Partiamo dalla copertina

Il logo? Così va bene? Meglio a destra, a sinistra o al centro? C’è troppo bianco? E i tre ‘strilli’ sotto? E poi, l’immagine? La mettiamo tagliata al vivo? La mettiamo in gabbia? Bon, al di là dei termini tecnici lo spirito è quello che conta: vogliamo fare il tentativo di condividere con i nostri […]

Il logo? Così va bene? Meglio a destra, a sinistra o al centro? C’è troppo bianco? E i tre ‘strilli’ sotto? E poi, l’immagine? La mettiamo tagliata al vivo? La mettiamo in gabbia?
Bon, al di là dei termini tecnici lo spirito è quello che conta: vogliamo fare il tentativo di condividere con i nostri lettori il ‘cantiere’ aperto sulla genesi del magazine cartaceo di Artribune. Non vi possiamo obbligare, ma un parere sulle varie opzioni di copertine sarebbe decisamente gradito. O anche una indicazione a cambiare totalmente strada. Insomma, siate generosi di consigli che poi il giornale voialtri ve lo dovete leggere, mica noi!

Esempio numero uno
Esempio numero due

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • LIANA ROVER

    Preferisco il numero 2, i colori vivaci attirano l’occhio e,parlando d’arte, sembra una tavolozza .Secondo me , andrebbe posto a sinista. IL numero 1 sa di vecchio…

  • Redazione

    Liana ma mica chiediamo un giudizio sull’immagine!!! Piuttosto sull’impostazione della pagina.

    • rivka

      O la numero 1 o la numero 5.

      Preferisco la 5 ma forse non mi piace l’immagine al vivo.

      Che dimensioni ha il giornale? A4 o più grande tipo quotidiano?

    • LIANA ROVER

      IO NON SONO UNA GRAFICA!!!!

  • Cecilia Leucci

    Dell’esempio nr. due, mi piace il frame nr. 5, senza bordi e con logo a sinistra (anche se non amo molto il fondo bianco!).
    Nella versione cartacea poi, mi piacerebbe trovare in copertina un paio di finestre con foto delle notizie più importanti dell’interno.
    Il logo….il logo non so ancora se mi piace; la parola “tribune” riporta certamente la mente all’Herald, ma non so se sia un bene usare lo stesso font. Punterei ad un carattere più moderno (perchè non vi fate fare qualche proposta da un grafico?), sia perchè si tratta di una rivista d’arte contemporanea, sia perchè…bisogna essere originali! Per l’interno eviterei l’impostazione di Exibart, con trafiletti scritti in carattere da lente d’ingrandimento. Magari più pagine, ma senza il caos visivo della vecchia rivista.

    Comunque alla fine queste son quisquilie…l’importante è il contenuto…che sinora c’è!!! :)

    • thegrassisgreener

      concordo su un font più moderno

    • Zarri Fabio

      Anche a me non convince quel bianco. Ma l’alternativa quale è?

  • stefano agosta

    senza dubbi esempio numero 1 file numero 6.
    no politics but in few words …ROSSONERO A DESTRA SI PRESENTA

  • Personalmente preferisco la prima dell’esempio numero 2

  • Massimo Simonetti

    mi piace la 4, ricorda forse l’ Herald… e visto il nome scelto…per il marchio certo non è la scelta più facile trattandosi di arte contemp., se siete sicuri e convinti ..solo il tempo dirà.

  • Vincenzo Larocca

    Sicuramente la 5 del 2° esempio. Non cambiate il carattere perchè in un momento così “moderno”, così in movimento e senza punti di riferimento per i giovani artisti, quel carattere sembra un’ancora agli elementi fondamentali delle belle opere: stile, padronanza della tecnica, senso estetico ecc. l’impatto con l’immagine fatta solo di colori è proprio l’essenza dell’arte (ovviamente dal mio misero punto di vista) applicata alla vostra idea di rivista, libertà di espressione basata sulla serietà degli argomenti.
    Saluti
    Enzo

  • io preferisco il secondo, quindo a destra,

  • Maria Cristina

    non è un po’ simile a exibart on paper?

  • mario

    gli esempi proposti sono uno peggio di un’altro… spero non sia nessuno di questi. Non ci vuole molto a fare qualcosa di almeno interessante, su sforzatevi un pochino, o fate sforzare il vostro grafico; se è un professionista sa benissimo che quelle impostazioni non vanno bene.

  • giancarlo contu

    Io preferisco il frame n. 2 dell’esempio numero uno. Il logo mi piace così com’è e con la nota di colore che da sul rosso piuttosto che sul blu.

  • SID

    Sul carattere usato per il titolo concordo con Enzo, di caratteri nuovi ce ne sono a migliaia, mentre ho trovato fin da subito interessante e azzeccata la scelta di usare un font retrò, e con una forte connotazione storica. Per un po’ mi sono chiesto se non sarebbe il caso di provare a mettere anche la “T” maiuscola, magari sovradimensionata, per segnare il punto comune alle due parole, facendola diventare una sorta di “logo di transito” da usare, accoppiata alla “A” e al puntino nelle pagine interne. Per il puntino sulla “i” certamente il rosso, o al massimo un arancione carico, forse meno scontato, e magari anche questo di dimensioni maggiorate. Il posizionamento, visto il richiamo al quotidiano inglese, dovrebbe restare al centro, usando gli spazi laterali per due anticipazioni alle notizie interne (speriamo non per pubblicità!). Se invece rimane vuoto allora meglio a sinistra, in contrario disequilibra troppo la pagina. Per il resto, diventa importante conoscere le dimensioni che avete in mente, anche se personalmente non amo molto l’immagine a tutta pagina, che oltretutto riprende troppo Ex… Credo che si potrebbe, a questo punto, giocare di più sul logo. Mi spiego: o il richiamo al quotidiano rimane forte, e quindi anche la composizione della copertina ne viene influenzata (con inizi di articoli, immagine, richiami fotografici, editoriale, etc.), oppure perchè non considerate di stravolgere del tutto il vecchio impianto, usando quindi sì il carattere “storico”, ma posizionandolo in maniera del tutto azzardata, chessò, a mezza, o 1/3 di pagina, grande a riempire quasi tutto lo spazio orizzontale, con due immagini di dimensioni diverse che giocano graficamente tra loro, una piccola sopra, una più grande sotto? E qualche titolo sparso di articoli interni? Insomma, è una rivista d’arte contemporanea, è nuova, è innovativa, è nata quasi per sfida… facciamone un caso anche estetico, che tutti ne parlino, si schierino, critichino, dibattano, si azzuffino per difendere la propria opinione. “Parlatene, magari anche male, ma parlatene!” Un’ultima cosa (era ora, direte tutti!): avete sicuramente tanti giovani Artisti che vi sono affezionati, e collaboreranno magari con voi. Perchè non affidare a loro la proposta di un concept diverso, veramente libero da condizionamenti grafici e compositivi? Anche diverso di volta in volta…..
    Buon lavoro, e continuate così, sul versante online siete già super!
    SID

  • sil

    Esempio numero 2, versione 5. senza dubbi.

  • Pg

    Non mi piace nessuna delle due. Dovete proprio far ricordare Exibart? Buon lavoro

  • ch.rindler

    Ex. 2 #5
    Ex.1 #5

  • greta

    Per me la prima o la terza versione, essenziali ed efficaci.

  • Massimiliano Tonelli

    245 x 355
    Ecco le dimensioni del giornale.

  • claudio

    Spero che il logo sia ancora in fase di studio perché questa versione purtroppo la trovo molto lontana da ciò che mi sarei aspettato da una nuova rivista di arte contemporanea; è chiaramente voluto il contrasto tra una font di antico grafismo e la contemporaneità, ma la scelta non la trovo appropriata. Utilizzare una vecchia font con richiami grafici di antico stile gotico/germanico o in stile magazine anglosassone, mi sembra una strada che facilita la scelta perché si gioca molto sul contrasto e niente più, mentre la scelta di un carattere attuale mette in gioco una quantità di possibilità che, probabilmente, anche i tempi stretti non vi hanno permesso di analizzare. Ciò non toglie che la scelta sia veramente poco piacevole.

  • Redazione

    Comprendiamo che possa dividere tra chi è favorevole e chi è contrario, ma il logo non è in discussione. E’ ormai scelto. Non è affatto vero che è il carattere dell’Herald Tribune o di altri giornali di area anglosassone\nordamericana. Questo solo in apparenza. Si tratta invece di un carattere gotico che abbiamo lavorato moltissimo e asciugato davvero tanto.
    E che riteniamo possa trasmettere tutta una serie di valori

    autorevolezza
    esperienza
    spirito giornalistico anglosassone
    ma anche irriverenza e messa in discussione dei classici meccanismi della stampa tradizionale

    che sono i nostri valori. Vi ci abituerete, eh se vi ci abituerete…

    Mappoi: qui non siamo a parlare del logo, ma del layout della cover, perdinci!!!

  • mm

    ma l’editoriale del direttore ci sarà?
    si potrebbe pensare di metterlo di spalla
    si marcherebbe di più la cesura con Exibart, si uscirebbe dal clichè “magazine patinato, foto sparata in cover”
    e si sposerebbe a pieno il richiamo all’Herald, che cmq distingue e identifica Artribune

  • E se il logo fosse sopra lîmmagine a tutta pagina?

  • Se non volete lasciare il titolo in centro, scelta scontata ma migliore, allora trovo interessante la numero 5 del primo gruppo.

    Un elemento importante però è: che tipo di carta userete? Se pensate di continuare sulla carta da quotidiano (anche solo per motivi economici) allora potreste giocare con le griglie di un vero quotidiano. Se invece sarà un copertina patinata il suo successo sta nell’immagine, ma vi prego lasciate margini, le immagini a vivo son belle solo se sono a tutta pagina.

  • Nessuna di queste mi convince, consiglierei di far convivere il logo dentro l’immagine, variandone i colori di volta in volta in modo da ottenere sempre un buon contrasto ed accettando anche la sparizione parziale di alcuni dei caratteri quando il caso lo richiede o se l’immagine si presta a tale collaborazine con il logo.
    L’immagine al vivo.
    Un esempio per tutti: Vanity Fair.
    Saluti

  • h&m

    Ma chi se ne frega della copertina!
    Parliamo di cose serie, su. Io sono, da tempo, abbonato a ExibartOnPaper; da poco è uscito il primo numero della rivista successivo alla scissione redazionale. Che dire?, per i miei gusti personali: il peggior numero di ExibartOnPaper da quando ho iniziato a leggerlo, spiego perché…

    Trovo che la maggior parte degli articoli presenti un eccesso di autocompiacimento formale che, alla lunga, risulta stucchevole. Un autocompiacimento che, peraltro, rende il contenuto spesso incomprensibile – almeno a me (ma credo che ciò valga per il 90% dei lettori, si informi).
    Ritengo che scrivere DI arte non sia FARE arte: molti critici e giornalisti d’arte, invece, sembrano non comprendere questa importante distinzione; tra questi, purtroppo, pare vi siano molti dei nuovi membri della nuova redazione di Exibart OnPaper, i quali intenderebbero scrivere di arte, “facendo poesia” (come si usa dire), utilizzando un linguaggio eccessivamente aulico e criptico. In effetti, un critico che intendesse svolgere un’esegesi del linguaggio artistico ritenendo non necessarie chiarezza e semplicità espositive – o, forse,addiritura, ritenendole indice di scarsa competenza – rischierebbe di produrre testi che, a loro volta, necessiterebbero di una certa qual ermeneutica; configurandosi, dunque, come quei testi artistici di cui dovrebbero svelare, rendendone comprensibili, i contenuti.
    In sostanza, io ritengo che interesse di un qualsiasi tipo di giornalismo sia quello di comunicare ai lettori e, possibilmente, comunicare contenuti di qualità. Per fare ciò credo sarebbe sempre saggio diminuire la complessità sintattica e innalzare la profondità semantica. Nell’ultimo numero di ExibartOnPaper, invece, mi pare che si cerchi di nascondere una scarsa profondità semantica per mezzo di un’elevata complessità sintattica – per di più aulicamente barocca.

    Detto ciò, quel che mi importa non è la copertina bensì i contenuti. La mia speranza è che cerchiate di rimanere quanto più possibilmente fedeli allo stile che avevate ai tempi di Exibart: articoli interessanti e, al contempo, comprensibili; scritti al servizio del bisogno di informazione e di riflessione dei lettori, e non al servizio dell’ego degli autori.
    Se saprete ancora fare questo, il mio prossimo abbonamento sarà per voi anziché per ExibartOnPaper.

    In bocca al lupo.

  • Un consiglio sincero e spassionato? Fate lavorare i Vostri grafici, solamente loro hanno competenza e professionalità, anche se tra i lettori ci sono persone con notevole senso estetico. Questi problemi non si risolvono con referendum a partecipazione popolare e democratica; fanno solo casino e nient’altro. Continuo a seguirvi per il vostro alto contributo culturale ed è questo che maggiormente mi interessa.

  • Mela!

    La 5 del secondo esempio! E’ un’impostazione che può funzionare bene con tutto..
    FUNZIONA! =)

  • Perche’ non trasformare la bianca della prima pagina in un manifesto, in un opera, e lasciare all’interno, nella volta o nella terza pagina il logo e i contenuti? O magari solo il logo piccolino e in negativo. Rischioso ma sicuramente caratterizzante.

  • Barbara Pazzaglia

    Preferirei i caratteri azzurri anzichè gialli o rossi.

  • Marcus Junius Brutus Caepio (detto Er Coca)

    bhe perchè non la fate uguale a quella di Exibart? avete fatto tutto esattamente identico, (forse la grafica, se possibile, è un po’ peggio, ma capisco la mancanza di mezzi iniziale) e ora vi fate scrupolo di differenziarvi? Io fossi in voi utilizzerei gli stessi caratteri e anzi scriverei artribune onpaper. Ma poi mi chiedo perchè Tonelli dice che vuole l’impostazione anglosassone quando non sa l’inglese? perchè fa fico l’americano? Perchè allora non mettete in prima pagina Alberto Sordi che fa l’Americano a Roma, oppure Renato Carosone? Suvvia non abbiate paura, scopiazzate in tutto e per tutto Exibart. Ma poi non avevate gridato ai quattro venti che Exibart era finita? Ma a proposito ho visto che è uscito un nuovo numero di Exibart on paper. Ma come è possibile? Ma non è scritto sul vostro sito che tutti i protagonisti della esperienza Exibart sono andati via? Ma non sarà che questo Artribune è una bufala? Su Exibart on paper c’erano interviste importanti, pubblicità, commenti, certo discutibili quanto volete, ma Exibart esiste anche senza Tonelli, ma che andate raccontando?

    • l

      Signor Marcus…. e prendere un buon antidepressivo?

    • Francamente l’ultimo numero di Exibart on paper fa un po cagare…si può dire in televisione?

      • m.

        si pensava che marcus fosse caduto durante la marcia su roma. sniff sniff… e invece rieccolo, geniale come sempre

    • m.mattioli

      Intanto Exibart la pianti di copiare le news ad Artribune, come – pessimamente, peraltro – fa quotidianamente.
      Abbiamo già avvertito il direttore: abbiamo le prove, se continuano denunciamo
      Grazie

      • r.vanali

        copiano e pure spudoratamente, è una vergogna!

        • Marcus Junius Brutus Caepio (detto Er Coca)

          che lagna Mattioli, mica quelli di Exibart si sono lamentati con tutte le cose che è andato a dire in giro Tonelli che Exibart è morta, che Exibart non esiste, con le porcate che avete fatto con il commerciale, mi pare che non vi calcolano proprio… perchè dovete fare causa, tanto sono tutti con voi, compreso il Bello di Nonna Papera…ecco un’idea, usate il logo di Topolino

          • r.vanali

            ma quanto ti brucia che non abbiate più un minimo di credibilità, caro marcus? consiglio qualche impacco emoliente, potrebbe alleviare il dolore…

  • Cecilia Leucci

    Gentile Marcus,

    sa come si chiama questa? Critica sterile ed improduttiva. Sa a chi serve? A nessuno!
    Liberissimo di avere le Sue idee e di giudicare il lavoro che si sta facendo su Artribune, ma almeno lo faccia accludendo delle proposte costruttive; almeno specifichi in cosa Le sembra che Artribune “scopiazzi” Exibart; almeno abbia la decenza di criticare fattivamente.
    Ma sopratutto….abbia il buon gusto di usare i Suoi nome e cognome, perchè è facile fare i partigiani parandosi il sedere con l’anonimato!!!

  • hm

    il logo è oltre il retrò, è giurassico . a me fa altamente cagare e lo cambierei alla velocità della luce . lo avete asciugato e lavorato? ma per favore . in ogni caso deve restare a sinistra con i titolini numero anno etc rigorosamente sulla sinistra .

  • me.giacomelli

    Ciao Marcus,
    bentornato!
    Sempre sul pezzo, mi raccomando, veloci come antilopi. La Carbotta ad esempio è strabiliata, ha vinto il Premio Rothschild il 5 aprile e già il 13 c’era la notizia su Exibart. Tempi da record, veramente, complimenti vivissimi.

  • Er Coca

    Ciao Vice, bhe qualche malfunzionamento vista la situazione deve pure essere messo in conto. Se la critica più feroce è un ritardo di 5 giorni sulla notizia mi pare che la cosa non sia grave. Pare che tu abbia detto che senza il tuo preziosissimo contributo giorno e notte l’onpaper di aprile non sarebbe mai uscito…e invece…dovresti almeno fare i complimenti, tenuto conto di tutto quello che è successo e di tutti i giuda iscariota che hanno remato contro…però hai ragione, ancora non va bene, ma certo andrà meglio quando verrà annunciato il nuovo direttore editoriale…pare che sia una persona seria del settore, non un impiegato di banca che con il suo stipendiuccio in tasca si dedica part time alla causa. Pare che il nuovo sappia le lingue e che non sia neppure mentalmente disturbato (che fortuna eh)…però occhio che i giuda iscariota quando tradiscono una volta sono pronti a tradire ancora, soprattutto se trovano qualcuno che paga più delle ricette di cucina…

    • La scelta del nick è legata in qualche maniera all’uso di sostanze stupefacenti?

      • Er Coca

        non ho capito quale nick sarebbe stato scelto sotto l’uso di stupefacenti, bello di nonna papera?