Promuovere l’arte? Ecco la ricetta. Passate in galleria, da Franco Soffiantino…

La galleria come modo di essere. Così si potrebbe definire il senso che Franco Soffiantino sembra dare da sempre alla sua galleria torinese. Dopo diverse mostre che hanno spesso visto la trasformazione dello spazio e dell’idea stessa di galleria, ora Soffiantino apre il suo luogo al confronto teorico, invitando una serie di dibattiti pubblici tra […]

Francesco Manacorda, uno dei membri della giuria

La galleria come modo di essere. Così si potrebbe definire il senso che Franco Soffiantino sembra dare da sempre alla sua galleria torinese. Dopo diverse mostre che hanno spesso visto la trasformazione dello spazio e dell’idea stessa di galleria, ora Soffiantino apre il suo luogo al confronto teorico, invitando una serie di dibattiti pubblici tra operatori del settore.
La seconda puntata di questa “nuova era” vede, domani, la presenza di ospiti come Irene Calderoni, Curatrice presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Gail Cochrane, Direttrice della Fondazione Spinola Banna per l’Arte Francesco Manacorda, Direttore di Artissima e Santa Nastro, del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza (e anche di Artribune), curatrice del dibattito.
Di che si parla? Di un tema che, legge finanziaria dopo legge finanziaria, diventa sempre più arduo: Promuovere l’arte

Nicola Davide Angerame

Giovedì 14 aprile 2011 – ore 19.30
Via Rossini 23 – Torino
www.francosoffiantino.com

  • L’arte non ha bisogno di leggi finanziarie o decreti leggi che l’ha promuovono. Si può mai regolare la tensione creativa: desideri, bisogni…! Dov’e è finita l’autonomia dell’artista ?

  • @ Savino, Scusa ma non ti pare di essere un po’ fuori dal mondo? Promuovere l’arte e stanziare fondi per essa non ha nulla a che vedere con la “tensione creativa” o con “l’autonomia dell’artista” ma, molto splicemente col trovare fondi e risorse per far si che si possano continuare a mantenere e possibilmente migliorare gallerie e musei, si possano finanziare concorsi, soggiorni di artisti, interscambi internazionali, le Accademie e le scuole e via discorrendo … e saremmo già felici se se ne trovassero abbastanza a non far chiudere quelle che esistono . By the way, ti posso assicurare che “la tensioine creativa” è un alimento perfetto per lo spirito ma assolutamente privo di nutrenti per il corpo ;-)

  • Caro Jarry, mi dispiace deluderti ma io sono dentro fino al collo in questa società, che devo dirti per tanti aspetti buona, ma nell’insieme perversa. Con sincerità, oggi viviamo in una società opulenta rispetto alle società dei secoli scorsi ben più povere. Non manca il pane e il companatico per sopravvivere. Ciò permette agli artisti di soddisfare il corpo e la mente. A differnza del passato, oggi si può essere artisti anche senza le sovvenzioni statali o altri aiuti economici.. Se leggi la biografia di tanti grandi artisti del passato che hanno rinnovato alle radici il linguaggio visivo, (non solo) – ti renderai subito conto che molti di questi facevano altri mestieri per sopravvivere e comunque sia, portavano avanti, come dici tu la “tensione creativa” nelle loro ricerche creative. In ogni caso, non posso proprio qui farti qui l’elenco di questi artisti del passato, sarebbe troppo lungo. Cordialità.

  • Caro Savino, non sono affatto deluso! Tu dici di vivere ben calato in questa realtá, ma forse ti riferisci a quella Italiana o comunque occidentale, visto che la definisci “opulenta” e affiermi che agli artisti non manca il “pane e il companatico”. Sei mai stato in Africa? In SudAmrica? In Asia? Conosci quelle comunitá artisyiche? E anche parlando dell’Italia, pensi davvero che siano finiti i tempi in cui per far l’artista bisognava anche trovarsi un’altro “mestiere” per sbarcare il lunario? Ma di quale realtá parli? In che realtá vivi ? Di artisti “con sovvenzioni statali” non ne conosco, ma senza queste e senza “aiuti” economici pubblici e/o privati (e anche per questi ultimi occorre che ci sia una legislazione che li favorisca) le Istituzioni culturali, materiali ed immateriali non reggono e chiudono o spariscono impoverendo Ed insterilendo la comunitá in cue l’artistavide ed opera

  • SAVINO MARSEGLIA

    @Jerry, mi riferisco alla nostra gretta e provinciale Italietta di oggi. Sovvenzionare l’arte e la cultura dovrebbe essere un dovere di uno stato civile e democratico. Il problema è che in Italia questi finanziamenti finiscono sempre in poche mani (i soliti noti). Personaggi servili al politico di turno. Questii dovrebbero diffondere ed, educare la popolazione alla fruizione dell’arte e della cultura. Purtoppo i risultati sono sotto gli occhi di tutti: chi frequenta i musei ed altre istituzioni pubbliche è solo un’esigua minoranza di persone, per giunta di addetti ai lavori. Sarebbe comunque cosa giusta se questi soldi pubblici e privati fossero utilizzati bene per gli artisti, e non elargiti, come sempre accade agli amici degli amici. Basta vedere i musei pubblici di arte contemporanea e i teatri che si presentano come fantasmi di se stessi, oltre tutto pieni di debiti. E che dire delle scelte arbitrarie che fanno alcuni direttorii che gestiscono musei, che si arrogano il diritto di scegliere i soliti artisti raccomandati da gallerie, noti critici e collezionistii? Non basta chiedere soldi, secomdo me occorrerebbe maggiore trasparenza, parsimonia nella gestione di fondi pubblici e condivisione con tutti gli artisti che operano sul territorio d’appartenenza. Cosa molto difficile in un paese come l’Italia in cui le varie caste si danno battaglia senza esclusione di colpi. Tutto ciò sulla pelle dei poveri artisti e della gente onesta che paga le tasse..

  • Caro Savino, se la cosa ti potesse consolare, e spero che non ti consoli affatto, questi stessi discorsi li sento fare da molti anni e li ho sentiti, piu’ o meno eguali, in molti diversi paesi del mondo (compresi, Satati Uniti, Germania, Cina, Inghilterra, ecc.) . Se c’e’ una differenza, per altro fondamentale, e’ che in altri paesi (non tutti, sia chiaro, ma certamente in quelli che “navigano” meglio) ci sono due principi che rendono la situazione migliore di quella Italiana.
    Il primo principio e’ : la competenza, Musei, Istituzioni Culturali, Premi nazionali ecc. sono affidati ad “esperti” del settore riconosciuti tali e la scelta di tali persone e’ generalmente compito di “boards” permanenti fatti di esperti unanimemente riconosciuti, e di personalita’ culturali di chiara fama (spesso anche straniere). Non e’ quindi una scelta “politica” e tanto meno (come purtroppo sovente avviene nelle piccole realta’ locali Italiane) un “funzionario” (il che quasi sempre identifica un impiegato, regionale,provinciale o comunale, la cui “benemerenza” e’ quella di essere stato considerato inutile o dannoso in ogni altro compito o mansione).
    Il secondo principio e’ quello della “promozione” della sussidiarieta’ del privato, Il che signiofica, adottare normative che incentivino le donazioni e gli investimenti in cultura ed arte da parte di privati (generalmente con politiche fiscali di sgravio, quando non addirittura di “premio” ma anche con la possibnilita’ di utilizzare ampiamente a fini pubblicitari e di propaganda commerciale queste “beneficienze”).
    Detto questo, pero’, tornando al punto di partenza di questa nostra chiaccherata, vedi bene, dunque che, fermo restando che su altri fronti dovermmo preoccuparci di migliorare la situazione (per esempio cercando di sapere a fondo ed in anticipo chi sono le persone che ci apprestiamo a votare, come la pensano, come si comportano, che programmi hanno ecc. ecc.), rimane comunque essenziale il problema di “promuovere l’Arte” e dovrebbero essere benedette, bene accolte ed attentamente seguite e sostenute, tutte le iniziative che sollevino, sviluppino, approfondiscano, pubblicizzino tale argomento

  • Caro Jerry, condivido in parte quello che hai scritto. Ti dimentichi però, una cosa importante: purtoppo in Italia, comandano ancora le “caste feudatarie” di memoria medioevale, le quali nel bene e nel male dominano da tempo, molti apparati e settori incrancreniti del nostro disgraziato paese. Osserva le direzioni di musei, gallerie pubbliche, accademie d’arte e altre istituzioni, le quali risultano metodicamente assegnate secondo criteri ideologici, politici o peggio d’ appartenenza alla classe sociale di provenienza. Un mal costume che pone di fatto, in secondo piano ogni riferimento di una sana e trasparente democrazia e di ogni analisi approfondita sulla ricerca artistica, in particolare su gli strumenti della comunicazione, educazione e diffusione dell’arte. Infine, sui quei percorsi professionali, individuali e progettuali degli artisti. Ecco perchè l’arte e la cultura italiana si presenta paralizzata e non riesce a suscitare quel minimo di interesse da parte della stragrande maggioranza del pubblico e di privati cittadini interessati a promuoverla. Proprio perchè appare annichilita e colonizzata in una esigua cerchia di addetti ai lavori. Per non parlare poi delle opere degli artisti e delle attribuzioni arbitrarie di valore. In questo scenrio di deriva culturale, da sempre, ribadisco agli artisti meritevoli di mia conoscenza di operare nell’ombra di questo sistema malato e perverso. Un’artista bravo e intelligente può esprimere le sue capacità creative anche restando nell’ombra. Fuori dal sistema, in silenzio, si possono cambiare tante cose che non vanno. Un caro saluto.

  • Caro Savino, non vorrei alimentare questa discussione all’infinito e allora puntualizzeró, il piú brevemente possibile alcuni punti:
    1• siamo partiti dal tuo post nel quale proclamavi che l’arte non ha bisogno di leggi o sovvenzioni: l’arte ha bisogno di leggi, sovvenzioni e promozione e di tutto l’aiuto e la cura possibile
    2• la situazione Italiana non è cosí profondamente dissile da quella della maggior parte dei paesi del mondo, fatta eccezione per pochi, rari, esempi, ai quali, magari, dovremmo guardare per ispirarci
    3• la cultura Italiana, all’estero, non è affatto sconosciuta o non influente ( vedi ad esempio la cinematografia italiana universalmente nota ed apprezzata) certo la letteratura ha il grande handicap di rivolgersi ad un mondo che parla o inglese o spagnolo (per non parlar dell’Asia) in una lingua, l’Italiano, parlata e compresa quasi esclusivamente qui da noi
    4• le “arti visive” Italiane non sono sconosciute all’estero, Catelan certo oggi non “pesano” gran ché, ma ció non dipende dall’essere Italiane o dal “sistema Italia” ma dal fatto che dagli anni settanta in avanti pochissimi artisti Italiani hanno saputo “uscire”

  • Caro Savino, non vorrei alimentare questa discussione all’infinito e allora puntualizzeró, il piú brevemente possibile alcuni punti:
    1• siamo partiti dal tuo post nel quale proclamavi che l’arte non ha bisogno di leggi o sovvenzioni: l’arte ha bisogno di leggi, sovvenzioni e promozione e di tutto l’aiuto e la cura possibile
    2• la situazione Italiana non è cosí profondamente dissile da quella della maggior parte dei paesi del mondo, fatta eccezione per pochi, rari, esempi, ai quali, magari, dovremmo guardare per ispirarci
    3• la cultura Italiana, all’estero, non è affatto sconosciuta o non influente ( vedi ad esempio la cinematografia italiana universalmente nota ed apprezzata) certo la letteratura ha il grande handicap di rivolgersi ad un mondo che parla o inglese o spagnolo (per non parlar dell’Asia) in una lingua, l’Italiano, parlata e compresa quasi esclusivamente qui da noi
    4• le “arti visive” Italiane non sono sconosciute all’estero, Cattelan, Pistoletto, Paladino, Clemente, Ontani, solo per citare a casaccio qualche nome di “viventi”, sono ben noti, apprezzati e “ben quotati” all’estero e, a ben vedere, non é che “i rappresentanti” di altre nazioni, con la medesima “notorietà” e apprezzamento risultino, proporzionalmente più significativamente numerosi
    5•il problema “dei giovani” (qui in Italia, come in molti altri paesi) è “la concorrenza” e cioè il numero enorme di “artisti” paragonato al numero relativamente esiguo di “luoghi” ed “occasioni” in cui poter convenientemente mostrare il loro lavoro ( e qui siamo di nuovo all’importanza della “promozione” per migliorare tale situazione)
    6• lavorare nel “silenzio” e nell’ “oscurità ” è certamente una pratica “edificante” ma difficilmente consente la diffusione e la conoscenza del proprio “messaggio” artistico e, con quasivassoluta certezza, lo rende del tutto ininfluente sul “panorama” generale dell’arte
    Con simpatia

    • SAVINO MARSEGLIA(artista)

      IL GRACCHIARE CHIASSOSO DI RANOCCHI TAROCCATI D’ARTISTA!

      Oggi diffondere il proprio messaggio artistico in silenzio, nell’ombra, significa rompere il gracchiare chiassoso di ranocchi mediatici, allevati nell’odierno stagno dell’art-sistem. Ma non è il caso che io commenta questo (STAGNO DELL’ARTE GLOBALE) – l’ho già fatto e approfondito in altri post.

      Io preferisco operare fuori da questo stagno. E’ comunque non è compito mio stabilire chi è artista e chi no; chi è sconoscito in Patria e chi è conosciuto all’Estero. Sarà la storia a giudicare! Lascio questo difficile compito ai dotti esperti di ranocchi ingioellati da goccioli di smeraldo, taroccati d’artista.

      Se ne occupino pure loro! Io preferisco schierarmi a fianco di artisti che lavorano in silenzio e nell’ombra- fuori da questo comatoso stagno dell’arte globale. Visto che tanti artisti-ranocchi (noti e meno) preferiscono lo stagno, assieme ai loro critici linguacciuti – maestri ed esperti di rane d’allevamento.

      A dire il vero questi critici linguaccioni che si vantano di avere la verità in tasca e che si pregiano il diritto della critica d”arte, avranno senz’altro da obiettare sullo stagno come sistema migliore per la promuzione dell’arte e della cultura.

      Questi, non fanno altro che cercare nel gracidare di ranocchi interpretazioni stagne e li confondono con le loro note critiche stonate.