Letizia Moratti, la campagna elettorale per Palazzo Marino e il “museo d’arte contemporanea unico al mondo”…

Vabbeh, non ci possiamo sempre lamentare di tutto. Anzi, quando in una campagna elettorale all’ultimo sangue un candidato sindaco di una importante città decide di utilizzare, tra le altre cose, anche l’arte contemporanea come veicolo di propaganda, non possiamo che gioire. Ehssì perché dieci o quindici anni fa se qualcuno a Milano avesse fatto battage […]

Vabbeh, non ci possiamo sempre lamentare di tutto. Anzi, quando in una campagna elettorale all’ultimo sangue un candidato sindaco di una importante città decide di utilizzare, tra le altre cose, anche l’arte contemporanea come veicolo di propaganda, non possiamo che gioire. Ehssì perché dieci o quindici anni fa se qualcuno a Milano avesse fatto battage politico affermando “aprirò un museo d’arte contemporanea” avrebbe riscosso, nella migliore delle ipotesi, l’indifferenza di tutti.
Oggi non è più così, e anche l’elettore medio percepisce l’importanza, per una moderna città occidentale, di certi elementi. Dunque punticino in più per la Moratti e per i suoi poster luminescenti che puntellano la capitale morale con tanto di rendering del museo di Daniel Libeskind. Certo che magari si poteva evitare di parlare di “museo unico al mondo”, perché qualche maligno potrebbe chiosare “unico al mondo per le dimensioni completamente inadeguate alle aspirazioni di una grande metropoli contemporanea”…

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Maria Cristina

    ma fate campagna elettorale?

  • Lorenzo

    “non ci possiamo sempre lamentare di tutto”?????? Ma questo sarebbe giornalismo?

  • gionni

    Proprio poiché siamo in campagna elettorale, il dubbio sorge spontaneo. ‘Sto benedetto museo, poi, lo faranno davvero? Il primo mattone mica l’hanno messo, ancora…

  • Cristiana Curti

    Il museo è di là da venire, ma speriamo si faccia anche se avremo quel panettone malsfornato di Libeskind, grande altrove e meno grande a Milano. Utilizzarlo come propaganda elettorale perché ABBIAMO già pagato (e caramente, mica due lire) da mo’ un progetto di cui infatti si usa l’immagine e il nome dell’architetto per fini propri, quando ci si dovrebbe vergognare per non averlo ancora promosso davvero non mi pare opportuno. Inoltre, cosa assai più importante, il “museo unico al mondo” rischia di essere tale veramente: che cosa lo riempirà? Di quale collezione di arte contemporanea unica al mondo o anche soltanto da provincia della bassa si può vantare la Nostra? Cosa ha fatto per l’arte e per incentivarla presso pubblico e collezionismo (unica speranza di “riempire il museo unico al mondo”)? Ci metterà le Mabille della Tremonti? Chiamerà Sgarbi per un “aiutino” in camera caritatis? Farà allestire le sale con opere di Umberto Mariani (con tutto il rispetto per l’artista mlanese)? Questo è il punto su cui indagare per verificare se esiste davvero una politica culturale di un candidato.
    Infine, meglio che l’articolista si aggiorni: non è certo una novità vantarsi di promuovere siti espositivi o conservazione di monumenti storici in Italia per farsi eleggere; ma purtroppo per noi è una campana che si rompe subito dopo le votazioni, ritornando nell’indifferenza dei programmi mai realizzati, fra le promesse non degne di essere mantenute.
    Se il Museo di Arte Contemporanea a Milano si farà (e si farà, perdiana), lo si farà MALGRADO la Moratti che non ha dimostrato alcuna capacità neppure per lo strapromessissimo Museo del ‘900, nato comunque per altrui volontà che vengono da molto lontano nel tempo e di cui la Signora non ha condiviso alcun percorso.

  • ma

    Ma dunque lo faranno, il Mac? Ci credete? Io non ne sono mica certo. I lavori dovevano iniziare due anni fa…
    Finazzer, se ci leggi, dacci un segno.

    • Cristiana Curti

      Finazzer? E che c’entra, di grazia, il bel (?) culturista con le cose che contano?

  • Concordo con Cristiana. perchè pensare che l’arte debba essere come le posate d’agento della nonna che si tirano fuori solo quando hai importanti ospiti a cena? E soprattutto Milano e la regione Lombardia hanno distrutto il sistema dell’arte prima dei famigerati tagli alla cultura che ci hanno obbligato tutti (non solo artisti e curatori, ma anche teatrali e ballerini, cineasti ed attori) a cercare di sbancare il lunario in altro modo. Ora mi fa la campagna elettorale su un museo che ben 3 anni fa aveva prodotto articoli a profusione e non solo nelle riviste di settore!… Ummm ummm
    Forse, invece che far come solitamente succede nei luoghi in cui la cultura diviene MERO mezzo di mercificazione (come il corpo lo è già in questa italia della politica e della sub-cultura popolare) sarebbe stato meglio creare una rete prima e pensare che la cultura sia una risorsa, agire per auitare /ascoltare chi lavora nel settore senza pensare “alla tremonti” (no produzione monetizzabile= no interesse). Invece vedo ancora bassezza, uso maldestro dello strumento culturale a supporto elettorale del sorriso morattiano (ps_ piccolo inciso, ha proibito alle insegnanti delle scuole pubbliche di usare il cognome da sposate, ma lei lo usa eccome..) e mi indigno.