C’è una cittadina al mondo che possiede un Calder pazzesco e lo tratta peggio di uno spartitraffico. E questa cittadina sta…

…Ma è ovvio signori miei, la cittadina sta in Italia. C’è di più: sta nella verde Umbria, cuore verde, civile e rigorosamente disinistra -nonsiamai!- del Belpaese. Questa cittadina è, di nuovo (ne abbiamo parlato anche nella notizia precedente di quest’oggi), Spoleto. Per la serie forsenontuttisannoche, Spoleto fu palcoscenico, proprio durante la quinta edizione del Festival […]

Una delle più famose sculture di Alexander Calder al mondo. Ritenete sia il luogo adatto per farci sotto il parking della stazione?

…Ma è ovvio signori miei, la cittadina sta in Italia. C’è di più: sta nella verde Umbria, cuore verde, civile e rigorosamente disinistra -nonsiamai!- del Belpaese. Questa cittadina è, di nuovo (ne abbiamo parlato anche nella notizia precedente di quest’oggi), Spoleto.
Per la serie forsenontuttisannoche, Spoleto fu palcoscenico, proprio durante la quinta edizione del Festival dei Due Monti, nel 1962, di una mostra di arte pubblica curata da Giovanni Carandente che si intitolò Sculture nella Città e che fece epoca, a dir poco. Giusto qualche anno fa venne dato alle stampe un bel volume -per i tipi della NE Editrice- con tutte le foto (scatti di Ugo Mulas, giusto per non farsi mancar nulla) delle sculture dei vari Consagra, Pomodoro, Moore, Franchina, Arp
La più famosa scultura di questa grandiosa operazione di art-urbanistica che cambiò la faccia di un’intera città era ed è il Teodelapio di Alexander Calder. Opera celebre in tutto il mondo. Simbolo, esageriamo, del boom italiano che si abbeverava di voglia di domani e di tensione verso l’alto e di capacità di mescolare creatività e industria (tutta l’operazione fu sponsorizzata e prodotta dall’Italsider). Il Teodelapio – ve ne sarete convinti – è un (non) monumento di importanza planetaria, è il primo stabile monumentale realizzato dallo scultore americano.
Insomma il Teodelapio dovrebbe essere trattato con un briciolo di cura da parte di chi -supponiamo l’amministrazione comunale di Spoleto- lo abbia in custodia. Dovrebbe essere evitata, per dire, la sosta selvaggia sotto di esso. Si dovrebbe ovviare al fatto che venga utilizzato come pensilina parasole o antipioggia per chi desidera aspettare in macchina il parente di turno in arrivo in stazione. Si dovrebbe fare a meno che le vetture, passandoci e sostandoci attorno, rischino di danneggiarlo ulteriormente. Alle volte con un tocco di arredo urbano tutto potrebbe risultare più rispettoso. Calder e Carandente ringrazierebbero…

  • Matteo Silva

    Ormai anche la verde e ridente oasi umbra é affetta dal cialtronismo italico acuto pervasivo e dilagante. Sarà l’ eccessiva vicinanza con il Lazio o piuttosto troppe ore TV ad aver mandato in pappa quel poco di sano cervello contadino umbro rimasto. Peccato!

  • Virgilio Spada

    Albania e Romania
    sempre più vicina!

    Quando ignoranti e cialtroni governano,
    indipendentemente dal colore delle loro vesti,
    il degrado incombe, morale e materiale, etico e spirituale.

    Ai geniali Spoletini umbri consiglierei a questo punto di metterci un paio di porchettari, magari ben illuminati al neon, sotto al Calder, e che la giunta comunale si riunisca li, con la porchetta e il bicchier in mano. Almeno completerebbero l’istallazione e il Calder, che non si meritano, riavrebbe un senso…

  • clarice zdanski

    Ogni anno (dal 2008) porto in Umbria un gruppo di studenti internazionali per un corso sull’arte – farlo, studiarlo, vedere l’interconnessione tra il passato e oggi. Visitiamo Spoleto per la felice stagione creativa che ha avuto negli anni ’60-’70. Passiamo davanti alla stazione per vedere l’opera di Calder, visitiamo il museo d’arte moderna, andiamo a spasso per la città notando i ben noti monumenti antichi, ma anche cercando le poche sculture che sono rimaste in situ dal progetto ‘Sculture in città (1962).

    Non tutti hanno dimenticato queste opere. Grazie per aver ricordato a tutti che questo patrimonio esiste e che l’arte bisogna viverla.

  • .. e che non capite questo è un innovativo modo per creare contatto diretto con l’arte, una visione nuova e avanguardistica, una rinterpretazione concettuale e attuale… sian o non siamo il bel paese …