Maurizio Cattelan va in pensione. È o non è un non-pesce d’aprile?

È o non è un non-pesce d’aprile? Sì, perché con lui, come con Alice nel paese delle meraviglie, il senso comune va sempre ribaltato. E per paradosso, la notizia che – per i contenuti dirompenti, e per il fatto di circolare il 1 aprile – sembrerebbe una perfetta bufala, potrebbe essere anche vera. O forse […]

È o non è un non-pesce d’aprile? Sì, perché con lui, come con Alice nel paese delle meraviglie, il senso comune va sempre ribaltato. E per paradosso, la notizia che – per i contenuti dirompenti, e per il fatto di circolare il 1 aprile – sembrerebbe una perfetta bufala, potrebbe essere anche vera. O forse no. Voi che ne dite?
La bomba è questa, e la riporta Dario Pappalardo su La Repubblica di oggi: “Non faccio un’opera da due anni, si è chiuso un ciclo. Mi dedico a una rivista”, dichiara Maurizio Cattelan, riferendosi a Toilet Paper, appena presentata a Milano e poi a Zurigo. “Prima che mi succeda di ripetermi con le mie idee – chiarisce -, mi fermo. Se fossi un imprenditore, sarebbe questo il momento buono in cui darmi a una produzione intensificata di opere, ma non mi interessa. Non ho mai inflazionato il mercato, sono i miei lavori che hanno ottenuto sempre tanta visibilità. Eppure non ne ho realizzati più di due all’anno”.
Certamente, il fatto di ufficializzare la svolta proprio nel giorno in cui – comunque – il dubbio-beffa c’è, è l’ennesimo (forse l’ultimo?) coup de théâtre dell’istrione, eppure stavolta la cosa è troppo grossa per essere la solita cattelanata. Nessun braccio di gesso finto, pare. E anche le parole sono compassate, insolitamente seriose: “È una presa di distanza da tutto: dal mercato, dalle polemiche. Si tratta di rinegoziare il mio essere all´interno di un sistema e ribadire un´indipendenza che ho sempre cercato”…
Dunque? Che ne pensate? Notate qualche insolito pesciolino intorno a voi?

 

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  • paolo

    tutti gli artisti sono dei pensionati che vivono nel lusso

  • emanuela

    ma chi ci crede?!!!

  • cattelan è sempre riuscito a mantenere un bell’equilibrio tra mercato e un proprio percorso coerente. Toilet Paper stessa potrebbe essere una ripetizione (del progetto rivista permanent food) mentre invece, a mio parere, avrebbe ancora grandi margini di sviluppo del suo lavoro…quindi secondo me mente, o meglio: farà altro ma sarà arte. Ed è giusto perchè un certo ruolo di artista, e certi rituali, iniziano a sapere di stantio.

  • hm

    sembra una maschera del teatro dei burattini . tipo pantalone . cmq era ora che andasse a lavorare, non se ne poteva più .

  • Rossi mi pare che il tuo stiletto linguistico trovi sempre i suoi limiti quando incontra la “merce – Cattelan” ; e va bene della Ferrari non si puo’ parlare male perche’ fa cifra e tiene in auge l’onore della Famiglia Italia ma tu, caro Outsider della parola ribelle (ti ricordo che nella intervista insieme ad Ago , in Flash Art, gigioneggiavi con i paragoni Grillo – Travaglio ) avresti perlomeno l’obbligo di spiegare :
    – perche’ il benestante Cattelan qualsiasi cosa tocchi , sempre ARTE è (anche quando fa le ore piccole volteggiando al Madre )
    – perche’ giocare con l’Etica in ambito artistico con sentenze su un ruolo reso cosi’ Astratto dalle tue acrobazie verbali : “”” ed è giusto…perche’ un certo ruolo di artista… e (aime’) certi rituali iniziano a sapere di stantio “” . Rituali ,poi , cosi ontologicamente allusivi di “tradizione ” abusivamente presi a scrocco per infiorettare L’idolo della tua metafisica fatta in casa.

    Se continui di questo passo, caro mio Rossi la tua Aurea di eversore da poltrona andra’ presto a farsi benedire anche qui.

    Essu’ dai una ripassata ad Agamben e rileggi con attenzione il concetto di Contemporaneita’ che non significa scelta di nuove abitudini, peggiori di quelle che hai la pretesa di gettare nella spazzatura.

    • francamente non mi ritrovo molto nel ruolo di eversore e benchè meno in quello di travaglio e grillo. Sono tutte cose che sono negli occhi degli altri.

      Cattelan sviluppa un percorso specifico da inizio anni 90 (prima decade che io preferisco) e che continua coerentemente, e in linea con il presente, fino ad oggi. Oggi penso che sia un po’ fuori registro il suo “torno subito” anni 90, il suo sottrarsi sistematico per incapacità che forse non ci sono più. Ma credo che lui o chi per lui siano consapevoli di questo.

      Poi la questione del Madre (festa di catty con disco e tifosi del napoli) investe un “problema pubblico” che a Napoli è ancora più incidente. Vorrei ricordare la curatrice seminuda, sempre al Madre, che imbocca gli spettatori con babbà. Ma su questo c’è una bel confronto con Giacinto Di Pietrantonio:

      http://whitehouse.splinder.com/post/24384177/oltre-il-giardino-terza-puntata

      • certo Luca, comprendo che eversore non ti si addica pienamente , ma ti faccio notare che tu nel tuo blog in un dialogo con Roberto Ago non ti sottragga a questo, tuo , riconoscilo, ambitissimo ruolo (tanto è vero che a provocatoria domanda di Ago, tu un po ti schernisci (cosi come hai fatto oggi) e scegli lo stile Grillo. Ma non è questo il punto. Il punto centrale è che di fronte a meccanismi spiccatamente REFERZIALI ( e quelli di Cattelan lo sono dagli anni 90, bada , possono essere anche carini per la loro piacevole affabulazione di contorno) la tua “verve” di ribelle rimane paralizzata e di conseguenza compromette vistosamente, gli esiti , peraltro modesti delle tue proposte.
        Ago , nel suo articolo Uno Nessuno Centomila, fa dei paragoni azzardati tra Te e gli ebrei e a proposito di questi ultimi li ritiene , niente di meno, che inventori della MODERNITA’, come se la Modernita’ fosse un evento e non una conseguenza di pensiero formatosi in epoca ancora precedenti. Certo, tutto Fieno da mettere in stalla, ma Luca , un po’ di vigilanza sulla qualita’ dello stesso.

        aggiungo su Cattelan , un particolare che mi incuriosii molto , circa 11 anni fa lessi una rivista di Flash Art, se ricordo bene del 1999 (c ‘era una fotografia di De Dominicis intorno al celebre cerchio ), il numero 14 … bene.
        Ricordo una graduatoria dei primi cento artisti , scelti tra ben 62 addetti ai lavori (come piace dire a te, tra cui alcuni sardi) – Cattelan risulto’ il PRIMO ASSOLUTO (ognuno della giuria poteva fare 10 nomi) con 57 punti. il 92 % di preferenze . Cazzo mi sono detto : ma dove siamo ? in Bulgaria ? è mai possibile una simile quasi Unanimita’ ? dico persone di cultura, cosi ufficialmente indipendenti .e anche ferocemente Critiche.. non stiamo parlando di uno scassato paese dell’Africa … solo quattro dissidenti. Tanto per farti una idea , la seconda Classificata , la Beercroft prese 30 preferenze . Divario troppo abissale, c era qualcosa di funzionale era ovvio : i risultati non mancarono.

        Caro Luca, le persone si sono ritirate da un pezzo , cio’ che prevale sono sempre i meccanismi.

        Ti saluto caro, stammi bene.

  • hm

    – e va bene della Ferrari non si puo’ parlare male perche’ fa cifra –

    della ferrari non si può parlare male semplicemente perchè non si può, ferrari e lamborghini sono ancora semplicemente il top del top delle auto da corsa sportive nel mondo (non sono la fiat) .
    di cattelan invece si può sparlare alla grande perchè non è il top, rossi non lo fa essenzialmente perchè vuole il riconoscimento dalla stessa famiglia che ha riconosciuto cattelan (imo) . l’unica volta che lo ha fatto in compenso ha scritto quello che ha copiato da me, tipo ‘cattelan che torna subito ha stancato’
    ‘cattelan non tornare subito, sparisci’ etc

  • ginevradebenci

    non vedo cosa ci sia di strano nella dichiarazione di un artista che dice di volersi occupare di un progetto appena nato e dedicarvi tutte le sue energie, inoltre non capisco tutto questo accanimento contro cattelan, che ha detto una santa verità, io faccio due opere all’anno VOI gli date tutta questa visibilità mediatica, pubblico e giornalisti.
    la sua arte è eccentrica, lui è eccentrico, ma è uno dei pochi personaggi dell’arte contemporanea che non ha mai abbandonato la sua ricerca e il suo fare artistco, non è mai stato banale.
    poi se il pubblico bambino si stufa deli artisti come dei giocattoli non è certo colpa sua.

    • Signorina Ginevra,
      è vero che il presente articolo riguarda il presunto pensionamento del Sig.Cattelan Maurizio , ma il mio commento non era inerente alla di Lui persona;
      glielo assicuro ( le persone sono sempre sacre ,non altrettanto , si intende, i regimi di discorso che hanno pretese di rappresentarLi).
      L’oggetto delle mie attenzioni era ben altro , eccolo : – ennesimo inspiegabile florilegio del Guerrigliero Rossi verso la “merce Cattelan”.
      Mi spiace Signorina, ma tra la persona e la merce le differenze sono abissali.
      Ho l’obbligo , naturalmente, significarLe che dette attenzioni nascono in seguito alla Lettura di un articolo comparso recentemente sulle pagine di FlashArt On line intitolato “UNO NESSUNO CENTOMILA” a firma dell’Artista e Curatore Sig. Roberto Ago, di cui suggerisco la lettura del medesimo per alcuni suoi piani, spiccatamente bizzarri.

      La saluto Signorina.

      HM, eccerto che dietro il Brand (bada, il Brand) Ferrari riposa una meravigliosa storia di uomini straordinari ed una ancora piu’ attuale ed in-paragonabile realta’ di successi, oltremodo, inequivocabili e tangibili.
      Ho tirato in ballo il suo nome, per fini meramente strumentali nella sua accezione di Brand riconosciuto Universalmente rispetto al “””BRAND CATTELAN””” (mi pare , se non altro, che abbia un indiscusso valore di scambio) riconosciuto in un ambito piu’ ristretto.

      In entrambi c è un attenta cura del prodotto sia in termini di immagine che di matenimento e sviluppo di correlativo valore (è ovvio che poi, differiscono gli attori che rendono possibile cio’).

      scusa per il paragone. ciao HM.

      • hm

        sì ho capito caro lorenzomarras, ma il punto è che la qualità e la superiorità della ferrari è intangibile, la capiscono tutti dall’esperto al neofita all’esteta al vecchio al bambino alla casalingua di voghera, avrà anche dei superesperti di marketing dietro ma chi si compra una ferrari sa perfettamente che sta comprando il top . il mercato dell’arte è gonfiato e assolutamente non veritiero (almeno dagli anni 50 in poi) quindi chi si è comprato un cattelan sospetto lo abbia fatto fin dall’inizio coll’atteggiamento del ‘torno subito’ (ovvero lo compro sapendo che si gonfierà all’inverosimile)

  • Sarebbe l’ora che cattelan andasse in pensione assieme alle sue innocue e datate opere giocattolo che rispondono solo ad una logica di mercato. Occorre liberarci di queste ristrettezze mediocri della cultura dominante, che ci impone le solite vecchie provocazioni di cose affidate alle solite vecchie penne della casta italiana, che non fanno neppure più ridere i polli. Il gioco si è esaurito. Da destra a a sinistra, non si fa che parlare di quotazioni.. Le penne d’oro al servizio del potere economico sovrano, non fanno neppure più lo sforzo di documentarsi sui linguaggi, perpetuano falsità, informazioni ovvie non attinenti . Attendo con ansia il tempo dell’arte in cui l’artista saprà conquistare il cuore della collettività, che non sia solo merce per esofagi viventi. Il tempo in cui l’artista opererà guidato da un incentivo più alto di quello di oggi, che è appunto lo stomaco.

    • queste critiche arbitrarie non servono a nulla, quali sono le alternative? Cattelan no, ma chi “SI'”?

      Il lavoro di cattelan ha radici più profonde di quello che sembra, e parte dal 1990 e prima.

      • m.mattioli

        L’interrogativo di Luca resta ultimamente inevaso. Siamo tutti pronti a dire NO – su Sgarbi soprattutto -, ma c’è qualcuno che sa dire un sì? Se Sgarbi, NO, chi sì?

        • Caro Mattioli, io di sì ne ho in mente diversi..il problema è che sono anche un po’ stanco di lavorare gratis per curatori e critici apatici. Quindi ho deciso di aspettare le possibilità concrete di mettere in pratica questi “Sì” senza dichiararli. Su Venezia c’è un progetto con Fabio Cavallucci, e quì mi fermo.

        • Davide W. Pairone

          Mattioli, non capisco bene cosa c’entri Sgarbi ma se proprio lo chiede credo che la questione non vada posta in questo modo. Non va individuato un anti-Sgarbi, speculare ed opposto, semplicemente perché c’è già (Bonami) e personalmente non mi ritengo soddisfatto né dell’una né dell’altra opzione. Anzi, fondamentalmente questi due “segmenti” del sistema si sorreggono a vicenda, con tutto l’indotto che si portano dietro (cfr. Arthemisia che organizza per entrambi). Entrambi hanno esasperato il modello ABO (banalizzandolo) ma le loro ingombranti ed eccentriche personalità e i discutibili criteri scientifici di cui si fanno portatori non stabiliscono nessun paradigma accettabile per le nuove leve. I rispettivi “eredi” (mettiamo ad esempio Beatrice e Gioni) nascono con caratteristiche e backgrounds diversi ma tendono ad omologarsi a quei modelli perché in qualche modo vincenti, snaturandosi e svilendosi. Ma il malessere diffuso nel pubblico dell’arte rifiuta a mio parere proprio questa dicotomia. A partire proprio dagli artisti si sente la necessità di figure meno ingombranti ma allo stesso tempo di spessore: non curatori superstar ma critici solidi al servizio delle opere e dell’arte. In generale poi mi sembra palese la mancanza di solide basi scientifiche quantomeno sul modernismo senza il quale la contemporaneità è incomprensibile. Per questo motivo apprezzo il lavoro di Eccher, Barbero, Fergonzi, Gualdoni e poi fra i più giovani Arensi, Zanchetta, in parte Bruciati e Referza; mi sembrano persone in grado anche di fare un passo indietro rispetto alla luce dei riflettori senza perdere nulla in pragmatismo ed efficacia. In definitiva se cerchiamo un’alternativa a Sgarbi per conquistare anche la casalinga di Voghera non ne usciamo più e ci ritroviamo con panettoni e partenoni. Se invece cerchiamo di ripensare un modello critico e curatoriale ormai logoro le alternative ci sono eccome

          • A mio parere , per l’italia ma non solo, un punto centrale è giocato dal pubblico. A questo proposito invito al nuovo confronto con Di Pietrantonio su Whitehouse. Luca Beatrice e Sgarbi partecipano a quella definizioni di mostra, artista e arte a cui la maggior parte del pubblico fa riferimento. Senza rendersi conto che il reparto cornici dell’ikea, con i suoi quadri new pop e cheap, risulta molto più incidente nel leggere il nostro presente in riferimento alla storia. Formare il pubblico non significa educarlo a capire le mostre di arti visive, ma significa stimolare una certa coscienza e sensibilità che poi serve per tutto (protestare, votare, decidere nel quotidiano, ecc). Questo sarebbe già tanto. Personalmente preferisco Bonami a Sgarbi-Beatrice, e a tutti preferisco Gioni (penso alla puntuale attività della Trussardi-forse migliore esperienza espositiva in italia- e alla recente biennale di Gwanju). Poi è chiaro che tutti giocano al “curatore-autore-regista-artista”, ma si tratta dell’eredità dei tempi. Inoltre, nell’ultimo decennio, c’è stato una grande appiattimento degli artisti e dei loro linguaggi, quindi un autore-regista che rivitalizzi attori un po’ mediocri con film e storie interessanti, è pure necessario. Se guardiamo i giovani artisti italiani (perchè quelli mid career spariscono) sembrano tante declinazioni del medesimo percorso-atteggiamento. E se ti differenzi sei subito osteggiato.

        • Mattioli mi perdoni ma le faccio notare che il suo discorso del SI e del NO è fuorviante . Cosa significa ? mangi questa minestra o salti la finestra ?
          i poli non posso essere ridotti , discorsivamente, a Sgarbi e Cattelan perche’ questo è un vecchio trucco che attraverso un finto contradditorio ha l’evidente finalita’ di leggitimare entrambi all’esercizio della funzione che tutti adorano.

          Quando Sgarbi, dice, è certo che scegliero’ Cattelan e beercroft , non butta una cosa , cosi a caso (per regalarsi una battuta) ma prende atto che una apparente diversa forma di realta’ artistica è riconosciuta dal sistema di potere e che a questo Lui deve venire a compromessi, nonostante le sue deliziose simpatie per Balthus , Garcia, freud ecc ecc ecc .

          Ovviamente la merce Cattelan , che tutto è , meno uno sprovveduto fa la pipi nel suo territorio con una semplice dichiarazione, nota a tutti e che ha fatto tanto glamour..

          due facce della stessa medaglia.

      • Critiche arbitrarie, Luca, andiamoci piano … guarda ti dico cosa e ti prego non prenderla come scherzo : ti trovo assai piu’ interessante di Cattelan , si certo ti contraddico , metto in discussione le tue cosette ma al di la di questa , diciamo finta facciata, hai quella innegabile vocazione a fare PENSARE , molto piu’ dei CHarly non fa il surf cosi posturamente avvinazzati o dei bambini terribili appesi come giuda in quegli orribili vialoni di Milano.

        • A mio parere cattelan va letto pensando bene che è un artista che ha 50 anni. E che è emerso a inizio anni 90. Tu dici di preferire a Cattelan il Sig. Rossi. Nel 2011 questo può anche avere un senso, dopo un secolo ,come il 900, fondato su velocità e controllo (anche identitario).

          In ogni caso oggi permangono elementi insteressanti di cattelan: il fatto di far parlare e riflettere anche prima di vedere l’opera. Il fatto di creare una festa ma anche una polemica, un ‘opportunità di riflessione. Viviamo in un periodo, non diverso dai 90, dove c’è grande superficialità e distrazione; quella di cattelan è stata e rimane una buona strada, che a mio parere lui può sviluppare serenamente….sono molto più dubbioso su questa replica di permanent food…

  • Ricky Chi

    Cattelan (per me) è un communication designer, appena più spiritoso di un qualsiasi art director.
    Comunque per il caso specifico consiglio;
    http://www.pescare.com/Torrente/Cucina/tinsalata.htm

    • E allora? Chi è l’artista oggi? Quale ruolo deve avere l’artista? Siamo bombardati di narcisismo, egocentrismo, progetti, informazioni e “immagini creative”? La rappresentazione quindi è satura e in crisi. Cosa dovrebbe fare l’artista se non assumere un ruolo più laterale? Cattelan ha interpretato un laterale efficace negli anni 90, e oggi, in modo coerente sviluppa quel piglio. Se non motivate le vostre considerazioni passate solo per invidiosi e frustrati…

      • udo

        a sentirti pare sempre che gli epigoni e la naturale tendenza al conformismo dei mediocri siano solo della nostra epoca! suvvia!
        non è questione di lateralità, disquisizioni sul tema egocentrismo sì/egocentrismo no, progggetti, dibattiti e bla bla bla – ‘ste cose sono interessanti e magari servono pure, ma in definitiva stanno all’arte come i pesci alle biciclette!
        servono gli artisti!

    • me.giacomelli

      Ahhhh, finalmente è arrivato Ricky!

  • a. p.

    comunque il pesce è lui: guardate che faccia da spigola

  • paolo

    quante scemenze …. agamben è molto arrabiaten !

  • hm

    io quello che continuo a non capire di cattelan è come ha fatto a essere invitato alla gam di bologna dopo una mostra come torno subito, cioè fai torno subito (o meglio non fai niente manco ti presenti) e ti invitano ad esporre alla gam? c’è un anello mancante in mezzo che mi sfugge . anelli, buchi, cose così .

  • Cattelan e’ un artista, copiatore, provocatore, istrionico, burattino e burattinaio, ma e’ un grande artista, assolutamente geniale e come tutti gli artisti, ha fatto cose splendide e cose men che belle (ma anche quest’ultime quasi sempre “geniali”) … andra’ davvero in “pensione” ?.. puo’ darsi o magari e’ solo l’ultima performance/provocazione. Personalmente penso che continuera’ a fare i suoi due lavori l’anno … uno sara’ (e’ gia) “toilet paper” e l’altro … chissa’, magari, proprio la sua “andata in pensione”
    Sgarbi NO/ Sgarbi SI… il problema, caro mattioli, in realta’, non e’ dire SI a qualcheduno… ognuno di noi ha in mente uno o piu’ SI.. il problema e’ come far si’ che questi SI (scusa il bisticcio) contino e abbiano effetto… ma questo e’ un problema annoso, insolouto ed insolubile, per tornare da capo, Cattelan e’ certamente un vero artista… ma siamo certi che non ci sia nessun altro “cattelan” in giro meno capace o fortunato di lui nel sapersi far notare? Chi ce lo garantisce? La visibilita’, il successo, di un artista/curatore/critico (e per altro di qualsiasi professionista in qualsiasi settore) e’ fondamentalmente data dalla capacita’ di sapersi proporre e dal caso fortunato (trovarsi al momento giusto, nel posto giusto con la persona giusta), le “idee”, la “bravura”, la “genialita”, sono solo un “pre-requisito”, assolutamente indispensabile nel prosieguo della carriera, ma quasi del tutto inutile nella fase iniziale (anzi, in tale fase, qualche volta dannoso)

    • hm

      la parola geniale è decisamente troppo inflazionata nel 2011, oggi si definisce geniale anche un campione di peti infiammabili . chi fa la scoreggia che produce la fiammata più lunga è considerato un vero genio ultimamente .

      – La visibilita’, il successo, di un artista/curatore/critico (e per altro di qualsiasi professionista in qualsiasi settore) e’ fondamentalmente data dalla capacita’ di sapersi proporre e dal caso fortunato –

      sì in una società dove il merito non conta un cazzo in effetti è così, in ogni caso tra torno subito e l’invito alla mostra della gam l’anello mancante manca sempre . ti puoi proporre in 5000 casi diversi ma non si spiega lo stesso . (a meno che qualcuno non ti abbia raccomandato fin dall’inizio, claro) .

  • SAVINO MARSEGLIA

    Caro luca rossi, più che radici profonde nel lavoro di Cattelan, o lavori datati anni anni novanta, ci vedo, piuttosto, radici secche, ormai sterili del secolo scorso: una dilatazione ridontante innocua del linguaggio dadaista, ossia non quello dell’area antiartistica e rivoluzionaria , ma quello del linguaggio strutturato, piacevole, mondano, molto apprezzato dalla casta curatoriale italiota e dal sistema mercificatorio corrente. Questa sarebbe secondo te, l’estitica di oggi che dovrebbe cambiare la realtà? L’arte della seduzione, come menzogna che nasce a tavolino in funzione del potere mediatico, nelle sue più becere varianti, dalle situazioni mondane, soprattutto da quelle delle teste d’uovo e dei pesci di aprile. A tutto ciò possiamo solo stare in silenzio, in attesa di tempi migliori.

  • A mio parere cattelan va letto pensando bene che è un artista che ha 50 anni. E che è emerso a inizio anni 90.

    In ogni caso oggi permangono elementi insteressanti di cattelan: il fatto di far parlare e riflettere anche prima di vedere l’opera (oltre che durante e dopo) . Il fatto di creare una festa ma anche una polemica, un ‘opportunità di riflessione. Immagini significative che ,comunque, si imprimono come la luce troppo forte sulla retina. E’ chiaro che non possiamo prescindere dal fatto che Cattelan sia emerso nel 1990…ma secondo me si è rinnovato coerentemente ed efficacemente , più di altri artisti della sua generazione.

    Magari fosse veramente un pubblicitario impostore!….forse è questo un buon ruolo per l’artista a cavallo del millennio….

    Viviamo in un periodo (non diverso dai 90) dove c’è grande superficialità e distrazione; quella di cattelan è stata e rimane una buona strada, che a mio parere lui può sviluppare serenamente….sono molto più dubbioso su questa replica di permanent food…

    • Bene Luca, ti prendo in parola proviamo a fare un tentativo di lettura di una qualsiasi opera di CATTELAN oppure , se Vuoi, una serie di opere degli anni 90 in cui si possa aprire una discussione che stabilisca dei nessi di appartenza con quegli anni. Ci sporchiamo cosi le mani , orfani di pregiudizio , e vediamo di fissare possibili ” meriti” che non riusciamo ( forse per cattiva volonta’) a cogliere.

      A te la parola, scegli le opere e scrivi il tuo pensiero . Cosi tutti noi , potremo forse constatare cio’ che non abbiamo compreso del genio.

  • hm

    -francamente non mi ritrovo molto nel ruolo di eversore e benchè meno in quello di travaglio e grillo. Sono tutte cose che sono negli occhi degli altri.-

    strano caro lucarossi perchè è proprio quello che viene scritto nell’articolo su flashartonline che parla di te . ti faccio qualche copiaincolla perchè fingi di non sapere a quanto pare, sei infatti paragonato al ‘grande sovversivo’ travaglio :

    -Qualche breve riflessione su Luca Rossi — che ormai tutti conoscete — e il cosiddetto “pensiero divergente”, stiletto concettuale da lui impugnato nella guerriglia intrapresa sul blog Whitehouse ma anche su Flash Art ed Exibart. –

    guerriglia?

    -Si prenda ad esempio di ciò l’ottimo Marco Travaglio nei confronti dei governanti che da anni imperversano e, nell’ambito che propriamente ci compete, Luca Rossi versus il nostro disastrato sistema dell’arte-

    travaglio è il principe dei leccaculo fino a prova contraria

    – Nel suo bel libro Modernità e ambivalenza, per esempio, Zygmunt Bauman traccia una breve storia degli intellettuali ebrei che a cavallo tra Otto e Novecento inventarono nientemeno che la Modernità –

    l’ambivalenza di restare anonimi e agire nell’ombra?

    -Luca Rossi sta operando esattamente come i grandi ebrei di cui sopra, e fa impressione vedere in quanti non siano disposti a riconoscerlo-

    oddio questa non riesco nemmeno a commentarla, qualcuno intervenga, cioè luchetto a me piace leggere il tuo blog e ti voglio tanto bene però sei troppo troppo troppo colluso con ciò che fingi di criticare alla radice capisci? non sei credibile fino in fondo ad agire così mi spiace . scusa ma poi fingi che ago non sia parte dei lucarossi? dai siete tutti amichetti ammettilo, tu ago morsiani hamlinbaldini cavallucci etc etc

  • hm

    – travaglio è il principe dei leccaculo fino a prova contraria –

    se volete informazione libera cercate paolo barnard, travaglio è veramente colluso come pochi al suo partitiello preferito, patetico . poi uno può anche fare il colluso tutta la vita np ma almeno che si sappia e non si vesta da sovversivo, non vedo perchè dovrebbe recitare nascondersi scappare tornare subito e cose del genere . chi recita deve fare l’attore non l’artista visivo o lo pseudoscultore .

  • HM
    ti stai contraddicendo da solo…l’articolo a cui fai riferimento lo ha scritto Roberto Ago….lui mi paragona a grillo-travaglio…io non ho mai fatto questo paragone…

    • hm

      sì luchetto ma lo sai bene che i luchi rossi sono tanti, quindi non mi sono contraddetto .

  • Bene Luca, ti prendo in parola proviamo a fare un tentativo di lettura di una qualsiasi opera di CATTELAN oppure , se Vuoi, una serie di opere degli anni 90 in cui si possa aprire una discussione che stabilisca dei nessi di appartenza con quegli anni. Ci sporchiamo cosi le mani , orfani di pregiudizio , e vediamo di fissare possibili ” meriti” che non riusciamo ( forse per cattiva volonta’) a cogliere.
    A te la parola, scegli le opere e scrivi il tuo pensiero . Cosi tutti noi , potremo forse constatare cio’ che non abbiamo compreso del genio.

    Genio, non so cosa voglia dire. Comunque.

    Negli anni 90, in campo artistico, come in campo politico assistiamo all’affermarsi di diversi individualismi artistici che vanno a saturare definitivamente le propaggini dell’arte pop. Cattelan è uno di questi. La persona qualunque che non ha studiato mette sul piedistallo questa inadeguatezza; altre volte propone soluzioni pungenti, immagini significative (ironiche ma anche amare). Il memoriale delle partite perse dall’inghilterra a londra, la denuncia di un opera d’arte invisibile, la stella delle brigate rosse che diventa cometa con un semplice intervento sul giornale, la dinamo secession dove alcuni custodi, quando arriva pubblico, pedalano per dare luce allo spazio; la mostra fatta di sempre nuovi vuoti. La maschera di Picasso che accoglie il pubblico al moma come walt disney. Spettacolarizza una certa temperatura fallimentare. Il giullare di corte italiano; impersonifica una certa italianità (operaia) ma che si rifà con la furbizia (lavorare è un brutto mestiere, affitta uno spazio ad una marca di profumi alla biennale di venezia…l’arte non è sempre una forma di pubblicità? di Politica?)….ma anche il fachiro sotto terra sempre alla biennale…con le mani giunte (immagine) ma anche sottile tortura per spettatori voyeur….spesso è anche l’elio e le storie tese dell’arte…non a caso ha mandato elio a ritirare il premio alla carriera… non so che altro dire…bacioni

    • Genio in senso simpatico, giusto per fare omaggio a quella leggerezza cosi tanto invocata dai fedeli del nostro Cattelan. Bene sono andato , Luca ?
      D’accordo, ora parliamo di cose serie. Dunque se ho compreso il tuo scritto, caro Luca, le attenzioni dell’artista sono rivolte non tanto alla condizione esistenziale dell’uomo qualunque quanto , semmai al suo immaginario, di cui tu, hai tracciato, un carattere di inadeguatezza , presumo rispetto a cio in cui è afferrato ( il mondo nella accezione di Totalita’, insomma la rappresentazione di una deriva).
      A questo punto, L’immaginario , diventa per cosi’ dire, la miniera a cui attingere la materia prima-radice affinche’ l’opera riceva il suo nutrimento ( altri, con inpertinenza la nominerebbero pretesto o giustificazione).
      A conti fatti, ci troveremmo di fronte non tanto ad un autorialita’ che Illumina , i prossimi, quanto una che ne fa oggetto (Luca , a volte bisogna prendere a prestito il cinismo dal diavolo). Faccio queste osservazioni, perche’ , ad esempio, potrei tranquillamente significarti,, che se l’opera in se ha ,per statuto, un destinatario che accoglie… io potrei raggiungere la conoscenza degli stessi risultati, leggendo ad esempio un saggio di Foucault e attraverso concetti come, “Biopotere” oppure “forme di vita” rendermi perfettamente conto non solo di questo IMMAGINARIO , prigioniero di vissuta inadeguatezza ma anche e, sopratutto, dei meccanismi origine, degli stessi.
      Certo, opere come Zeta di Zorro, i Musicanti di Brema, il papa colpito dalla Meteorite, Charly non fa il surf ( citazione risaputa di una frase pronunciata dal Generale del Battaglione Aviotrasportato, alla recluta che rifiutava di preparargli la Tavola, perche’ erano sotto il fuoco dei Vietcong – film Apocalipse Now) , dai molteplicissimi significati, fanno sorridere ed anche riflettere ma non portano , con se, quei virus atti a sconvolgere e ridestare le menti . TUTTE le menti e non solo quelle del giardinetto degli eletti, che si deliziano della loro presenza.
      E’ un opera , quella di Cattelan , che non offende e non fa paura a nessuno gia’ nei suoi preliminari destinata a finire nei musei, suo luogo naturale … cosi’ come L’uomo Cristo destinato a finire nelle Chiese : un destino di Neutralita’ .

      Non trovi che tutto cio’, sia oltremodo indizio di una profonda IN-POTENZA , lUCA ?

      • Davide W. Pairone

        gentile Marras, provo a risponderle io; credo che il nodo di ogni discussione su Cattelan si possa individuare nel fatto che ci si aspetterebbe, da un “nipotino di Duchamp”, la stessa carica corrosiva e lo stesso sovvertimento dei codici proprio delle avanguardie storiche. Eppure mai ho sentito Cattelan rivendicare un tale atteggiamento demistificatorio, rivoluzionario o sconvolgente. D’altra parte tale proposito, il ridestare le menti, il fare paura, non è caratteristica deontologica del fare arte, non lo è mai stato se non nelle brevi parentesi delle avanguardie. Al contrario l’arte mi pare sia stata spesso rassicurante e connivente con il potere, anche quando dall’interno dei meccanismi di committenza ha lentamente eroso il gusto corrente per sostituirlo o riformarlo.
        Eppure proprio questa richiesta impropria di un Cattelan salvifico per le coscienze rende la misura di quanto la sua opera sia penetrata nell’immaginario collettivo (perché ha dato al mondo della comunicazione almeno quanto ha prelevato, in uno scambio reciproco e osmotico).
        Non sono un “fedele” di Cattelan tuttavia non capisco perché a lui si chieda un ruolo messianico che non ha mai asserito di avere. Il suo rapporto con la società e la cultura contemporanea non si configura come ingenua opposizione ma come reciproca seduzione. Di fatto una manciata di capolavori ed alcune opere molto meno riuscite (così come i recenti atteggiamenti pseudo-divistici) rispondono egregiamente alla bisogna. Per quanto mi riguarda quindi non si tratta né di genio né di furbacchione, secondo me è un ottimo artigiano del concettuale-pop con vette di grande ispirazione e abissi di vuoto mentale, caratteristica di ogni artista che non lavori con la manualità e che quindi non possa rifugiarsi nella perizia tecnica

        • Pairone Lei mi fa sorridere perche’, ritenere le Avanguardi Storiche portatrici di un progetto di corrosione e sovversione di codici, fu piu’ una idea di Stato di Polizia che di Storici dell’Arte. Certo, questi non esitarono , con entusiasmo, a farla propria e, di conseguenza, divulgarla come tale;
          peccato che non dimostrarono il medesimo zelo, allorche’ le stesse Avanguardie , cosi’ definite, vennero meno. Non si presero la briga di spiegare i motivi del come ed in che cosa , le stesse si dissolsero.
          Alla luce di cio’, trovo spiegabile la mancata rivendicazione di simile atteggiamento , da parte del Cattelan , dal momento che le Avanguardie non aprirono una nuova epoca ma ne chiusero quella vecchia, essendo a questa legate da una relazione di assoluta NEGAZIONE (Cattelan, trova una storia, gia’ compiuta).
          Non accosterei l’esperienza di Duchamp come origine di cio’ che si affermo’ in seguito (tra cui il gia’ citato) perche’ , a differenza delle Avanguardie , con egli, avviene une vera ed autentica cesura rispetto al modo di porsi verso l’opera , svincolata per la prima volta sia ad un “fare” sia alla sua “destinazione” .
          L’opera , diventa per la prima volta, figlia del pensiero ,con tutte le conseguenze che un approccio di questo genere significo’ per le generazioni successive (mi viene in mente Beuys) e spero anche per la nostra. Bene.
          Pairone, io non ho nessuna pretesa che il Sig. Cattelan sia ne’ Missionario ne’ ribelle o che la sua prassi sia rieducativa ; se Lei ha letto i miei precedenti commenti, si sara’ accorto che spesso uso la locuzione “merce CATTELAN” che non significa contestare al medesimo alcunche’, ma significa distinguere , separare, quella parte che è PERCEZIONE COLLETIVA da quello che è la sua persona in carne ed ossa.
          Uso appunto, la locuzione “MERCE”, perche’ la stessa intesa non in termini di banali rapporti di scambio, è un vettore di Umanita’, ovvero produce Umanita’.

          Alla luce di cio’, badi Pairone, detta PERCEZIONE, è ovviamente mediata e resa possibile da adeguate pratiche di DISCORSO .
          Sono appunto queste che suscitano il mio interesse ; se ha letto i commenti che ho scritto in esordio , si sara’ reso conto che in realta’ l’argomento CATTELAN veniva semplicemente preso a pretesto per mettere in discussione alcuni aspetti del ruolo di Luca Rossi che io, nei suoi contenuti, Approvo ( sono d’accordo su diverse linee non solo del suo pensiero ma anche dell’operare , in particolare quello riguardante la Sovraproduzione di modelli sfacciatamente Obsoleti) ma che in diverse occasioni, ho dovuto constatare delle singolari IN-COERENZE , non gravi ovviamente, divertenti ecco.

          Tanto gli dovevo, Pairone e con l’occasione la saluto cordialmente.

          • Davide W. Pairone

            chiedo scusa Marras ma trovo un’evidente contraddizione fra “ritenere le Avanguardi Storiche portatrici di un progetto di corrosione e sovversione di codici, fu piu’ una idea di Stato di Polizia che di Storici dell’Arte” E “le Avanguardie non aprirono una nuova epoca ma ne chiusero quella vecchia, essendo a questa legate da una relazione di assoluta NEGAZIONE ”

            o è l’una o è l’altra, tertium non datur. Io comunque mi sono semplicemente riferito alla presunta IN-POTENZA di Cattelan che per me non è tale, perlomeno non risulta dalla cause che lei espone (“fanno sorridere ed anche riflettere ma non portano , con se, quei virus atti a sconvolgere e ridestare le menti”). Penso invece che Cattelan ed altri rinuncino coscientemente all’uso di linguaggi eversivi proprio a causa della consapevolezza storica: le avanguardie si dissolsero perché presupponevano una concezione ingenua del potere e delle strutture della società che invece dimostrarono di poter assorbire la contestazione uscendone fortificate. Cattelan invece sembra proprio aver fatto sua la lezione di Foucault sulla bio-politica e sulla disseminazione dei fuochi di potere. Un solo esempio: la Nona Ora che è insieme dileggio, iconoclastia ma anche empatia, addirittura quasi celebrazione di un martirio. Cattelan mi sembra(va) portatore di uno “sguardo molteplice” sulle strutture socio-culturali che non poteva essere esercitato dalle avanguardie. Che ne pensa?

      • hm

        secondo me caro lorenzomarras la questione non è tanto offendere o far paura, quanto piuttosto notare che in ogni opera di cattelan si avverte come un macigno il ‘potevo farlo anch’io’ che porta sia la casalingua di voghera che il dotto intellettuale (non asservito al sistema e desideroso di fare carriera) a pensare che si trova davanti a una stronzata . quindi alla fine è tutta estetica relazionale, essere al posto giusto, leccare il culo giusto etc ma di arte c’è pochissimo . almeno in cattelan . il fatto è che gli stessi elio e le storie tese hanno capacità tecniche non indifferenti e una perizia di linguaggio sconosciuta al cattelan che scappa via tornando subito .

        • No Pairone, nessuna contraddizione ho fatto menzione delle A.S. perche’ mi ha fatto sorridere l’accostamento con Cattelan ( quel ci si aspetta da un nipotino di Duchamp la stessa carica corrosiva delle Avanguardie storiche , mi ha fatto sorridere e fare una digressione sulle stesse).
          Peraltro assai interessante il modo con cui Lei Pairone mi stimola alla conversazione.
          Non ho molto tempo , ora, purtroppo per risponderle sul resto ma cerchero’ di farlo.
          La saluto Pairone, buona giornata.

          • Bene carissimo Pairone , credo sia arrivato il momento di assolvere l’impegno che mi ero preso verso Lei , in merito al completamento del discorso.

            Segnatamente, per quanto concerne la contraddizione che Lei ha riscontrato nel mio scritto, non ci sono divisioni del discorso, ovvero quella parte finale (le avanguardie non aprirono un epoca ma la chiusero) è un completamento nonche’ una delucidazione dell’inizio; e gli spiego il perche’ .
            Quando ho scritto : “”fu piu’ una idea di Polizia”” ammettevo , implicitamente, che questa fosse non tanto falsa, quanto errata per la sua esplicita caratterizzazione di puro ed immediato spirito di pregiudizio tipico di tutte le polizie verso nuovi fenomeni di, chiamiamolo pensiero “divergente” va.
            Questo dato , colto nella sua fatticita’, non poteva non venire preso in considerazione dagli Storici (che a norma entrano in azione, sempre a posteriori) e tratteggiare la fisionomia concettuale della Avanguardia , come sovversiva nonche’ corrosiva di abitudini codificate nell’epoca ; le ricordo che quegli uomini che rappresentano , quelle Avanguardie, sono uomini dell’800 che si rivolgono a masse di uomini, altrettanto dell’800 e questo, sia detto riguardo e, a quella cultura e, alle strutture sociali ed economiche vigenti (l’organizzazione del lavoro ad esempio , risulta essere un singolare aspetto caratterizzante detta epoca). Non è rilevante, poi, il fatto che si parli degli anni dieci del 900 perche’ l’800 fa sentire ancora i suoi effetti.
            A questo punto , L’avanguardia, o meglio cio’ che la contraddistingue é in essenza il suo rapporto dialettico verso la “tradizione” , e questo rapporto è altresi’ reso esplicito da una aperta negazione di questa attraverso “parole d’ordine” come ad esempio :
            – TRASFORMARE IL MONDO – CAMBIARE LA VITA – CREARE DELLE SITUAZIONI (dietro questi, enunciati, stanno loro)
            il bersaglio è la TRADIZIONE e le sue PRATICHE . Il destinatario di dette parole è la MASSA di quegli uomini (dell’epoca) .
            Se vogliamo fare esercizio di cinismo, possiamo tranquillamente affermare che chi , effettivamente , attuo’ quel progetto di TRASFORMAZIONE del mondo non furono affatto le Avanguardie , ma il dominio mercantile che in quegli anni andava sempre piu’ allargando le sue sfere verso tutti i campi del vivere (dopo il secondo conflitto mondiale, dilago’ sotto forme , ancora piu’ pervasive).
            Quelle parole d’ordine , furono assorbite all’interno di quel fenomeno, non seppero ne’ darsi un territorio , ne ‘ tanto meno una prassi , figuariamoci se potevano contaminare una massa di uomini che aveva ben altre priorita’.

            Quando scrivo, si dissolsero, intendo dire che questo avveni’ nella totalita’ dei rapporti sociali : ovvero quegli UOMINI (di Avanguardia) rientrarono nel quotidiano di Tutti (si dice essere riconquistati dal mondo) e proseguirono nei loro affari personali. (molti di loro , furono poi protagonisti di quello strano periodo che sempre gli storici, si affrettarono a disegnare come RITORNO ALL’ORDINE (mai definizione, fu piu’ sgangherata per la sua vergognosa compromissorieta’.

            Ecco perche’, Pairone, gli ho scritto : le A.S. chiusero un Epoca non l’aprirono. Qualcuno disse:” si comportarono come Mose’ , portatore del messaggio ma non degno di entrare nella terra promessa”.

            Non c è nessuna continuita’ , sostanziale, continuita’ storica perche’ si assiste solo ad un uso concettuale dei Miti dell’Avanguardia (non aggiungo altro perche’ altrimenti apriamo altre porte).

            Sulla questione IN-POTENZA inerente il caso CATTELAN , è la domanda che io ho posto a Luca Rossi (che lei ha ripreso) riguardante il fatto che il medesimo nella esplicitazione dei suoi molteplici linguaggi , tragga alimento da quelli che sono le PERCEZIONI COLLETTIVE (L’IMMAGINARIO cita Rossi). Cattelan è un attento conoscitore nonche’ intenditore di Immaginari e, Pairone, forse non mi sono spiegato nei dovuti modi ma qui glielo Ribadisco Non sono OGGETTO di stupida eventuale mia personaale Condanna. ho scritto : detti immaginari convertiti in opere non contaminano, non offendono nessuno , INTENDENDO non aprono le coscienze al mondo .
            Sono cose, vero, curiose …divertenti… carine (cosa crede anche al sottoscritto piacciono ) ma non fanno MONDO, lo evocano, lo suggeriscono ..ma niente altro (sono solo Funzionali ad altre finalita’, che naturalmente riguardano pochi con ben altri sensi). Escludo che il medesimo possa avere fatto suo il pensiero di Foucault che oltre, ad essere difficilmente accessibile (purtroppo) è oltremodo pericoloso se fosse di dominio collettivo. Lei Pairone, cade , senza peraltro rendersi conto nella stessa ingiustificata Euforia di coloro che usarono il personaggio Beuys (i suoi attributi esteriori intendo come, il caratteristico Cappello e giubetto) come occasione di passerella in manifestazioni di schietto defile’ di moda. Badi e la prego, non interpreti questo come un offesa, perche’ ho sincera simpatia per la sua persona.
            Debbo confessarLe, che l’opera di Maurizio, la nona ora , E’ SPLENDIDA .. lo so lo so mi dira’ Lei Marras si contraddice, ma solo in apparenza.
            E’ vero, la trovo molto bella perche’ mi ha sempre fatto venire in mente un DIO Bambino che dall’Universo gioca con l’umanita’ che ha creato ; ecco un Dio bambino che con la sua fionda abbatte il giocattolo che ha tradito le sue , infantili, aspettative. Guardi, mi capito’ anche a me, una cosa del genere.. mi regalarono i genitori uno di quei pulmini verniciati con quei colori da carrozzieri… c era dipinto anche la figura dell’autista, ebbene ero convinto che all’interno del pulmino lo avrei trovato come statuino (si al pari dei soldatiti)
            ebbi un atroce delusione nello scoprire che dentro c era solo latta , lo gettai con rabbia ( fu provvidenziale, da quel giorno non mi fidai piu’ degli adulti).

            La saluto caramente Pairone, buona giornata.

  • @hm, anche se non avrei tanta voglia di risponderti dato che ti includo nella categoria degli “spammatori di professione”, ti rispondo:
    cito la tua :
    “sì in una società dove il merito non conta un c….o in effetti è così, in ogni caso tra torno subito e l’invito alla mostra della gam l’anello mancante manca sempre . ti puoi proporre in 5000 casi diversi ma non si spiega lo stesso . (a meno che qualcuno non ti abbia raccomandato fin dall’inizio, claro) ”
    Primo la mia si chiude con :
    ” le “idee”, la “bravura”, la “genialita”, sono solo un “pre-requisito”, assolutamente indispensabile nel prosieguo della carriera, ma quasi del tutto inutile nella fase iniziale (anzi, in tale fase, qualche volta dannoso) ”
    e’ quindi evidente che intendo appunto dire che ALL’INIZIO DELLA CARRIERA LA FORTUNA E’ INDISPENSABILE, mentre idee, bravura, genialita’ e, aggiungo ancora, una ferrea volonta’ ed un notevole spirito di sacrificio e di capacita’ di lavorare duramente, sono dei PRE-REQUISITI, e, se uno non li ha, fara’ comunque poca strada.
    Secondo :
    No, caro hm, il problema vero e’ che di “artisti” attivi, solo in Italia, ce n’e’ qualche centinaio di migliaia e in tutto il mondo qualche milione . Ma anche ai tempi in cui gli artisti erano “artigiani” specializzati e crescevano e si formavano “a bottega” la “fortuna”, (il trovarfe il “maestro” giusto che ti accogliesse, ti facesse crescere e ti desse spazio e poi il “mecenate” importante che ti commissionasse i lavori e te li comprasse) era comunque fondamentale. Certo, forse allora, essendo l’arte basata fondalmentamente sulla “perizia tecnica” ed essendoci una “concorrenza” infinitamente meno numerosa, c’erano molte possibilita’ in piu’.
    L’arte contemporanea e ,’ sostanzialmente, tutta figlia di Marcel Duchamp, si basa piu’ sul “concetto”, sull’idea, che non sulla perizia tecnica e virtualmente chiunque puo’ essere (o, forse meglio, e’) un artista, la conseguenza diretta (ma, sia chiaro, assolutamente naturale e, per certi versi anche benefica) e’ stata l’enorme proliferazione degli “artisti”, in particolare nel campo delle arti visuali e allora, se prima ci volevano braura e fortuna in pari misura, oggi occorre essere, innanzi tutto, bravi, geniali, intelligenti, tenaci, lavoratori e poi, per aver successo, occorre solo aver fortuna e “sbattersi” dannatamente per “trovarla” e poi ancora per mantenrla e non fala cambiare !

    • hm

      beh se mi consideri uno spammatore di professione allora non ti sforzare nemmeno a rispondermi, mantieni un minimo di coerenza non fare il quaquaraqua .

  • @hm. ti ho risposto solo per ancor meglio precisare quanto precedentemente detto e, soprattutto, per confutare la solita (tua e di molti altri) tiritera del ” in una società dove il merito non conta un c….o”.
    @luca rossi: fai un elencazione-descrizione di opere di Cattelan… ma dove e’ la “critica”, dire che c’e’ una “certa italianita’ (operaia)” (….e perche’ poi operaia? Forse perche’ Cattelan non viene da una delle tante, praticamente inutili, Accademie???) non mi pare sia un analisi “critica” dei lavori.
    dici : “La persona qualunque che non ha studiato mette sul piedistallo questa inadeguatezza”…

    • hm

      non hai capito .
      non ho scritto che cattelan non abbia nessun merito, solo che non ho capito il motivo per cui è stato invitato subito alla gam di bologna a fronte di una stronzata come ‘torno subito’ . è un po’ come se elio fosse stato invitato al festival di sanremo dopo aver scritto ‘cara ti amo’ ma nemmeno guarda perchè elio ne aveva già scritte un bel po’ di stronzate . sono d’accordo come è stato scritto in precedenza che cattelan sia l’elio e le storie tese dell’arte contemporanea . anche il robbie williams in crisi depressiva volendo . dal mio punto di vista una sciacquetta . ma senza dubbio un artista che ha avuto anche dei meriti . (a parte l’essere tornato subito, galleristi appesi, rubare opere da gallerie altrui e affiittare spazi a stand di profumi mi sfuggono tutti sorry) . la linea di continuità di cattelan sono proprio le stronzate demenziali, la roba seria stona in mezzo ad esse ed è per questo che elio e le storie tese è il paragone migliore .
      inoltre la frase della mancanza di merito era un’osservazione alla tua frase :
      – La visibilita’, il successo, di un artista/curatore/critico (e per altro di qualsiasi professionista in qualsiasi settore) e’ fondamentalmente data dalla capacita’ di sapersi proporre e dal caso fortunato –
      quindi alla tua frase ho risposto -sì in una società dove il merito non conta un cazzo in effetti è così – ma sei tu che hai scritto che il successo deriva dalla capacità di sapersi proporre e dalla fortuna, se pensi questo di un professionista di un qualsiasi settore allora vivi in un mondo dove il merito non conta un cazzo, ti ho solo aperto gli occhi SU QUELLO CHE PENSI TU . svegliati .

  • ..sempre @ luca rossi ,dici : “La persona qualunque che non ha studiato mette sul piedistallo questa inadeguatezza” .. forse non te lo hanno spiegato a scuola, ma l’arte non e’ prodotta per una “classe di eletti di alta formazione scolare” ma per TUTTI, e quindi, apunto (anzi, magari sopratutto, come del resto e’ sempre stato sin dalla notte dei tempi) per le persone qualunque.
    Mi piacerebbe davvero, a questo punto, connoscere la tua opinione su molti artisti, di diverse tendenze ed estrazione, come Damien Hirst, Jeff Koons, ma anche su Martin Kippenberger, Joseph Beuys, Jannis Kounelis, e andando indietro su Piero Manzoni, Gino De Dominicis e, perche’ no? Marcel Duchamp. (..tra l’altro, mi pare, nessuno di loro ha mai frequentato un accademia)

  • non è questione di accademia si o no, Cattelan ha sicuramente rappresentato un sentire anni 90, che oggi viene declinato coerentemente. LUI era con la terza media e disoccupato, non ho scritto che si rivolge alle persone qualunque…manco leggete quello che scrivo…..
    Devo fare un saggio su cattelan? Ho elencato alcune opere e ho motivato la sua rilevanza. Si tratta certamente di un artista postduchampiano e assimilabile al periodo new pop post anni 90, post caduta del muro di berlino……poi ,come al solito, è rilevante che siamo quì a parlarne…. :) solite cose….

  • @hm, mi ripeto : ” oggi occorre essere, innanzi tutto, bravi, geniali, intelligenti, tenaci, lavoratori e poi, per aver successo, occorre solo aver fortuna e “sbattersi” dannatamente per “trovarla” e poi ancora per mantenrla e non fala cambiare”
    e quindi non e’ che viviamo in un mondo dove il “merito” non conta, ma viviamo in un modo dove di “meritevoli” ce ne sono milioni ed e’ molto difficile farsi notare! Disperante? No, o per lo meno solo per chi pensa che, se non si ha “successo” o “notorieta’” (nel senso che si da’ comunemente a questi termini) non si conti nulla, non valga la pena continuare la propria ricerca/professione.
    Sei tu che ti dovresti svegliare!
    Esistono, per fortuna. milioni di persone che non la pensano cosi’, che credono in se stessi ed in quel che fanno a prescindere dal “successo”, “notorieta’” “visibilita’”, “ricchezza” che questo possa dar loro.. e per fortuna sono sempre esistiti… alcuni di essi sono, oggi, considerati “grandi maestri” , peccato che, in vita (o nel loro miglior momento produttivo) fossero considerati dei “buffoni”, dei “visionari”, degli “illusi”.
    Il merito, ripeto, e’ un pre-requisito, (se non hai merito non farai mai nulla di buono) ma non ha mai garantito, in nessuna epoca ed in nessun contesto “il successo”

    • hm

      ok ora sei stato più chiaro, in ogni caso sappi che sei tu ad aver parlato per tutte le categorie professionali, almeno sappi quello che scrivi . la tua frase te l’ho riportata rileggitela . sei anche tu il primo ad aver parlato di SUCCESSO tra le altre cose, penso che associare il successo alla visibilità come fai tu inoltre sia riduttivo (in ogni caso il successo nell’arte non è paragonabile al successo per esempio di un medico, un medico bravo di successo da cui decidi di operarti si nomina di bocca in bocca non va in tv a farsi intervistare dalla ventura tipo veronesi, che ti bomba di ogm chemioterapici e centrali nucleari ed è convinto che a provocare il cancro non siano le polveri sottili delle automobili ma le tossine contenute nella polenta) io mi sono solo chiesto il motivo per cui cattelan sia stato invitato alla gam dopo aver scritto su una porta che tornava subito . svegliati al cubo . me ne fotto il cazzo del successo, l’importante è fare quello in cui si crede e basta, e farlo bene . ovvio che se ti invitano nella galleria d’arte moderna di bologna dopo che hai appeso un biglietto alla porta dicendo che torni subito ti si spalancano anche tutte le porte delle altre gallerie italiane come niente, ma posso chiedermelo senza che mi stressi? per me torno subito rimane una puttanata colossale e quindi continuo a non capire il nesso con l’invito alla gam, fine . senza quell’invito immagino che cattelan non si sarebbe permesso di appendere un gallerista al muro e continuare le boutade (termine politi cally correct, preferisco stronzate ma l’ho scritto troppe volte in questo periodo) .

  • Ricky Chi

    E’ una perfetta operazione di marketing l’intervista apparsa il primo di Aprile sulle pagine di la Repubblica o no?
    Si pubblicizzano una rivista ed una mostra in quella intervista o no?
    Il valore delle opere che verranno esposte a NY aumenterà, dopo la notizia che non ve ne saranno altre, o no?
    La rivista probabilmente aumenterà la tiratura, i contatti al sito (dove si reclamizzano una rivista di moda ed un cantante) o no?
    Le opere di Maurizio Cattelan raccontano e prefigurano scenari futuri possibili o dichiarano il presente? (il dito medio alzato è stato posizionato davanti alla borsa valori ben dopo l’inizio della crisi economica globale)

    Maurizio Catellan, a mio parere, è un bravissimo esperto di comunicazione. Molto ironico e abile nel progettare immagini tridimensionali di semplice comprensione.
    Esattamente come lo era Armando Testa.
    Entrambi, tutto meno che impostori, intelligenti venditori.

  • @luca rossi, scusa, avevo frainteso la tua frase “La persona qualunque che non ha studiato mette sul piedistallo questa inadeguatezza;” (..che, permettimi pero’, non brilla certo per chiarezza!!!)
    Che Cattelan sia un artista “post-duchampiano” e’ chiaro… ma chi di noi, oggi non e’ un artista “post-duchampiano”?… e’ possibile non esserlo?
    Quanto ad assimilarlo al “new-pop post anni 90” non sarei tanto d’accordo, mi pare che nel suo lavoro, a parte alcuni aspetti assolutamente esteriori ci sia proprio poco di “new-pop”. e quella che tu chiami (mi pare con un certo disprezzo) “certa italianita’ “(l’operaia lo tralascio ma mi piacerebbe che me lo spiegassi) sospetto proprio che sia una delle chiavi del suo successo e certamente non solo in Italia. … per il resto ti do ragione : siamo qui a parlarne e questo rende la cosa rilevante ;-)

  • hm

    invece secondo me il parlarne non rende la cosa rilevante, il ‘bene male purchè se ne parli’ è un concetto giurassico, già ampiamente confutato .
    basta dare un’occhiata su youtube al video ‘justin bieber – baby’ . si sta avvicinando alle 505.000.000 visualizzazioni, qualcosa di anormale penso che sia il video musicale più visto in assoluto sulla terra . ma andate un attimo a leggere anche quello che gli scrivono e ai voti generali sul pezzo, c’è gente che invece che fare un videogioco dove annienta alieni si passa 10 minuti della giornata a insultarlo, è una specie di antistress come quando vai al cesso a leggere gioia, justin bieber in realtà è un videogioco . per me commentare cattelan ha lo stesso valore che commentare justin bieber (in scala molto ridotta ovviamente visto il numero di visite) .

  • ecco..”chi di noi”…..Noi chi? Il pubblico del contemporaneo in italia, ma anche chi legge artribune o exibart è fatto in massima parte (tutti???) da addetti ai lavori, artisti e sedicenti tali….spesso diventano dei bagni di narcisimo frustrato….IO SONO SPETTATORE….sono pubblico interessato….sia chiaro
    Si vuole far passare lo scollamento tra arte e presente, tra arte e pubblico per una necessaria distanza tra cultura alta (???) e il pubblico. Quando invece c’è un vuoto di opportunità, c’è uno scollamento di cui non interessa molto a nessuno….anche i direttori di musei italiani fanno spallucce: “si sà il contemporaneo è difficile, e comunque la baracca (Mamba, Tamba, Samba, Gamba, Craxxi, Man, Pied ecc ecc) deve star su per dare impressione di modernità al comune/provincia/regione, quindi cosa importa del pubblico??? Se stiamo nel bilancino annuale è fatta per un altro anno”…..questo menefreghismo protetto è il vero dramma….

    • Davide W. Pairone

      ma allora scusi, artisti, critici e direttori di museo non dovrebbero far altro che rincorrere i gusti del grande pubblico per staccare quanti più biglietti possibile? Ovvero, pur di non gravare sulle tasche dei cittadini dovrebbero abdicare a qualsiasi tentativo di ricerca?
      Credo che invece si debba andare di pari passo, cercando di conciliare progetti espositivi marginali ma scientificamente rilevanti e mostre blockbuster per mandare avanti la baracca. Allo stesso tempo la gestione delle collezioni permanenti dovrebbe essere più dinamica e meno polverosa, senza dimenticare i criteri di correttezza storico-critica.
      Esempio: al Mart la settimana scorsa si potevano visitare contemporaneamente la raffinatissima (e difficile) mostra su Modigliani scultore e i capolavori del Musée d’Orsay, il giovane talentuosissimo Alessandro Roma e un allestimento trasversale della collezione permanente. Ah, anche una piccola rassegna sulle Dolomiti fotografate da Olivo Barbieri, tanto per non dimenticare il famigerato territorio…il risultato? un museo stracolmo di gente al giovedì pomeriggio e un profilo scientifico riconosciuto a livello internazionale

      • hm

        per dire che alessandro roma è talentuosissimo ce ne vuole eh pairone, fa pittura da carta da parati . però fai pure .

  • @luca rossi … “chi di noi” … io sono un artista con molti anni di carriera alle spalle, abbastanza soddisfato (..non troppo e non del tutto come e’ giusto che sia!) di quello che ho fatto e di quello che continuo a fare. Se ho (o ho avuto) momenti di frustrazione me li gestisco e me li sono gestiti nel mio privato.
    Non capisco chi voglia ” far passare lo scollamento tra arte e presente, tra arte e pubblico per una necessaria distanza tra cultura alta (???) e il pubblico. ” (tutto il tuo post e’ molto “oscuro”…e’ forse questo il tuo modo di affermare la tua “competenza”???) .
    Io vivo e lavoro in Italia e all’estero (meta’ e meta’, piu’ o meno) e per quel che mi riguarda e per quel che riguarda gli artisti che, qui in Italia e all’estero, frequento o conosco, non c’e’ alcun desiderio di tener lontano il pubblico o di far cose per esso incomprensibili, per non parlare di “scollamento tra arte e presente” : trovo, anzi, che, a volte, l’arte prodotta oggi sia anche fin troppo strettamente legata al tempo presente.
    Per quanto riguarda il “Sistema arte”, dove piu’, dove meno funziona un po’ cosi’ in tutto il mondo : e’ un vezzo tutto Italiano quello di afffermare ed autoconvincersi che “qui da noi” le cose vanno in maniera disastrosa mentre “altrove” (USA, Cina, Inghilterra, Germania… ognuno ha i suoi “altrove” preferiti) tutto fila alla grande.
    Il problema del “sistema” ( l’ho gia’ detto rispondendo a hm) e’ prima di tutto dato dall’inflazione nell’offerta di arte e, qui in Italia, e’ agggravato da una corrispondente forte carenza di “domanda” di arte, ma questo e’ un problema che affligge chi ha deciso di fare l’artista e non il “pubblico”.
    Quando sono qui in Italia visito tutte le mostre che mi riesce, sia per mia informazione e cultura che per curiosita’, e pur abitando in provincia, lontano dai grandi “centri” (Roma, Milano, Napoli, Venezia… il piu’ vicino e’ Torino) per vedere tutte le mostre di cui ho notizia e che potrei raggiungere agevolmente in giornaqta, dovrei viaggiare tutti i giorni!!! Ma sai che coasa capita? Ogni volta che vado ad una vernice trovo, mediamente, a secondo dell’imporanza della mostra da un minimo di 15 ad un massimo (Roma e Milano) di un centinaio di persone, e quando vado, in un giorno qualsiasi dopo la vernice trovo 2/3 massimo 10 visitatori (potrei darti dei numeri precisi per importanti mostre recenti, perche’ li ho annotati, ma non finirei piu’). Allora dimmi tu che sei SPETTATORE ,,, quale e’ il problema? Sono gli artisti che cercano di tener distante il pubblico o e’ il pubblico che non ha (e forse non l’ha mai avuto, rispetto all’arte sua contemporanea) il gusto ed il piacere di fruire arte contemporanea?

  • @luca rossi, c’e’ ancora un punto sul quale mi preme risponderti: tu dici “artisti o sedicenti tali”.
    Bene, l’artista e’ sempre e solo “sedicente tale” non esiste alcuna autoririta’ soggetto o organismo che possa dare la “patente” di artista.
    Artista e’ colui che ha deciso di produrre arte e pone in atto tale sua decisione. C’e’ quello che per far cio’ ha scelto una preparazione specifica, pratica o accademica, e c’e’ l’autoditatta. Ovviamente, poi, ci sara’ il buon artista, il grande maestro, il genio, e l’artista mediocre e quello pessimo… ma cio’ non ostante sempre artista per sua volonta’.
    Forse, oggi possiamo, anche trovare delle opere d’arte prodotte da chi non aveva intenzione di produrre “arte” ma solo oggetti (o musica o “verba”), nelle sue intenzioni, non destinati alla “comunicazione artistica’ ma ad altro fine (..ed in effetti nei musei ce ne e’ una gran bella quantita’) : bene, in questo caso, ci troviamo di fronte ad “arte” in assenza di un “artista” perche’, ripeto, l’essere artista o meno, dipende solo, ed esclusivamente. da una precisa volonta’ del soggetto.

  • Il problema non sta nell’essere artista o meno, ma di come ci si pone di fronte al sistema di potere che controlla l’arte contemporanea. Io preferisco gli uomini e gli artisti liberi, quelli fuori dai giochi del feticcio mediatico e del processo di produzione. Quelli bravi, critici e originali nei confronti della realtà. Come dovrebbe essere veramente sempre un artista autentico.

  • Scusa Savino, ovviamente, il problema non è essere artista o meno, poiché, come ho detto e ribadisco, essere o meno, artista è una mera decisione personale. Ma il punto importante (perché dovremmo parlar di problema ?) a mio parere non è “il come ci si pone di fronte al sistema…”, bensí, molto banalmente e semplicemente, che cosa si produce… tutto il resto é contorno

  • Jarry, non è solo cosa si produce, ma per chi si prooduce? Viene da domandarsi, dunque, se si tratti di una produzione per il trend del mercato delle merci o per un profondo cambiamento culturale e sociale della società. Oggi gli artisti un po somari e furbetti sono pilotati asturamente dalle gallerie spa: basta fare da comparsa in un museo di regime, in una fondazione borghese o nel mondo della moda e del design, perchè il valore delle proprie opere salga in modo vertiginoso. Non c’è nessun riferimento con la vita quotidiana della stragrande maggioranza del pubblico, che ne subisce passivamente l’impatto mediatico. Manca una reale ed efficace comunicazione di un pensiero mirato, forte che impatta, concreatamente con le istanze della società in cui si esprime. Assistiamo solo al successo mediatico con gli artisti che si crogiolano beati di far parte di un mondo separato, d’eltè, in cui l’arte appare tutto bella e inoffensiva, in un’atmosfera bucolica di finta libertà.

  • @Savino, mi pare che tu ti focalizzi su un certo numero (non cosí grande) di artisti, magari quelli che hanno o cercano la visibiltá a tutti i costi non posso certo negare che esistano pure questi, ma hai un’idea di quanti artisti esistano in Italia, in Europa, nel mondo? Pensi davvero che siano tutti “un po’ somari e furbetti? (tra l’altro, fai attenzione, ben raramente i “furbetti” sono “un po’ somari”) se non ti piace questa categoria di artisti, ovviamente non pice neppure a me, comportati di conseguenza: usa le tue “armi” critiche e dialettiche, stroncali, non perdere occasione per evidenziare la pochezza o la “ruffianeria” delle loro opere, promuovi gli altri, portali ad esempio e paragone. Ma sta’ attenti a non far d’ogni erba un fascio: non tutti gli artisti che hanno successo, visibilitá, notirietá, sono dei ” somari furbetti” e non tutti gli sconosciuti o gli emarginati sono dei “grandi” e “l’impegno sociale” non è affatto un metro valido per giudicare un artista! Ci sono artisti “impegnatissimi” (noti o meno) che producono “schifezze” e cu somo “grandi” (noti o meno) assolutamente “dispegnati” … o peggio, reazionari. Lascia perdere l’arte contemporanea, Che è t

  • scusa l’interrtuzione… Dicevo lascia perdere l’arte contemporanea pense all’arte oramai storicizzata e troverai molti esempi dei due casi. Per chiudere, l’artista serio , produce ciò che sente di produrre, lo fa senza preoccuparsi troppo (quasi per nulla) del “destinatario” e anche se, e quando, ha successo non si “crogiola beato di far parte di un mondo separato”a vive con i piedi ben saldi nella realtá e, magari, con qualche problema in piú per quella certa “sensibilitá” che lo caratterizza

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Jarry, l’arte è storicizzata da chi? Nemmeno il più superficiale storico dell’arte non può dubitare di una tale affermazione. L’artista non si preoccupa del destinatario? E’ come dire che produce opere d’arte solo per se stesso nel suo ‘universo emotivo? In altre parole è come dire che la realtà in cui opera non esiste più. L’artista vive solo e beato nell’olimpo dell’arte a giocare con le perle di vetro. Fantastico, siamo sulla buona strada per una nuova arte del futuro. Un futuro che si preannuncia meraviglioso, iperestetico. Una realtà delle meraviglie verso la quale gli anonimi destinatari dell’arte potranno, finalmente planare in assoluta armonia, senza sofferenze e, soprattutto, senza timore sull’aspirato olimpo dell’arte. Aggiungo, senza spargimento di sangue. E’ pura follia pensare che in un sistema dell’arte controllato a vista, in cui l’ebrezza del successo a tutti i costi e del non successo, non può che produrre una cultura della cecità, dell’angoscia, dell’ invidia, dell’istinto d’immortalità e passioni irrazionali. Purtroppo le strutture mentali dell’arte contemporanea, poggiano non sull’irrazionalità della vita,, ma sulle strutture “responsabili” della logica del profitto in cui l’essere umano non è più al centro della vita, ma ridotto ad un’ appendice di un computer.

    • L’arte e’ storicizzata da te, da me, dai critici, dai galleristi, dai collezionisti, fin a tanto che campiamo, e poi da altri me, te, critici, galleristi e collezionisti dopo di noi. Poi, ogni tanto, qualcheduno si accorge di un beato (morto) angelico o di un maurizio (che non)trillo’, che nessuno aveva mai notato e lo riporta alla luce e magari ne fa’ “un caso”. Caro amico, la vita e’ un terno al lotto: tutto quello che puoi fare e’ cercare di viverla “impeccabilmente” con la certezza, pero’, che senza una buona dose di fortuna sei e rimarrai (in eterno) uno dei tanti che ha detto quel che sentiva di dire ed ha avuto peso ed importanza per la sua famiglia, per i suoi amici e per un certo, piu’ o meno vasto, numero di conoscenti: un nome su una lapide, niente libri di storia, niente “volitos vivo per ora virum”.
      Nel mondo dell’arte poi (e non da oggi ma da sempre, l’ho gia’ detto e lo ripeto) essere “bravi” (riempi tu, a piacere, di significato questo aggettivo) e “lavorar duro”, “darsi da fare” (ancora una volta riempi a piacere questi contenitori) sono solo indispensabili “pre-requisiti” senza i quali non andrai da nessuna parte, ma senza una notevole dose di “buona sorte” (trovare il curatore,/ critico/ galleria/ mercante o tutti e quattro, giusti) puoi scordarti il “successo” (anche qui dai al termine il significato e le connotazioni che piu’ ti aggradano), il tuo lavoro, magari eccelso, rimarra’ sempre limitato ad una “ristretta cerchia”. E questo non capita ora perche’ il “sistema bla, bla, bla… il nostro paese, bla, bla, bla… le logiche di potere e le baronie, bla, bla, bla…” ma e’ sempre capitato e se noi oggi ammiriamo, onoriamo, studiamo gli artisti “storicizzati” (dall’antichita’ all’ultima generazione che se ne e’ gappena andata) , a parte le rarissime eccezioni dei “ripescaggi” postumi”, e’ perche oltre ad essere “bravi” (anzi spesso veri genii) hanno avuto anche la loro buona dose di fortuna (mecenate/istituzione/re/imperatore/e poi critico/mercante/collezionista giusti) : senza Sisto V la Cappella Sistina non ci sarebbe, riflettici un attimo! E’ vero che, nell’antichita’ e nell’eta’ “classica”, l’esistenza di gilde e corporazioni, di scuole e botteghe, dava una qualche garanzia di “carriera” ma e’ vero, sopratutto, che fare l’artista non era una professione cosi’ inflazionata!!
      Ma se vieni al sette/ottocento e poi avanti, sino all’altro ieri, quanti artisti che avrebbero meritato molto sono passati innosservati in vita e totalmente dimenticati in morte, perche’ i loro lavori, che avevano avuto una “circolazione” molto limitata, sono spariti, distrutti, gettati nella spazzatura per essere sostituiti da “opere alla moda” o da copie di esse e quindi non c’e possibilita’ neppure di “ripescaggio postumo”? E chi puo’ dire quanti??? Personalmente conosco le opere (purtroppo ne sono sopravissute pochissime, da contarsi sulle dita di una mano) di ben quattro pittori locali, nati e vissuti nell’ottocento in una cittadina che oggi conta 10.000 abitanti (e allora ne faceva poco piu’ di 2.000 e che ti posso assicurare, se avessero avuto quel “po’ di fortuna” che manco’ loro, sarebbero oggi nelle pagine dei libri di storia dell’arte… e nello stesso torno di tempo, quanti ce ne sono stati in tutta Italia? ed in Europa? e nel mondo? E dopo di allora? quanti ancora? Se applicassimo dei banalissimi strumenti statistici scopriremmo che oggi ( parlo del mondo intero) sui “qualche milione” di artisti viventi ci sono, con statistica certezza, almeno qualche decina di miglialia di “artisti di altissimo talento”… quanti pensi “ce la faranno” e passeranno alla storia ? Fra cinquant’anni se ne ricorderanno si e no 150/200 e tutti gli altri? Vittime del sistema e delle baronie? No, molto semplicemente vittime di qualla che che oggi si chiama un po’ volgarmente “sfiga”.

      Certo l’artista, quando lavora, non si preoccupa del destinatario ma questo non vuol afffatto dire che produce opere d’arte “per se stesso” tanto e’ vero che, appena finito, o poco dopo (dipende dal suo “conto in banca”), si preoccupa di trovare un compratore e di cercare di venderle.
      Significa invece che non “produce” (salvo il caso di lavoro “su commissione”) pensando ad uno specifico destinatario o ad una specifica categoria di destinatari, non si preoccupa, cioe’ di produrre cose che “incontrino il gusto”, “piacciano”, siano “di moda”. Se si desse il caso inverso saremmo in presenza di un “artigiano” (magari di gran talento) che produce per “il mercato”.
      E, ovviamente, quello che produce un artista lo produce nel “suo universo emotivo” e di chi se no? Potrebbe forse produrlo nell’universo emotivo di qualchedun altro? Ma ancora una volta questo non significa che l’artista se ne stia in una “palla di vetro”, vive nella realta’ quotidiana (…e qui sulla realta’ ci sarebbe da fare un lunghissimo discorso che ci porterebbe molto lontano e che non mi pare pro[prio il caso di far qui… magari alla prossima occasione) e riceve e reagisce ai suoi stimoli, tenta di dare risposte ad essi o (molto spesso, sempre piu’ spesso) pone domande al “pubblico” per sollecitarne risposte (a volte inesistenti, spesso proprio perche s’, o intuisce, inesistenti) per esprimere il suo pensiero, la sua gioia, la sua rabbia, la sua pena la sua soddisfazione, il suo disgusto, in una parola “comunica” (come del resto facciamo noi tutti umani) solo che lo fa con mezzi e con un “linguaggio” suo proprio che risponde ai suoi concetti di “estetica”, di “poetica”, di “etica”

      …. mi dispiace, passo totalmente incomprensibile (certamente e’ colpa della mia pochezza)

      … altro passo a me molto oscuro (sempre per il motivo di cui sopra, s’intende) l’unica cosa che ti posso dire e’ che, magari tu ti sarai ridotto ad essere un’appendice di un computer ma io (e ti posso assicurare molti, ma milioni di persone

  • ..scusa l’interruzione…

    … altro passo a me molto oscuro (sempre per il motivo di cui sopra, s’intende) l’unica cosa che ti posso dire e’ che, magari, tu ti sarai ridotto ad essere un’appendice di un computer ma. io e ti posso assicurare, molti, ma molti, milioni di persone a questo mondo, magari adottando uno stile di vita un po’ differente, magari rinunciando ad alcune cosiddette “comodita’ e sopratutto alle “lusinghe” della “societa’ opulenta” o societa’ “del consumo coatto” (ma sia chiaro senza per questo diventar “eremiti” o “selvaggi” … io ti rispondo da un iPhone, ma chiaramente mi son posto e mi ripongo ogni giorno, le scale “di priorita’” che io ritengo opportune) siamo ancora al centro della nostra vita e il computer, lo usiamo con piacere e soddisfazione, quando ci serve, se non lo spengiamo e buona notte!!!
    Buona pascqua!!

  • ovviamente … Buona Pasqua !!! (a volte la tecnologia ti tradisce proprio quando ti scappa il “mistipying” piu’ orribile :-( :-( ;-)

  • Caro jerry, mi perdoni, ma lo vuoi proprio un consiglio da una persona come me che ha una certa età e che vive ed opera in questa società da molto tempo. Se vuoi disquisire sul (senso) dell’arte, non c’è nessun problema da parte mia, ma non condivido lezioni cattedratiche o di stampo moralistico. Sappi che io non mi sono mai ridotto ad essere un appendice del computer. Il mio sistema nervoso va al di là del puro contatto di una macchina “stupida” quale un computer. Non trasformo il mio tempo libero in tempo virtuale. Nulla mi impedisce di trascurare il mio computer. Nel corso della mia vita, non sono stato mai attento a dimostrare di essere qualcuno. Sono contro ogni forma di divismo di potere coatto e di prevaricazione ed esaltazione culturale. Quando morirò non voglio lasciare nessuna traccia di me, neanche un’epigrafe sulla tompa. Sono nato dal nulla e finirò nel nulla. Oggi soprattutto nel mondo dell’arte e dello spettaqcolo, molti artisti, curatori, critici, stanno più attenti a dimostrare di essere qualcosa piuttosto che essere qualcosa. In breve: il problema serio è che oggi la domanda sulla funzione artistica è vanificata dall’evento mediatico, che di per sè oscura ogni problematica filosofica, estetica, etica e artistica. La ricerca linguistica, anche quella più sprimentale e innovativa di quest’ inizio secolo è tagliata fuori dal circuito comunicativo di massa. Non è solo una questione di contenuti o una mancanza di libertà, in senso stetto del termine – visto che le possibilità creative e le offerte culturali, sembrano oggi più numerose e variegate di ogni altro assetto sociale economico e culturale dei secoli scorsi. – ma piuttosto, potremmo dire al tipo di accesso al sistema dei mezzi di comunicazione di massa. In altre parole: qualsiasi produzione creativa, qualunque identità e intensità artistica, essa rimane monca in questo sistema della comunicazione globale e di massa. Insomma il lavoro dell’artista, il messaggio resta estraneo tanto ai propri obiettivi esistenziali, quanto alla stragrande maggioranza dei fruitori,. Il potere del linguaggio è paralizzato entro un unico universo di senso, cioè, quello del valore di mercato.. Ecco caro Jerry, bisogna partire da queste considerazioni, senza ignorare il fatto che anche al di fuori di questo sistema dell’ arte e della comunicazione di massa, non è da escludere a priori che non possano esistere artisti talentuosi che per vari motivi hanno scelto di restarne fuori. Io come artista e curatore indipendente, seguo proprio questa tipologia di creativi che, per fortuna non vivono di solo arte. Infine: considerato che oggi gran parte dell’art- sistem nel modo di proporre gli eventi è staccato completamente da una prassi operativa orizzontale, nel senso che gli eventi vengono imposti, ossesivamente nei soliti “santuari” esclusivi dell’arte: musei, gallerie, fiere e varie manifestazioni. E’ sotto gli occhi di tutti che queste strutture, nella prassi divulgativa tendono ad escludere per ragioni e interessi diversi, tanta ottima creatività. Gli artisti che fanno parte dell’art-sistem hanno un’ampia risonanza solo nell’elitè degli addetti ai lavori. Difatto nella vita quotidiana della maggioranza delle persone di questi eventi non ne rimane traccia. In altre parole non succede nulla a livello di una reale comunicazione di senso. Per finire l’arte non è una scienza politica che contiene in sè i suoi scopi; il buon artista coltiva la sua visione esistenziale del mondo e delle cose e difficilmente si misura sull’ efficacia della comunicazione, nemmeno sull’accettazione del suo pensiero? Il miglior sistema dell’arte è quello che mette a disposizione di tutti gli artisti e di tutti i creativi le strutture e i mezzi della comunicazione generalizzata col fine di poter divulgare la creatività ad un numero sempre maggiore di fruitori. In altre Nazioni più progredite di noi questo avviene da tempo, come ho potuto constare di persona.

  • Caro Savino, mi dispiace aver ferito la tua suscettibiltá, credimi, non era mia intenzione, così come non é mia intenzione, tenere “lezioni cattedratiche o di stampo moralistico” da cui sono, e mi tengo, le millemiglia lontano. Sei tu (ma perché ora mi dai del “lei”?) che hai scritto che l’uomo non è piú al centro della vita e si è ridotto ad un’appendice del computer… ed io ti ho semplicemente risposto! Poi scusami, ma senza offesa, mi pare che sia tu che, in ogni tuo post, su qualsiasi argomento esso sia, trai pretesto per illustrarci ed illuminarci sulla tua visione del mondo dell’arte contemporanea con annessa teoria del “lavorare in silenzio nell’oscurità” e ti assicuro che se c’è qualche cosa nei commenti di Artribune che assomiglia maledettamente ad una “lezione cattedratica con intenti moralistici” sono, appunto i tuoi post. Con immutata simpatia.

  • Dimenticavo di chiederti: dici che “esistono nazioni più progredite in cui questo avviene da tempo”… perché, di grazia, non fai il nome
    di qualcheduna di queste nazioni? Sarebbe interessante per me che giro abbondantemente il mondo, sarebbe interessante per molti giovani che, magari, potrebbero decidere di farlo!

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Allora, simpatico Jerry, ti rispondo brevemente: poichè ogni punto di vista e ogni contraddizione, presuppone necessariamente che l’altro debba condividere o meno la visione dell’altro, (del resto è naturale che ciò avvenga) sarebbe necessario che noi due ponessimo fine a questo divertente gioco del rimpallo. Un gioco che se continua così ci conduce inevitabilmente nella follia del “ho ragione io”. Siccome siamo due esseri intelligenti e abbiamo lo stesso interesse e passione per l’arte, sarebbe utile per entrambi mettere a frutto le nostre conoscenze, Ciò ci permetterà di trarre reciproco profitto. Ti confesso con stima che trovo i tuoi commenti non solo interessanti, ma anche molto stimolanti per me. Adesso, mi perdoni ma ti devo proprio lasciare, ma ti prometto che dopo Pasqua, ti racconterò la mia esperienza di studio e di lavoro nella Germania e in Australia. In questi due Nazioni ho notato che ci sono molte occasioni per i giovani artisti che non sto qui ad elencarti. Ti saluto con tanta simpatia,

  • Indipendentemente dal fatto che la scelta di Cattelan sia o meno una finzione , resta in fatto che sia lui che altri artisti di un certo sistema di mercato elittario diretto da un oligopolio, hanno contribuito a mistificare i valori dell’arte nel
    mondo. Mi auguro percio’ che la sua sia una comunicazione autentica perchè lo riscatterebbe umanamente e gli si potrebbe dare atto di essere una persona intelligente, a suo modo onesta intellettualmente.
    In generale sua decisione di ” non creare più pupazzi ” e di ritirarsi dal sistema arte che lo ha arricchito materiamente, ma forse ingabbiato spiritualmente, gli farebbe onore. così come l’ammissione di quel che già anni fa mi permettevo di scrivere come artista che ama l’arte ed i valori e che ama, ogni tanto, scrivere anche sul sociale, sulla politica e la cultura. Non me la prendevo con Cattelan in quanto artista naturalmente ma in quanto emblema di un meccanismo finanziario-mediatico che a mio parere sviliva e svilisce, come l’attuale politica, ogni vera ricerca artistica, ogni valore .
    Per anni Cattelan ha fatto parte di quel sistema arte degradato e mistificatorio .Un oligopolio di arricchiti , una sorta di lobby, con tanto di musei e gallerie, che dettava i nuovi canoni di una presunta arte nuova che in realtà era solo un modo per fare affari ..Ora Cattellan stesso ammette di non essere mai stato un artista ,di non saper dipingere ne’ scolpire di aver avuto solo qualche idea , non tutte per la verità nuove o uniche come lui ancora oggi sostiene, ma certo trasgressive, qualcunacome quella del dito piuttosto banale,qualcuna anche interessante concettualmente , ma che certo non giustifica i prezzi stratosferici delle finte aste americane. Un sistema come avevo preconizzato in declino .Insomma Cattelan, come Hirst ed altri presunti geni osannati da critici i e galleristi asserviti a quel sistema, hanno fatto grandi fortune adeguandosi al gioco dei nuovi palcoscenici creati da questi novelli eincompetenti mercanti .C’è da dire che Cattellan ha ironizzato e anche beffeggiato spesso quello stesso sistema di cui faceva parte e qui gli va riconosciuta una onesta autoconsapevolezza ,quella stessa che oggi lo porta a staccare la spina con il circo delle falsità . Ora sembra si dedicherà alla fotografia. Un passo avanti ,visto che la manualità per sua stessa ammissione non la possiede, verso l’inizio di una possibile forma d’arte parallela,sempre che le foto le scatti lui e non le faccia fare ad altri . Gli auguro di ricominciare da capo e di fare finalmente qualcosa di artistico , fondato su una vera ricerca interiore .Gli auguro anche di cambiar vita di ritrovare una libertà che probabilmente non ha mai avuto e che non è quella del denaro . Gli auguro infine di mettere al servizio di giovani artisti o di artisti ,magari sconosciuti ma veri la sua esperienza e, perchè no, parte dei denari ricavati dall’oligopolio per promuovere la loro arte .Credo che questo atto catartico gli farebbe molto bene ora che ha raggiunto l’età della piena maturità umana.