BRIC deludente all’asta Phillips de Pury di Londra. Che si salva con la solita Cina…

Sottotono. Forse per la troppa aspettativa creatasi, l’asta BRIC – di Phillips de Pury di Londra – del 14 e 15 aprile ha ampiamente deluso le aspettative, totalizzando 9.4 milioni di dollari contro la stima pre-asta di 11-17 milioni, e con 165 lotti venduti su 203. Gli unici artisti brasiliani che hanno oltrepassato le stime […]

Yang Shaobin - Untitled No 15

Sottotono. Forse per la troppa aspettativa creatasi, l’asta BRIC – di Phillips de Pury di Londra – del 14 e 15 aprile ha ampiamente deluso le aspettative, totalizzando 9.4 milioni di dollari contro la stima pre-asta di 11-17 milioni, e con 165 lotti venduti su 203.
Gli unici artisti brasiliani che hanno oltrepassato le stime sono Ivan Serpa, Vik Muniz e Sebastiao Selgado, mentre grande sorpresa ha destato la scultura invenduta di Helio Oiticica, forse a causa dell’elevata tassazione per l’importazione (65%) a cui i suoi collezionisti brasiliani sono costretti a sottostare. Passando allo scenario russo, Holidays #10 (1987) di Ilya Kabakov ha sfiorato la stima minima di 2.4 milioni di dollari, mentre l’importante opera concettuale Double Self-Portrait (1984) di Komar & Melamid, stimata 406-570mila dollari, non ha trovato un compratore. Invenduti anche i cinque pannelli Invisible People (2006), dell’indiano Barthi Kher, così come There is always cinema (IV) del 2008 di Subodh Gupta; risultati opachi per  T.V. Santhosh, mentre l’opera di Rashid Rana Veil IV (2007) viene venduta alla sua stima massima (247mila dollari).
Sono stati invece i risultati degli artisti cinesi a presentare le performance migliori rispetto agli altri paesi. Il Baconiano Untitled No. 15 di Yang Shaobin è stato oggetto di una dura lotta in sala, battuto alla fine per 511mila dollari (stima 195-292mila). Riconfermano la forza del loro mercato Wang Guangyi, Ai Weiwei, Yue Minjun, mentre i risultati di altri loro compatrioti sono rimasti entro le stime, come nel caso di opere molto importanti di Zeng Fanzhi.

– Martina Gambillara


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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.