Arte in fumo. No, nessun incendio: è la grande collezione della Peter Stuyvesant…

È una delle più importanti collezioni aziendali della storia, che raccoglie arte contemporanea e del dopoguerra. La collezione è conosciuta soprattutto per la sua nascita rivoluzionaria: nel 1960 Orlow, direttore della Turmac Tobacco Company e collezionista d’arte, ha voluto migliorare le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti adornando i capannoni della produzione con tredici dipinti […]

È una delle più importanti collezioni aziendali della storia, che raccoglie arte contemporanea e del dopoguerra. La collezione è conosciuta soprattutto per la sua nascita rivoluzionaria: nel 1960 Orlow, direttore della Turmac Tobacco Company e collezionista d’arte, ha voluto migliorare le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti adornando i capannoni della produzione con tredici dipinti monumentali. Invitò tredici artisti europei a creare dipinti attorno ad un tema comune: la Joie de Vivre. Ogni dipinto doveva essere di grandi dimensioni, di colori vivaci e con forme potenti. Era nato il concetto di “Art in the Factory”, un esperimento che incorporava elementi artistici in un contesto sociale.
Tabacco? Sì, perché parliamo dell’olandese Peter Stuyvesant Collection, rinominata nel 1994 BAT Artventure Collection. Il 19 aprile da Sotheby’s Amsterdam è stata venduta la seconda selezione di opere della collezione, dopo una prima vendita avvenuta a marzo 2010. Orlow si affidò a importanti curatori museali per essere guidato nella selezione delle opere, lasciando una traccia individualistica nella collezione, che il catalogo di Sotheby’s ripercorre dettagliatamente. Tra gli highlights del 2010 troviamo il gruppo Cobra con Karel Appel, Constant, Lucebert e Corneille, oltre a Niki de Saint-Phalle, Victor Vasarely, Joseph Lacasse, Peter Struycken e David Tremlett.

Quest’anno la vendita ha totalizzato 1.9 milioni di euro. Vi ritroviamo opere di Achille Perilli, Max Gunther, Frantisek Kupka, Key Sato, Roberto Crippa, o ancora Roger Hilton, Jean Degottex, Simon Hantai, Adolph Luter e Luis Tomasello, a cui è stato aggiudicato il top price della vendita per 156.750 euro per l’opera Atmosphère chromoplastique no. 226.

Martina Gambillara

CONDIVIDI
Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.