“A New York? Abbiamo tutti disdetto la partecipazione”. Si sfalda sempre di più il padiglione diffuso di Vittorio Sgarbi

Siamo a Milano, ma sembra di essere a Venezia. Quantomeno per il tono dei discorsi, che spesso – nelle pause o incontri casuali fra gli stand miarteschi o in giro per il capoluogo, vanno a parare sulla prossima Biennale, e soprattutto sul sempre più traballante progetto di Vittorio Sgarbi per il padiglione italiano. “A New […]

Vittorio Sgarbi

Siamo a Milano, ma sembra di essere a Venezia. Quantomeno per il tono dei discorsi, che spesso – nelle pause o incontri casuali fra gli stand miarteschi o in giro per il capoluogo, vanno a parare sulla prossima Biennale, e soprattutto sul sempre più traballante progetto di Vittorio Sgarbi per il padiglione italiano.
A New York? Non ci saremo, abbiamo già inviato la disdetta, quanto prima ufficializzeremo la nostra decisione con una lettera pubblica”, è il succo delle dichiarazioni trapelate dagli invitati nella mostra all’Istituto Italiano di Cultura della Grande Mela. Che sono nomi di un certo riguardo, ovverosia gente del peso di Andrea Mastrovito, Luisa Rabbia, Andrea Galvani e Francesco Simeti.

 

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • polazzetto

    forse Vittorio Sgarbi non avrà le idee chiare io ne dubito certo che abbiamo poco da imparare dagli americani comunque loro ingrandiscono tutto…

  • P. Rovella

    Gli artisti, giustamente, scappano a gambe levate.

  • eh si, fatalmente, davanti a Sgarbi per gli “artisti” non esiste Signoria che domina sulla possibilita’ di fuga.
    Che dire, sono come dei Cetola qualunque, scelgono le cose che tutti pensano migliori . Che enfasi ! “ufficializzeremo la nostra decisione con una lettera PUBBLICA”(non bastava una telefonata ?). Naturalmente per pura cortesia non mi concedo una risata altrettanto Pubblica ma faccio notare che quando un “artista” si esprime cosi “pubblicamente” suggerendo un clima di imminenza , c è di che preoccuparsi.

    va beh dai.

  • Lo stile di Sgarbi va bene per le fiere paesane, peccato visto che una volta era proprio molto bravo come critico, ma tanti anni fà…

  • Forse anche il suo stile risulterebbe offensivo per le stesse vere e proprie fiere di paese , dal momento che potrebbero averne a male per l’indebito coinvolgimento , considerato che non avrebbero certo a pretendere di essere luoghi come la biennale di Venezia.
    L’argomento di questo succinto articolo, benche’ in apparenza concentrato sulla disfatta Sgarbi, si presta, in alcuni aspetti che riguarda tutti i protagonisti (non solo il discusso Vate) ad essere “effettato”.

    Non ci sono solo “Buoni” e “Cattivi”, che rassicurano ma , anche, abbondanti zone di opacita’ in cui i grigi prevalgono .

  • Forse da fastidio il personaggio e gli artisti iniziano a prendersi un poco troppo sul serio? O c’entra sempre la visione della cultura come appartenente solo alla sinistra? Mah!

  • Franco Meucci

    Chi ufficializza la non partecipazione di sistema è più ridicolo di Sgarbi stesso e come lui rappresenta l’assoluta mediocrità su cui poggia l’arte contemporanea di serie a,b,c, e interegionale. Sono centinaia gli artisti che hanno già rifiutato da un pezzo la loro partecipazione e che hanno partecipato a biennali internazionali ben più importanti delle 4 mostre di sistema fatte dai non partecipanti ufficilai urlatori sparsi all’estero e che fanno le solite 4 mostre di sistema sparse sul territorio nazionale e…all’estero ci abitano e basta senza combinare nulla…

  • mario

    intanto, per rispondere a Candido, Sgarbi non è MAI stato un critico, è sempre e soltanto stato un soprintendente esperto di pittura veneziana del ‘700 – peraltro piuttosto chiacchierato – Solo grazie a maurizio costanzo è diventato un personaggio pubblico, augurando la morte a federico zeri in televisione, e invece di essere cacciato, se ne è fatto un Espertone, un tuttologo, addirittura un rappresentante del popolo, per chiara fama – quella televisiva – . Con l’arte contemporanea non ha mai avuto niente a che fare, e la sua ignoranza, risalente a decenni fà, è misurabile dai decibel che misura la sua voce ogni volta che qualcuno gli obietta qualcosa al riguardo. Per fare qualcosa di serio bastava restituire il Padiglione Italia agli italiani, superando il nostro insano complesso di provincialità. Ma per il suo ego era troppo poco…..

    • completamente d’accordo…è solo un buffone…

  • Non conosco nulla di più patetico di un disquisire sulla partecipazione si o no al Padiglione Italia: gruppetti di artisti “cool” e modaioli che parlottano male di quello o di quell’altro curatore di serie a, b, c, d, e… Sembra di vivere il campionato italiano di calcio. Dove le squadre di artisti in campo cercano l’allenatore giusto per vincere a tutti i costi o piazzarsi ai primi posti della classifica. Se tutti ti dicono che Sgarbi non ha una buona squadra per vincire, perchè non è un buon allenatore, allora conviene non partecipare. Oggi calcio e arte sono i due volti della stessa medaglia. Gli artisti possono rifiutare l’invito di Sgarbi, ma non riescono a staccarsi dal gioco perverso del calcio mercato. E’ evidente a tutti che gli allenatori-curatori contano più del lavoro dell’artista. Gli artisti, invece di mettere in discussione il ruolo dei curatori, cercano di asservirli su posizioni di comodo. Senza voler prendere consapevolezza di questa miseria che vige nel sistema capitalistico malato dell’arte.