Qualcuno fermi Sgarbi: “La Curiger? Venga a lezione da me”

“Lei conoscerà a malapena 100 artisti, io almeno 5.000 e oltre. Può tranquillamente venire a lezione di storia dell’arte da me”. Accusa il colpo, e diventa scomposto e iperbolico, il Vecchio Sgarbone, mentre rivendica la sua rumorosa assenza alla conferenza stampa di presentazione della Biennale di Bice Curiger. Un rapporto teso fin da subito, quello […]

Lei conoscerà a malapena 100 artisti, io almeno 5.000 e oltre. Può tranquillamente venire a lezione di storia dell’arte da me”. Accusa il colpo, e diventa scomposto e iperbolico, il Vecchio Sgarbone, mentre rivendica la sua rumorosa assenza alla conferenza stampa di presentazione della Biennale di Bice Curiger. Un rapporto teso fin da subito, quello fra i due, via via “nutrito” da frecciatine al curaro, ultima la presa di distanze dal “populismo” (sgarbiano? Ma sì, a tutti è parso chiaro…) della direttrice svizzera. “Come si permette? Il suo panorama è limitato, chissà se conosce artisti come Mino del Regno, scultore romanico, o Nero Alberti da Sansepolcro? Sono disposto a tenerle delle lezioni…”. Non contento, entra nel merito dei nomi: “Ha invitato artisti morti, forse è quella la sua visuale; c’è anche Luigi Ghirri: lo saprà che Ghirri è una mia scoperta? Fui io il primo a valorizzarlo, e poi mia sorella Elisabetta gli dedicò un film…”. La sensazione? Questi fanno come al Festival di Sanremo, un paio di mesi di finte litigate a mo’ di promozione per un sicuro riscontro sull’audience dell’evento.

 

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  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    E” vero, Sgarbi e la Guriger fanno come al festival di S. Remo in cui la prosopopea di biennalelandia si infittisce sempre di più di chiacchere e voci logorroiche che fanno da megafono mediatico ad una manifestazione mondana, noiosa, vanitosa, svuotata di contenuti.. E’ l’ora dei dilettanti allo sbaraglio: ognuno duca la sua. Si parla di tutto tranne di un progetto veramente serio sul ruolo e sulla funzione dei linguaggi e della cultura nel nostro tempo globalizzato. Questa biennale è diventata come la televisione, mi fa dormire e mi lascia l’amaro in bocca. L’ unica cosa positiva, è che evito di fare uso di sonniferi. Gli artisti invitati, quelli che rappresentano la disperazione di questo mondo fanno ridere i piccioni di Venezia, (ben più liberi di volare in alto) rispetto alla disperazione che il sistema mercantizio trasforma inevitabilmente in merce di scambio. L’artista esiste solo se i mass-media lo promuovono e gli offrono visibilità e sodi eccetto il cambiamento della realtà.