Per chi parla l’assessore. Finazzer Flory è un pesce fuor d’acqua?

Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla cultura della giunta Moratti a Milano, coglie l’occasione della presenza di William Kentridge a Milano per parlare di integrazione, rispetto degli altri, convivenza delle etnie sotto il tetto di una sola etica. http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/03/bounce_finazzer_flory.mp3 Per conto di chi sta parlando? Rappresenta la Giunta Comunale, la città, la società? Parla in nome […]

Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla cultura della giunta Moratti a Milano, coglie l’occasione della presenza di William Kentridge a Milano per parlare di integrazione, rispetto degli altri, convivenza delle etnie sotto il tetto di una sola etica.

http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/03/bounce_finazzer_flory.mp3

Per conto di chi sta parlando? Rappresenta la Giunta Comunale, la città, la società? Parla in nome della cultura della Milano socialista, ospitale, laica e libertaria o di quella leghista, rude e razzista che sembra più in voga oggi? Difficile capire; di certo, i concetti che facciamo tanta fatica a incasellare nel contesto culturale della città, li esprime con vivo piglio filosofico. In questo contributo audio che vi proponiamo.

– Vito Calabretta

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.