Fontana style? Le incongruenze architettoniche del Pirellone 2, a Milano…

Il palazzo della Regione Lombardia presenta al pubblico tre Via Crucis di Lucio Fontana, una delle quali in video, mentre le altre due (una del 1947 e una del 1955) sono osservabili nella loro così diversa e perturbante fattura. Per accedere alla mostra, accompagnata da una presentazione in video di Paolo Biscottini, direttore del Museo […]

Il palazzo della Regione Lombardia presenta al pubblico tre Via Crucis di Lucio Fontana, una delle quali in video, mentre le altre due (una del 1947 e una del 1955) sono osservabili nella loro così diversa e perturbante fattura. Per accedere alla mostra, accompagnata da una presentazione in video di Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano, occorre superare i controlli di sicurezza dell’istituzione regionale: si sconsiglia di presentarsi armati o attrezzati per l’attuale bombardamento del territorio libico.
Per accedere all’ingresso della sede regionale progettata dal team capeggiato dallo studio newyorchese Pei Cobb Freed & partners architects – Palazzo Lombardia, via Galvani 27, ingresso N2 – si possono avere problemi di altro genere, come mostra il video allegato. Lucio Fontana ha partecipato ad allestimenti architettonici (basti pensare al soffitto di ristorante ora esposto nel Museo del Novecento) ed è autore di  Concetti Spaziali folgoranti che sono, in effetti, architetture. Chissà come avrebbe interpretato l’architettura del Palazzo Lombardia e il modo in cui il marciapiede intorno è stato lacerato dalla rampa che accede al posteggio sotterraneo. Dopo tutto, è anche quella l’espressione di un “concetto spaziale”…

Vito Calabretta

 

CONDIVIDI
Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.