E alla fine ci toccò affrontare l’argomento: i commenti di Artribune. Beh, non potete tirarvi indietro e non dire la vostra…

Quale piazza migliore per affrontare un problema di un sito-test, messo su anche per discutere di noi stessi e di come vogliamo essere in futuro quando avremo una casa definitiva? E allora prendiamo l’abbrivio da un vero e proprio flame di commenti nati durante la giornata di ieri in calce ad una notizia. Commenti che […]

Quale piazza migliore per affrontare un problema di un sito-test, messo su anche per discutere di noi stessi e di come vogliamo essere in futuro quando avremo una casa definitiva? E allora prendiamo l’abbrivio da un vero e proprio flame di commenti nati durante la giornata di ieri in calce ad una notizia. Commenti che hanno preso avvio da una pressante richista di un lettore che suonava sinteticamente così: mettete l’obbligo di registrarsi nel commentario, così la gente dovrà avere per forza la sua identità e non potrà camuffarsi.
Immediata la spaccatura in due fronti dell’esercito di commentatori. Ehggià perché c’è chi dice, con un pizzico di bizzarra surrealtà, che “è così bello e civile poter scrivere ‘aridatece il Guercino’ come commento alla recensione di una mostra ‘so contemporary’, senza dover metterci la faccia!“. Chi ci mette il carico da undici affermando che “l’anonimato è anche un valore, anzi un valore fondante, visto che proprio la libertà di cui stiamo discutendo si fonda su un gesto necessariamente, rigorosamente anonimo, che è il voto“. E chi, tutto al contrario, tuona che “richiedere l’iscrizione ai partecipanti è l’unica possibilità per rendere Artribune un prodotto davvero autorevole“.
Noi, qui dall’altra parte, siamo un filino spiazzati e frastornati. Altro non possiamo fare che auspicare un ampio dibattito, qui sotto, che ci permetta di scegliere, quando sarà il momento: commenti aperti a tutti, confidando sulla civiltà dei nostri lettori; o commenti con obbligo di registrazione per tarpare a monte le ali dei furbetti?

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Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • SID

    Comincio io: sono SID, anzi no, Giuseppe Garibaldi, ops… no, Mario Rossi, o Verdi. O Beige, forse più politically correct. Che importa? e che faccia ci metto? La “civiltà” di un intervento non la si modera con la faccia, la si modera con l’educazione, la cultura, il rispetto reciproco. Una tribuna aperta dev’essere un luogo dove esprimere delle idee proprie, non dove offendere chi non le condivide.
    Se non diamo NOI un esempio, che al mattino prima della pagina del Corriere o di Repubblica apriamo Artribune, per scoprire dov’è la bellezza, il ristoro dell’Arte, come potremo mai liberarci dalla turpitudine che ci circonda? E se una classe politica (e non solo la nostra, o l’attuale), pur mettendoci nome e cognome, si comporta come vediamo, non sarà certo l’anonimato a comsentirci di essere polemici, o anche solo sinceri. Catalogarci, una volta di più, non dev’essere un deterrente della scorrettezza, quello deve venire dal desiderio di dare un contributo civile alla crescita di tutti, prima di tutto quella personale. Che poi lo firmi SID, o BarackObama, che importanza può avere? Buona giornata a tutti.

  • Io sono per la registrazione, troppo comodo proteggersi dietro l’anonimato. Se si vuol scriver qualcosa bisogna prendersi le relative responsabilità. Magari senza buttarla in politica as usual. Si guadagna in credibilità, sia l’area commenti sia il sito stesso.
    Peraltro abbiamo seguito l’evolversi della rete, da una miriade di siti/blog/news che consentivano l’anonimato all’avvento, anzi all’irruzione di FaceBook che impone l’identità. Certo anche su FB ci sono profili fake…ma FB Italia, come le altre filiali, sta facendo un grande lavoro di pulizia degli stessi. Poi che piacere si può avere ad essere anonimi? Ma come tutti vanno in cerca dei 15 minuti di notorietà e poi si preferisce l’anonimato?
    No no…meglio registrarsi.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Ne “Il Progetto”, voi (voi redazione) scrivete di auspicare la creazione di una comunità entro il vostro Artribune; una comunità virtuale entro la quale i lettori siano parte integrante di questo vostro profetto interattivo.
    Bene, io ritengo che sarebbe bello se ciò avvenisse. Il punto è che sul web qualsiasi community è – per potersi definire tale – regolata da iscrizione al sito da parte dei partecipanti. Diversamente non può e non potrà mai essere una “comunità”, bensì un mero luogo di passaggio in cui chiunque può usare l’identità di chiunque altro; in cui diventa difficile evitare le risse e la deriva distruttiva del dialogo è quasi sempre l’effetto ultimo… Ma suvvia, quale civiltà vogliamo augurarci? E’ sotto gli occhi di tutti ciò che accade regolarmente su Exibart; è stato persino pubblicato un articolo, là, che descrive proprio queste continue derive di dialoghi i cui partecipanti non hanno il minimo interesse ad alcunché di costruttivo, in cui si finisce sempre per buttarla su un piano di attacchi “ad personam” e così via.
    Richiedere l’iscrizione, viceversa, permette 1) di creare una netiquette a cui tutti devono attenersi (netiquette=educazione, regole di civiltà… esistono ovunque a qualsiasi livello della nostra vita quotidiana, perché qua no?! Artribune vuole essere una realtà seria o un veicolo di sfogo delle altrui frustrazioni?!); 2) evitare l’appropiarsi dell’altrui identità, sia essa nome&cognome o semplicemente nick… se qualche commento appare a mia firma io devo avere la garanzia che sia io ad averlo pubblicato e non qualcun altro; questo è anche un modo per responsabilizzarmi in ciò che pubblico; 3) grazie all’iscrizione i partecipanti della community potrebbero avere uno spazio messaggi a loro disposizione per potersi contattare privatamente qualora lo ritenessero opportuno.
    Questa è una comunità virtuale, ed è possibile solo grazie all’iscrizione.
    Il resto sono chiacchere, come quelle di chi dice che la civiltà la si modera con l’educazione, la cultura… Non è una soluzione, questa. Su Exibart non c’è civiltà perché non essendoci regole gli incolti e gli ineducati sono liberi di imperversare.
    Vogliamo che ciò avvenga anche qua? Senza regole per quale ragione, che si capisca, ciò non dovrebbe avvenire?
    Qualcuno me lo spieghi, di grazia…

  • hm

    scusa mario bucolo ma ora che so il tuo nome non mi dice assolutamente nulla . se ti fossi chiamato BUCO forse mi sarebbe rimasto più impresso . anche youtube impone l’identità ma il punto è che una persona può scriverci qualsiasi cosa nell’identità, se si tratta di mettere una registrazione alla facebook o youtube in ogni caso mi pare una mossa totalmente innocua, nel senso che alla fine non mi sfiora e non pregiudica a nessuno il fatto di scegliersi un nome random . per il discorso precedente dell’anonimo spammatore che ha scritto in loop fosse possibile grazie alla registrazione impedire commenti da parte di diversi utonti con lo stesso nome rispondo che basta scambiarsi le password (chiedere ai vari luca rossi di splinder per conferma) . questo post mi sembra completamente inutile, va bene giusto per creare un flame fare il record dei commenti e attirare anonimi spammatori in crisi d’identità .

  • C.V.D.

  • Lorenzo Marras

    Voglio dire anche io la mia… Ho assistito alla serie di commenti rilasciati ieri in calce all’altro articolo “Italietta & Arcitaliani”.
    Mi permetto di rilevare già alcuni aspetti:
    Nel giro di una sola giornata su una proposta civile ed argomentata (condivisibile o meno) pochissimi sono entrati nel merito, cercando di controargomentare alle motivazioni addotte a sostegno dell’iscrizione obbligatoria. Ma, per lo più, abbiamo assistito ad offese (di uno in particolare, sempre il solito…) e riferimenti a colui che aveva avanzato la proposta. Come al solito, insomma, come ciò che avviene regolarmente su Exibart. E avviene perché non ci sono regole ed ognuno si sente libero di poter dire tutto ciò che vuole.
    Non è indice di grande serietà sostenere un commentario del genere.

    Mi permetto, altresì di riportare qua, ora, un commento apparso nell’altro articolo, a firma Davide W. Pairone:

    “La richiesta è un po’ ingenua perché giustamente artribune ha tutto il diritto e l’interesse a fomentare la piazza anche attraverso filtri blandi e news controverse e piccanti.

    Poi sta ai lettori decidere se intervenire prendendosi qualche rischio, se imbastire un dialogo corretto o buttarla in rissa, giocare o ragionare o, talvolta purtroppo, sfogare frustrazioni.

    Magari sarebbe auspicabile un maggior coinvolgimento della redazione stessa, sia nei commentari sia con messaggi privati. Intervenire quando occorre un po’ di diplomazia per ragionare con le teste calde senza bannare o censurare. Insomma, soft power per bilanciare gli eccessi di tensione, conciliando l’impeto e l’energia della piazza con la compostezza del salotto.

    Utopia? Certo l’impegno per la redazione sarebbe assai gravoso ma varrebbe la pena tentare.”

    Quello che Pairone dice è condivisibile, l’idea – di alcuni (o molti che siano) – è proprio quella – che anime impure, eh! – ritenere che la redazione abbia tutto di guadagnato a favorire la tendenza al litigio e all’inciviltà. Del resto in ogni ambiente, in arte come altrove, evidentemente la maggior parte della popolazione preferisce le risse da talkshow al dialogo civile. Dunque lasciare che tutto prenda la via della caciara significa accrescere la partecipazione al sito.
    Ovviamente accrescere tale partecipazione a scapito della sua serietà e credibilità – e non si ricorra agli “auguri” che ciò non avvenga. su Exibart avviene e avverrà anche qua, perché non dovrebbe se nulla cambia rispetto a Exibart?!
    Certo, come dice Pairone augurarsi che le cose cambino e che la redazione decida per l’iscrizione obbligatoria è un tantino ingenuo (e anche utopico); ma almeno smascherare i reali interessi della redazione – nel caso fossero questi, ovviamente, cosa che per ora mi sento solo di poter ipotizzare – è già qualcosa. Se altrove si dichiara di voler realizzare un prodotto serio e credibile non si può poi dimostrare il contrario rifiutando di istituire l’iscrizione obbligatoria senza addurre motivazioni del perché si ritiene migliore la struttura del commentario che già vige su Exibart.

    • Ho saputo dell’esistenza di questo sito , solo questa mattina, leggendo un articolo della Regione Toscana (riguardo il licenziamento della Redazione di Exibart da parte della nuova Proprieta’) e una segnalazione di Daniele Capra nel suo blog. Bene.
      Mi rivolgo , pertanto, all’estensore dell’articolo a fima “Lorenzo Marras” del 29.03.11 per chiedere a Lui personalmente , cortesemente, quali i motivi nell”uso del mio nome . Puo dare la risposta all’ indirizzo : [email protected].. .sappia che sono lusingato di detto , immeritato onore e mi sembra giusto ringraziarlo pubblicamente.

      Hm caro, su Google non ci sono per il semplice fatto che io Non sono :
      a) – ne’ artista
      b) – ne’ Curatore
      c) – ne’ critico D’arte
      d) -ne’ uomo di cultura ( si dice cosi?)
      e) -ne’ addetto ai lavori (che brutta parola – l’ho appresa da Luca Rossi)
      insomma per farla breve, sono una persona qualunque che per puro caso , un giorno, entro’ nel sito Exibart ed ebbe il piacere di leggere cio’ che lo stesso pubblicava . Tutto qui.
      hm caro, se Vuoi puoi scrivermi anche tu , allo stesso indirizzo e magari possiamo anche parlarci al cellulare ( oh hm , paghi tu eh).

      Un saluto a Tutti.

      LorenzoMarras

  • hm

    cvd non ti conosco e non ti voglio conoscere né darti confidenza .

  • hm

    marras spiegami cosa cambia con la registrazione obbligatoria e soprattutto l’utilità di questo articolo . se scrivo lorenzo marras su google mi appaiono 5-6 diverse persone, come faccio a sapere chi sei tu? ma soprattutto scusa se insisto, cosa dovrebbe fregarmene? a me interessa quello che viene scritto e basta, non chi lo scrive .

  • Essì, davvero cvd

    HM è il paradigma di tutto ciò che si potrebbe evitare con l’iscrizione obbligatoria, non credo che nessuno sentirebbe la sua mancanza qualora, grazie a una semplice netiquette, egli fosse tenuto a smetterla di inveire contro chiunque mediante offese e attacchi alla persona. A

    Inoltre egli continua a concentrarsi su un’unico punto della questione, ignorando del tutto che i vantaggi – almeno per noi, forse meno per lui – sono diversi: perché non spiega come si potrebbe evitare a qualcuno di appropiarsi dell’identità di qualcun altro scrivendo a suo nome/nick, senza ricorrere all’iscrizione obbligatoria? Se ora io cominciassi a mandare tutti a quel paese firmandomi HM chi potrebbe evitarlo?

    Comunque sia, ancora le motivazioni per cui sarebbe più vantaggioso per i commentatori evitare l’iscrizione obbligatoria mancano. Questo rimane l’aspetto più rilevante, perché nessuno riesce a mostrare i maggiori vantaggi della non-iscrizione rispetto all’iscrizione. Gli unici vantaggi, mi pare, li traggono coloro che, come HM, trovano soddisfazione unicamente a duellare egoticamente col proprio prossimo.

  • Giovanni Adelmi

    La cosa divertente è che qua si sta discutendo dell’iscrizione come se fosse un’idea astrusa e assurda di un qualche folle che non ha la minima idea di come funzionino le cose nel web. Invero l’iscrizione esiste da anni su moltissime community e forum, non ci vedo nulla di così stravagante nella registrazione… Se molti siti la adottano dei motivi ci saranno, possono essere condivisi oppure no, ma i motivi ci sono; non si può risolvere la cosa dicendo “che senso ha?”, il senso ce l’ha eccome!
    Poi c’è chi preferisce l’anarchia totale e avrà le proprie ragioni e chi preferisce un po’ di regolamentazione e avrà la proprie ragioni. Ma liquidare la questione come se fosse un’assurdità, beh, questo si è assurdo.

  • Vi è anche un problema di carattere legale, quando (se già non lo è) Artribune sarà una testata registrata, il direttore sarà responsabile di quanto si scrive anche tra i commenti. Si certo la giurisprudenza si divide, ci sono state sentenza favorevoli e contrarie alla responsabilità dei direttori di blog…ma nel caso di testata giornalistica la prospettiva potrebbe cambiare. Ma vale la pena comunque spender soldi in avvocati nel caso HM o pincopallo si scagliasse con termini ingiuriosi o fortemente denigratori verso attori del settore dell’arte?

  • hm

    ah sì e che offesa ti avrei scritto bucolanonimo? semplicemente ho scritto che non ti conosco né ho la minima intenzione di conoscerti visto che tu mi hai attaccato per primo . mi interessa quello che scrivi non chi sei, ma pare evidente tu non abbia argomenti . classico . se non senti la mia mancanza in compenso GODO .
    ps
    un’unico punto della questione presuppone la mancanza di accento . ci vorrebbe una netiquette anche per gli errori di grammatica .

    -Comunque sia, ancora le motivazioni per cui sarebbe più vantaggioso per i commentatori evitare l’iscrizione obbligatoria mancano. Questo rimane l’aspetto più rilevante-

    no . sbagliato . l’unico aspetto rilevante è che non c’è differenza tra iscrizione obbligatoria e non iscrizione .

    -perché non spiega come si potrebbe evitare a qualcuno di appropiarsi dell’identità di qualcun altro scrivendo a suo nome/nick, senza ricorrere all’iscrizione obbligatoria?-

    questo può succedere anche con l’iscrizione obbligatoria, basta scambiarsi le password bucolo, cosa ci vuole? chiedi ai lucarossi per conferma .

    -Se ora io cominciassi a mandare tutti a quel paese firmandomi HM chi potrebbe evitarlo? –

    nessuno, però a quel punto scriverei alla redazione per individuare l’ip e sputtanarti pubblicamente . certo potresti continuare ad agire in questo modo infimo, ma il punto è che sarebbe un modo di agire da essere inferiore indipendente dal fatto che ci voglia la registrazione o meno (potresti sempre registrarti come HenryMiller per esempio e insultare tutti come HM, chi te lo impedisce?) .

    • Aahaha

      Ahaha scriverei alla redazione! Ma che cosa tocca leggere… Certo, questo sì è un modo per semplificare la questione!, mooolto più complicato sarebbe farlo mediante una semplice iscrizione. Ma va va : )

      “Non c’è differenza tra iscrizione obbligatoria e non iscrizione” che dimostrazione argomentata sarebbe? Mah… a volte si resta basiti… e c’è ancora qualcuno, qua, a cui fa piacere l’imperversare di soggetti simili?

      Scambiarsi le pass è una scelta di chi detiene la pass e dunque è mia scelta consentire ad altri di usare il mio nome/nick. E’ una cosa ben diversa dal fatto che chiunque se ne potrebbe appropriare MIO MALGRADO. Se io consegno la pass a qualcuno e quel qualcuno offende o inguiria ne rispondo comunque IO.

      • hm

        scusahahah ma non si capisce assolutamente nulla di quello che hai scritto, argomenta meglio se vuoi una risposta o se sei minimamente interessato a confutare quello che ho scritto in precedenza senza offendere . un esperto di informatica potrebbe rubarti la password a tua insaputa e usare il tuo nome, sì ne risponderesti tu allo stesso modo se non conosci l’ip . la registrazione o meno non è un argomento interessante, né eviterebbe che la maggior parte della gente si presentasse anonima sul sito . si torna sempre allo stesso punto, e cioè che spammare in loop per un argomento del genere frignando per la censura (d’obbligo in questo caso) è da utontebeti .

  • hm

    – La cosa divertente è che qua si sta discutendo dell’iscrizione come se fosse un’idea astrusa e assurda di un qualche folle che non ha la minima idea di come funzionino le cose nel web. –

    no . è assurdo stare a discuterne come se dovesse cambiare qualcosa nel funzionamento del sito, è diverso .
    infatti ieri vista la virulenza dell’anonimo spammatore incontinente pensavo che l’intervento si riferisse a una registrazione connessa agli ip o qualcosa del genere (con limitazioni da terminali diversi), non a una semplice registrazione di un qualsiasi social network . è assurdo spammare e scrivere 30 commenti OT no stop su diversi post per chiedere una banalità del genere, questo sì . il fatto che exibart sia professionale o meno non dipende certo dalla registrazione obbligatoria, penso che fin lì ci arrivino tutti . e di conseguenza stare a spammare per un argomento del genere è da utonto ignorante .

    • Caro HM

      Caro HM, sei talmente in preda all’ansia agonistica che non ti avvedi nemmeno delle evidenti contraddizioni in quello che scrivi : ))
      Dici “è assurdo discutere come se dovesse cambiare qualcosa”, e poi ti lamenti del folle che ieri ha spammato per giorni :) cosa che, ovviamente, non avverrebbe qualora ci fossero maggiori regole rispetto a all’anarchia attuale.

      Molti hanno la capacità di ampliare il proprio orizzonte d’osservazione talmente ristretta da non cogliere che ciò che è avvenuto ieri, lo spam, l’anonimato del folle, le polemiche seguite ecc., che tutto ciò altro non ha dimostrato se non proprio le falle di un sistema del tutto privo di regole come questo (e come Exibart)! Il “folle” ha dimostrato, con la propria “follia”, come sia facile che tutto scivoli lungo quella deriva che egli si auspica di evitare; e lo ha dimostrato proprio perché si auspicava di evitarla. Aahah ma, altrimenti, che senso avrebbe, se egli desiderasse l’anonimato e il caos che ha generato, chiedere al contempo la registrazione obbligatoria?

      Sveglia gente!

      • Redazione

        E’ falso dire che in presenza di una registrazione rigida si potrebbero evitare i “folli” spammatori. Non si potrebbero evitare affatto e avrebbero la medesima possibilità di comparire che hanno ora. Semplicemente dovrebbero rilasciare una mail valida. Capirai…

      • hm

        sì ok di fronte a spam così demente e massiccio hai sicuramente ragione tu, la registrazione è fondamentale . in effetti in anni di frequentazioni di forum non mi è mai capitato di notare un utente così stupido come lo spammatore di ieri .

        -Il “folle” ha dimostrato, con la propria “follia”, come sia facile che tutto scivoli lungo quella deriva che egli si auspica di evitare; e lo ha dimostrato proprio perché si auspicava di evitarla.-

        il punto è che l’intervento di ieri non era indice di follia ma solo di stupidità, poteva benissimo scrivere in privato alla redazione se aveva quest’ansia identitaria . la follia può coesistere benissimo con una registrazione definita da nome cognome e data di nascita, anzi delle due si annida meglio negli ambienti più insospettabili .

  • Redazione

    Ma nessuno nota che la registrazione, pur rigida, al momento in cui qualcuno avesse voglia di dire quella data cosa senza apparire potrebbe essere comunque aggirata? Basterebbe farsi una nuova e-mail, registrarsi di nuovo, aprirsi con un nuovo profilo e commentare senza apparire con il proprio classico account. E allora che senso avrebbe, tutto questo, salvo quello di rendere più macchinoso il commentario e dunque di diminuire il potenziale numero dei commentatori? Che senso avrebbe se tanto, comunque, come accade ora, chi vuole apparire col proprio nome apparirebbe e chi non vuole non apparirebbe?

  • Sullo stesso principio che senso ha la carta d’identità quando si può falsificare?

    • me.giacomelli

      Caro Mario,
      a parte che il principio è diverso, ma non cogli almeno una differenza, ossia che “falsificare” l’identità di un commento è più semplice che non falsificare la carta d’identità? Per la prima basta creare un falso profilo, per la seconda è un tantino più complesso. E poi suvvia, non esageriamo con i paragoni: se faccio una rapina in banca compio un furto come quando colgo un fiorellino dal prato del vicino, e il principio è lo stesso. Ma, insegna Aristostele, la giustizia ha senso solo se affiancata e perfezionata dall’equità. In altre parole: giusto stabilire dei principi, ma equo adattarli al singolo caso.

      • Si ma dai stavo sdrammatizzando che qui la cosa sembrava assumere importanza da comitato di sicurezza dell’ONU

  • Ma allora che lo avete aperto a fare st’argomento?

  • Davide W. Pairone

    il mio intervento citato da Marras è stato lievemente distorto: non mi interessa accusare la redazione di “connivenza” con le teste calde per tornaconti in termini di contatti. La piazza selvaggia e i toni accesi spesso deviano il corso di un dibattito approfondito ma altre volte lo riattizano, lo riattivano anche al di fuori di ipocrisie, piedi di piombo, strategie discorsive.
    Il mio auspicio, ripeto e chiarisco, è che la redazione intervenga con costanza nei dibattiti e regoli i commenti senza lo strumento della registrazione o della censura. Una voce autorevole (non autoritaria) può instradare i commenti, evitare gli off topic, sedare gli animi quando occorre. In generale mi sembrerebbe una strada percorribile quanto impegnativa ma coerente con la linea editoriale confidenziale e presente quotidianamente nella vita del sito

  • Per HM

    Gen.le HM, se come Lei dice non v’è alcuna differenza tra l’iscrizione obbligatoria e la non iscrizione, che l’una vale l’altra, allora a che pro perdere tutto questo tempo a intervenire a favore della non iscrizione come Lei sta facendo?
    Mah….

    • hm

      a parte il fatto che ci ho perso 15 minuti 15 (ho solo avuto il tempismo di esserci nei primi commenti) questa disputa mi sembra inutile, non è la registrazione che può rendere migliore o peggiore questo sito secondo me, non è nemmeno un argomento che mi interessi particolarmente . sono intervenuto per far notare come l’intervento spammatorio dell’ANONIMO di ieri fosse ingiustificato e basta . oltre che in palese ricerca di censura . sono accusato di cercare lo scontro da gente che si permette di spammare 50 commenti col copiaincolla su altrettanti post? fate ridere .
      se ci sarà o no la registrazione non mi tange minimamente, uso sempre lo stesso nome dal primo commento e continuerò a farlo .

  • matita

    Io sono per l’anonimato, che oltretutto non è obbligatorio mi pare.
    Penso ai tanti artisti che nella storia hanno utilizzato pseudonimi per essere anonimi, penso alla freschezza di un pensiero messo in circolo senza doverlo necessariamente targare, e penso pure che l’ ‘iscirizione obbligatoria’ nelle cose dello spirito sia un concetto cupo e paradossalmente barbaro.
    Siamo tutti d’accordo sul valore inestimabile delle pasquinate nella Roma teocratica del Cinquecento, o no? o no??
    La libertà di mascherarsi e anche nascondersi in materia di espressione intellettuale non ha prezzo, per tutto il resto… ci sono comunque le leggi!
    Viva Voltaire! viva Tocqueville! Viva Pasquino!

    • Per matita

      Il tuo esempio non c’entra nulla con l’anonimato. Esistono esempi di “soggetti collettivi”, per citarne uno: Luther Blisset. Ma non si tratta di anonimato! Sotto lo pseudonimo Luther Blisset operano una serie di soggetti fisici di cui il pubblico non conosce il nome proprio ma ciò non toglie che di ciò che viene firmato Luther Blisset nessuno sia tenuto a risponderne o che nessuno di preciso (di fisico) abbia diritti su ciò che viene firmato Luther Blisset.
      Qua, invece, come su Exibart chiunque è libero di usare una qualsiasi identità scelta da chiunque altro! Nessuno ha diritti e nessuno ha doveri, Tu credi che chi, in ambito artistico, per es., adotta uno pseudonimo – sia esso un singolo individuo o un insieme di individui – non abbia/abbiano alcun diritto e dovere in relazione a tale pseudonimo??
      Tu puoi forse (avere il diritto di) esporre un’opera a firma, chessò, Vedovamazzei senza essere Mariastella Scala o Simeone Crispino, o senza avere avuto da loro il permesso? Ovviamente no.
      Qua, invece, chiunque può usare l’identità di chiunque altro, perché non vi sono regole in merito.

      • rick

        l’esempio calzante in questo caso è invece proprio Pasquino
        poter dire la propria, punto
        senza autorialità
        è incalcolabile e inestimabile la ricchezza che questo implica
        ma per favore!

        • rick

          (e lo capisce pure un poppante, non bisogna aver letto tutto Isaiah Berlin)

          • luigi

            Molto semplicemente: ci sono due principi entrambi legittimi e rispettabili: libertà assoluta d’esprimere la propria opinione da un lato e autorialità/autorevolezza dall’altro

            La mia idea è che in un commentario sull’arte il primo principio non può che prevalere sul secondo

            saluti

  • Luca

    La questione è semplice, tutta la società in qualsiasi sua espressione che si definisca “seria” – come la redazione di Artribune definisce Artribune -, che tale espressione sia reale o virtuale, adotta strumenti a tutela dell’identità dei suoi membri. La carta di identità ne è un esempio, ma moltissimi sono gli strumenti più o meno vincolanti.
    Non si capisce ancora il perché la redazione osteggi così tanto l’iscrizione obbligatoria. Sono state avanzate delle ipotesi – per es., il fatto che alla redazione l’anarchia faccia comodo per avere più “audience” – alle quali la redazione non risponde. Si può dire che, allorché si optasse per evitare l’iscrizione obbligatoria, la motivazione non è quella suddetta; ma comunque si dovrebbe spiegare quale altro motivo viene addotto.
    E’ ridicolo , RIDICOLO, sostenere che tutti i limiti dell’iscrizione obbligatoria potrebbero essere elusi in un qualche modo più o meno complesso. Tutte le leggi, tutte le regole in un qualsiasi contesto civile possono essere più o meno eluse; ma ciò non significa che tantovarrebbe vivere senza leggi e senza regole! Ma che razza di discorsi sono?!
    Redazione, così facendo non fate altro che avvallare l’ipotesi che a voi l’anarchia faccia comodo per fare “audience”, altro che serietà di cui vi vantate tanto!
    Per non parlare dei vantaggi che l’iscrizione comporta. Come, per es., una messaggeria dedicata a ogni utente in modo da potersi contattare anche privatamente senza essere costretti a fornire pubblicamente la mail…

  • Redazione

    Luca sai che ci sono paesi, e sono le democrazie più avanzate della terra, dove la Carta di Identità non esiste. Giusto per dire…
    Ma non è che questa necessità di smascherare l’anonimo è una roba molto molto molto italiana per cui conta più CHI dice qualcosa piuttosto che COSA dice?

    • CVD

      E infatti è talmente scarsa l’importanza del preservare la propria identità e talmente più ampia l’importanza del “ciò che si dice” sul “chi lo dice” che voi vi siete stampati AUTHOR sui messaggi.
      Ma per favore…
      Tanto più che obbligo di iscrizione non significa – di necessità – mettere il “chi lo dice” innanzi al “ciò che si dice”. Tanto senza iscrizione che con l’iscrizione ciascuno è libero di concentrarsi sul ciò che si dice piuttosto che sul chi lo dice, e viceversa.
      Che discorsi ridicoli…

  • Ma la redazione ci fa o ci è?

    Qua continuamo a concentrarci sul fatto che con la registrazione obbligatoria chiunque potrebbe iscriversi con più nomi/nick… cosa che avviene anche ora, ovviamente.
    Ma non è questo il punto! Il punto è che io posso anche iscrivermi con 10 identità diverse ma QUELLE IDENTITà POTRà USARLE SEMPRE E COLO CHI LE HA CREATE, E LUI SOLO SI PRENDERà LA RESPONSABILITà DI QUELLO CHE VIENE SCRITTO CON QUELLE IDENTITà.

    E poi scusate, ma guara un po’ chi predica bene e razzola male… La redazione sostiene tanto che l’iscrizione non serve a nulla però, intanto, la propria identità ha deciso bene di tutelarla!! Ma guarda un po’… come mai la redazione ha deciso di pubblicare i propri commenti mettendo una fascietta AUTHOR in testa al commento?? Forse perché non è piacevole che qualcuno scriva a nome della redazione non essendo un membro della redazione?
    Bene, perché questo discorso è sensato applicarlo a voi (redazione) e così assurdo a noi che commentiamo? Perché certe tutele sono giuste per voi e assurde per noi?

  • cristiana

    Bisogna prendere le ferie per leggere tutti i commenti! bene bene!
    Io sono per l´anonimato come possibilitá. La regola che ogni commento debba essere firmato con nome e cognome porta con se´ una conseguenza inevitabile: mancanza di spontaneitá. … e….dio non voglia… : il politically correct!
    Viva gli ‘aridatece il Guercino’ !!
    I “furbetti” non durano, comunque, molto, se non hanno nulla da dire.
    Per quanto mi riguarda oltre a ció non ho nulla da dire. Ma molto da leggere. e vorrei anche divertirmi ogni tanto.
    Bravi a tutti, continuate cosí e in bocca al lupo!

    • Ma quale spontaneità a rischio?

      Mica si tratta di mettere nome cognome indirizzo e numero di telefono. Ma che discorsi sono? Si tratta di scegliere un’identità. Ognuno è libero si sceglierla più o meno fittizia, ma sarà sempre un’identità con un referente stabile! Nessuno se ne potrà appropriare.
      Boh… a me sembra che funzioni così in qualsiasi community seria. Da Face Book a qualsiasi forum o chat… Si usano dei nick e delle password legate a quei nick, si perde forse in spontaneità?? Ma va.. si hanno solo più diritti e più responsabilità, e in più si sa sempre che se mi rivolgo a Tizio dietro quel nick c’è sempre lui e non qualcuno che ha rubato la sua identità.

      • cristiana

        hops. per me usare un nickname significa restare anonimi. mi deve essere sfuggito qualcosa… va ben, auf wiedersehen!

  • zu

    ma quale audience!
    ci sono principi non negoziabili in materia di confronto intellettuale!
    (per quanto mi riguarda meno si è e meglio si sta!)

    parafrasando quel tale: chi baratta la libertà (qui la possibilità dell’anonimato) per l’ ‘autorevolezza’ non merita né l’una né l’altra

    parafrasando Nietzsche (che dice ‘non ti fidare dei pensieri che vengono quando sei in poltrona’)
    ‘non ti fidare dei pensieri che vengono quando vige l’ ‘iscrizione obbligatoria’ del pensante’

    e soprattutto:
    vive l’amour!

  • ronny

    viva la libertà d’espressione e i pensatori veri che in quanto tali non si firmano mai volentieri perché guardano ciò che gli è venuto da dire e non chi sono
    forza artribune!

  • aldo

    non ci cascare Artribune!!!!
    qualcuno che esagera ci sarà pure stato, ma non si butta via il bambino con l’acqua sporca!!!
    lo dice sempre pure mia nonna che ne ha viste tante e è appassionata d’arte!!!!

  • Giuseppe Leoni, Pesaro

    “Noi, qui dall’altra parte, siamo un filino spiazzati e frastornati”
    Queste le parole della redazione nell’articolo in calce al quale stiamo commentando.

    Ma di cosa state parlando? Voi avete già deciso per l’anarchia, non un commento da parte vostra è stato scritto a favore dell’ipotesi dell’iscrizione obbligatoria. Ma smettetela di prendere in giro chi vi legge, parlando di serietà, comunità ecc.ecc.
    A voi interessa solo tenere alta la frequentazione del sito, anche a scapito della qualità e credibilità di tale frequentazione, altro che begli ideali! A voi interessa fare “audience” perché essa porta soldi. Altre ragioni sensate non ve ne sono, il resto è rumore di unghie sui vetri.
    Lo si ode lontano un miglio…

    Ad ogni modo è inutile parlare con chi fa orecchie da mercante, ben sapendo di non poter difendere la propria indifendibile posizione.

    Così prendo atto delle parole di Mario Bucolo:
    “Vi è anche un problema di carattere legale, quando (se già non lo è) Artribune sarà una testata registrata, il direttore sarà responsabile di quanto si scrive anche tra i commenti. Si certo la giurisprudenza si divide, ci sono state sentenza favorevoli e contrarie alla responsabilità dei direttori di blog…ma nel caso di testata giornalistica la prospettiva potrebbe cambiare. Ma vale la pena comunque spender soldi in avvocati nel caso HM o pincopallo si scagliasse con termini ingiuriosi o fortemente denigratori verso attori del settore dell’arte?”
    Se le cose stanno come afferma il sig. Bucolo, in caso di ingiurie, offese, appropriazione di identità, riterrò responsabile la redazione di Artribune e su di essa mi rivarrò anche per vie legali.

    Auguri per la vostra/nostra nuova avventura

    • me.giacomelli

      Caro Giuseppe,
      ribadisco, l’iscrizione obbligatoria non è sinonimo di assenza d’anonimato. Ripeto ancora: basta farsi una mail su Gmail con un account casuale e fare l’iscrizione. Mi dirai: si può tracciare la provenienza. Certo, ma se voglio scrivere cose illegali, lo faccio da una biblioteca, da un hot spot aperto, da un internet point. Quindi forse la questione va posta in maniera diversa: volete un forum “pesantemente” moderato? Ma poi non scatterà immediatamente l’accusa di censura? In Exibart i commenti venivano non approvati (qui invece non c’è alcuna “moderazione”) quando i contenuti sfociavano nella diffamazione et similia. E qui entra in gioco la questione legale: prima di ipotizzare quali saranno le conseguenze di un commento ingiurioso ma non diffamatorio, vai a vedere qualche commentario di calcio. E vedrai che, dal punto di vista legale, beninteso, i margini sono assai ampi per il direttore responsabile.

      • Luisa

        Gent.le Giacomelli tu continui a concentrarti su un unico aspetto della questione, eludendo tutti gli altri. Perché lo fai?
        Potresti cortesemente spiegare perché, pur essendo stato ribadito più volte, non fai minimamente cenno all’aspetto per il quale se il nome/nick XY viene registrato, il soggetto che lo registra HA LA GARANZIA che sarà solo lui o chi da lui verrà autorizzato ad avere diritto ad usarlo?
        Qualcuno qua ha fatto presente che voi della redazione pur criticando queste modalità di identificazione certa dell’autore del commento, le adottate usando, per es., la scritta AUTHOR su molti dei vostri commenti. Dunque, per voi è utile e saggio avere il diritto a non essere derubati dell’identità, per gli altri commentatori no.
        A me sembra una chiara contraddizione. Ciò che è utile e saggio per voi lo è allo stesso modo per i commentarori.

  • Uni

    Una domanda, quando richiederete la registrazione, rilasciarete anche il sito vero? Per ora sembra un lucignolo dell’arte, presente il programma di italia uno di mario giordano… Insomma, un po’ di impegno ragazzi

    • me.giacomelli

      Off-topic (e indegno di risposta). Ma utile per domandare ai sostenitori dell’iscrizione obbligatoria: questo commento andrebbe eliminato? O non sarebbe stato postato? In questo secondo caso, non si rischia di figurare come uno dei tanti siti che non accettano critiche, per insulse e ingiustificate che siano?

  • Chi

    “… la parola “database” viene spesso usata come abbreviazione dell’espressione database management system (DBMS),… si riferisce a una vasta categoria di sistemi software che consentono la creazione e la manipolazione (gestione) efficiente dei dati di un database.”
    http://it.wikipedia.org/wiki/Database

  • un’amica

    ma cosa dici caro uni??
    è già molto più bello di quanto tu possa solo riuscire a pensare..
    perchè è evidente che puoi solo criticare realtà che tu non sapresti neppure da dove iniziare a realizzare… ma resta con noi se vuoi roderti il fegato

  • zu

    forza cristiana! free ‘aridatece Benozzo Gozzoli’ per tutti!

  • Lo spazio solo a coloro che hanno il coraggio delle proprie opinioni. Contributi costruttivi. Se non ora quando? Partiamo con autorevolezza. Astenersi, delatori, perditempo.

    • Luisa

      Cara Caterina la questione è sotto gli occhi di tutti.
      Artribune (pensa tu che nome altisonante hanno scelto!, peccato che, di fatto dell’autorevolezza stiano dimostrando di infischiarsene bellamente) è, attualmente, l’unico grande sito – oltre a Exibart – che si propone di occuparsi di informazione e approfondimento legati all’arte. Essendo appena nato, Artribune non ha certo la stessa affluenza di utenti di Exibart, nemmeno un po’. Così le prospettive che si impongono sono sostanzialmente due:
      1) porsi come “rivali” di Exibart, cercando di utilizzare la stessa politica – anzi, se più becera ancora meglio – di Exibart: “venite gente, venite! Da noi i commenti non passeranno nemmeno sotto il vaglio pre-pubblicazione!! qua potete essere chi volete, volete essere Luca Rossi, volete essere HM, volete essere Lorenzo Marras?? qua potete rubare l’identità che più vi aggrada!! Volete offendere e dileggiare??, non c’è problema abbiamo pensato di adottare il lassismo/menefreghismo più becero!!! Perché lo facciamo??, ma perché più commenti più banner, più banner più soldi; e al diavolo la qualità del commentario!, a noi interessa portare via a Exibart più frustrati possibile”
      2) porsi come “alternativa” a Exibart: “signori, questo è – come abbiamo dichiarato ne IL PROGETTO un sito serio e credibile, essendolo a livello redazionale ci teniamo che lo sia anche a livello di commentario. Noi non intendiamo – anche perché non avremmo alcuna possibilità di “vincere” – metterci in competizione con Exibart, no, noi ci poniamo come un’alternativa civile di cui i partecipanti, voi lettori, sono parte integrante e dunque hanno diritti e doveri: il diritto alla propria identità, al rispetto da parte di tutti i membri, e il dovere circa la responsabilità di ciò che scrivono”.

      Queste sono le due prospettive, è chiaro che, purtroppo la redazione di Artribune ha già optato per la prima. Con evidente contraddizione rispetto alle belle parole espresse ne IL PROGETTO (http://test.artribune.com/progetto/), dimostrando così – oggettivamente – di prendere in giro gli utenti e – a mio parere – di compiere una scelta sbagliata anche dal punto di vista politico: non sarà vincente mettersi in competizione con Exibart, molto più lo sarebbe stato creare un “prodotto” davvero serio e credibile con le maggiori garanzie che l’iscrizione obbligatoria comporta.
      A coloro che avrebbero sperato in una scelta coraggiosa e seria non resta che prendere atto di ciò ed evitare di frequentare Artribune.

      Adieu

      • Liudmilla

        Mai possibile che si debba continuare a tollerare questo raffronto Artribune — Exibart? Ma avete letto negli ultimi giorni le news che escono su Exibart? Volete che vi metto qui un digest? E basta!!! Exibart non esiste più, se non ci credete andateci e leggete.

        • Cara redazione prendilo tu il digestivo

          ehehe ma smettetela dalla redazione, siete ridicoli :) siete ridotti e dovervi fingere lettori per autosostenervi. Ma dove pensate di andare continuando così?
          Forse è meglio che sia tu a prendere un diger, noto un eccesso di acidità :)

  • zu

    in alternativa free ‘aridatece Francesco Lo Savio!’ per tutti
    (sempre solo i grandi)
    ma belli mascherati eh!

    • luigi

      Molto semplicemente: ci sono due principi entrambi legittimi e rispettabili: libertà assoluta d’esprimere la propria opinione da un lato e autorialità/autorevolezza dall’altro

      La mia idea è che in un commentario sull’arte il primo principio non può che prevalere sul secondo

      saluti

  • anton

    Cito: “E poi scusate, ma guara un po’ chi predica bene e razzola male… La redazione sostiene tanto che l’iscrizione non serve a nulla però, intanto, la propria identità ha deciso bene di tutelarla!! Ma guarda un po’… come mai la redazione ha deciso di pubblicare i propri commenti mettendo una fascietta AUTHOR in testa al commento?? Forse perché non è piacevole che qualcuno scriva a nome della redazione non essendo un membro della redazione?
    Bene, perché questo discorso è sensato applicarlo a voi (redazione) e così assurdo a noi che commentiamo? Perché certe tutele sono giuste per voi e assurde per noi?”

    Aahah hai ragione, è davvero ridicolo tutto ciò. Sono anche convinto che gran parte dei commenti contro l’iscrizione siano inviati dalla redazione che si finge comuni utenti :) non può esserci tanta gente incapace di cogliere che con l’iscrizione obbligatoria avrebbe solo da guadagnarci: voi mettere il tuo nome e cognome? benissimo puoi farlo ma non sei obbligato, preferisci usare un nick? puoi fare anche questo; in compenso sai che tutto ciò che verrà firmato col tuo nome o il tuo nick è stato scritto da te! nessuno potrà firmarsi a tuo nome/nick!
    Ma io vorrei sapere chi, al di fuori di questi ridicoli commenti, è davvero felice all’idea che il proprio nome/nick possa essere utilizzato da chichessia… E’ assurdo anche solo pensare che qualcuno possa essere felice di una simile prospettiva.

    Certo è che se – come molto probabilmente sta accadendo – tutti o quasi (tranne, forse, HM che non vedo l’ora di poter mandare bellamente a quel paese tutti quanti) i commenti contro l’iscrizione sono inviati dalla redazione, beh, cara redazione, avete davvero pochi lettori su questo vostro nuovo sito. Siete sicuri che la vostra filosofia lassista sia così vincente? :)

    Auguri

  • ADESSO COMINCIANO A SPARIRE COMMENTI

    Aahah avete fatto sparire il commento di tal Liudmilla a vostro favore, e il commento che smascherava Liudmilla sostenendo che, in realtà GRAN PARTE DEI COMMENTI CONTRO L’ISCRIZIONE OBBLIGATORIA è INVIATO DA VOI DELLA REDAZIONE!
    Questa censura è la dimostrazione più evidente che le cose stanno così, vi fingeti utenti comuni per boicottare la proposta dell’iscrizione obbligatoria!

    Ma infatti è impossibile – come ho scritto in un altro commento – ANCH’ESSO CENSURATO – che ci fossero così tanti utenti non in grado di capire che dall’iscrizione obbligatoria c’è solo che da guadagnarci. A meno che, ovviamente, non si voglia usare il commentario per scaricare le proprie frustrazioni come fanno in molti, dileggiando e offendendo!

    Appena nati e già senza speranze eh…

  • E ORA, COME PER MAGIA, SONO RIAPPARSI

    Mamma mia, ma mettetevi d’accordo lì in redazione su ciò che intendete censurare o meno, non potete mica far sparire i commenti e poi farli riapparire! Ahaha ma che siamo ai giochi di prestigio?!

  • Chi

    Non sarà che tutta questa discussione nasce dalla originalissima idea di quel tal Luca Rossi che usando uno pseudonimo tipicamente italiano commenta e distribuisce giudizi ovunque e su chiunque?
    Se esistesse un solo Luca Rossi avrebbe ancora senso Luca Rossi?
    Per il resto, con o senza registrazione obbligatoria, nessuno riuscirà mai ad eliminare stupidità, banalità, insulti grevi e denigrazioni.
    Certo invece è che un bel archivio di indirizzi email torna utile a chi con questi archivi ci lavora e guadagna.
    Se poi un luogo serio per discutere deve essere un privé o salotto, senza fastidiosi imbucati, allora continuate a ritrovarvi tra soloni e lasciate perdere la rete.

    • Chi sarà Chi?

      Caro Chi (sei?), se lo pseudonimo Luca Rossi potesse usarlo solo colui che lo ha creato non sorgerebbero dubbi.

    • hm

      @chi
      ci avevo pensato anch’io al fatto che sta polemica sulla registrazione fosse nata dai lucarossi, ma non ho osato farlo notare visto che ero già stato usato come capro espiatorio per l’anarchia dei commenti e tacciato di attaccabrighe fomentatore di risse virtuali, addirittura ne avevo pensata una più perfida, con la registrazione dovrebbe essere impossibile notare gli ip degli anonimi (e arrivare di conseguenza a chi commenta), l’ip in teoria dovrebbe rimanere mascherato (o almeno non visibile facilmente) e quindi risulterebbe impossibile spiare gli ip alle varie persone che usano lo stesso nick attraverso registrazione e password, quindi se fosse così in realtà tutta questa polemica sarebbe nata per proteggere l’anonimato!!! tutto il contrario quindi delle nobili intenzioni esposte a favore della registrazione . ipocrisia a go-go forever . lucarossi sei stato nominato . salutaci hamlin baldini e morsiani . w gli ip visibili e le società non segrete .

  • Che peccato…

    Cara redazione di Artribune,
    vi scrivete gli articoli e ve li commentate. E’ un sito desolante, dove quattro gatti commentano; ma guardatevi intorno… voi meritate di restare soli con la vostra ipocrisia.
    Se foste un minimo più lungimiranti (oltre che corretti) capireste che soltanto provando a cambiare realmente le cose con l’iscrizione obbligatoria, non solo creereste un “prodotto” davvero serio e credibile, ma anche riuscireste a convincere tutti i lettori che non sono semplicemente di passaggio, ma che vorrebbero diventare “abituè” del vostro sito, a frequentare Artribune: solo con l’iscrizione obbligatoria si può realizzare affezione e prelevare da Exibart una buona fetta di utenti che, diversamente, continueranno a rimanere ad Exibart.

    E dopo questo mio, vi saluto definitivamente… che anche troppo sono stato al vostro gioco, contribuendo ad alzare l’audience a cui tanto anelate a prescindere dalla sua qualità.

    Peccato per l’occasione che avete scelto di sprecare, ma tant’è…

    Adieu

    • lady of S.

      sai chi penso che tu sia?

      uno di quelli che trae gratificazione commentando compulsivamente siti come questo, nell’assurda speranza di acquistare notorietà e autorevolezza (???) con una presenza per lo più noiosa e saccente..
      Guarda.. i commenti sono graditi, anzi sicuramente la redazione li desidera, ma se questo deve diventare un covo di affezionati nevrotici che non hanno un ruolo preciso da nessuna parte e lo cercano qui, allora ti saluto senza rimpianti.
      la certificazione obbligatoria può essere un’idea ma non è una soluzione ai tuoi problemi, personalmente quando è necessario registrarsi da qualche parte io rinuncio perchè non val la pena perdere eccessivo tempo per partecipare, quel che conta è la sostanza e l’aiuto che puoi dare.

      E questo deve esserti chiaro quando pensi di essere uno figo: guarda che NON NE VAL LA PENA.
      e buonanotte

      • alberto

        lady for president!!

        se sei bella quanto sei intelligente ti sposo subito!

  • FDC

    Se foste tutti più brevi nel dire la vostra opinione, la discussione e i lettori ne trarrebbero vantaggio.

  • Francesca Valmori, Bologna

    Dopo aver letto gran parte dei commenti postati in calce alla questione circa l’opportunità di imporre l’iscrizione a coloro i quali volessero commentare in alce agli articoli, decido di esprimere la mia opinione.
    Anzitutto mi pare abbastanza evidente che, almeno in questa fase, la redazione di Artribune propenda decisamente per una sorta di autogestione del “commentario” da parte dei commentatori – questo, almeno, è ciò che si evince dalle parole della stessa redazione. E’ una scelta legittima e probabilmente ponderata, che risponde a logiche essenzialmente commerciali – qualcuno ha parlato di “fare audience” -, logiche che, ovviamente, privilegiano la quantità alla qualità e credibilità degli utenti e dei commenti da essi lasciati.
    Che questa politica perseguita da Artribune sia efficace o meno – in termini di popolarità acquisita dal sito – sarà il tempo a mostrarlo e, immagino, vi sarà sempre modo di cambiare prospettiva.

    Detto ciò, quello che sconcerta e lascia un tantino amareggiati, è il fatto che, pur essendo palesemente evidente che l’iscrizione obbligatoria ha, per chi intende porsi come commentatore abituale e credibile, soltanto vantaggi, la redazione tratti questa ipotesi come inutile (quando non assurda).
    L’evidenza dei vantaggi di tale prospettiva, del resto, è – come ho detto – talmente palese che gli stessi membri della redazione hanno deciso di adottare – per se stessi – strategie simili all’iscrizione obbligatoria: la redazione pubblica i propri commenti con la scritta “author” in bella vista e, per citarne uno, “me.giacomelli” – che tanto si prodiga, a parole, a cercare di convincere che preservare la propria identità mediante iscrizione obbligatoria non ha alcuna utilità – che, per sé, ha pensato di utilizzare una foto in allegato ai proprio commenti, in modo da evitare, a chicchessia, di utilizzare l’identità “me.giacomelli” spacciandosi per me.giacomelli. Infatti, se qualcuno firmasse un proprio commento a nome “me.giacomelli”, senza essere me.giacomelli, verrebbe facilmente smacherato, non potendo costui inserire la foto che Giacomelli inserisce sempre in allegato ai propri commenti.
    In altre parole, tanto la scritta “author” quanto le fotografie servono ai membri della redazione per distinguersi, per preservare la propria identità, per evitare che altri possano fingersi loro; distinzione – questa – del tutto identica, nella sostanza, a quella che concederebbe ai commentatori l’iscrizione obbligatoria.
    In sostanza: mentre la redazione dichiara l’iscrizione obbligatoria inutile, di fatto mantiene per se tutti quei vantaggi che l’iscrizione obbligatoria concederebbe anche i semplici commentatori; vantaggi che, essa, quando si tratta di applicarli ai lettori, finge di non vedere.

    Cari membri della redazione, voi avete il diritto di fare le scelte commericiali che ritenete più opportune; ma, vi prego, evitate di prendere in giro noi che vi leggiamo mostrando simili, evidenti, contraddizioni e ipocrisie. I lettori non sono così stupidi, di queste cose se ne accorgono e, vi assicuro, a voi non giova di certo.

    Cordiali saluti.

    • me.giacomelli

      Ciao Francesca,
      lasciando da parte le questioni di principio, torno a quella tecnologica. Come pensi di proporre l’iscrizione obbligatoria? Perché se basta una mail con relativa, conferma, è sufficiente creare un account chiamato [email protected], per dire, e nell’account di iscrizione indicare luca rossi. E il gioco è fatto. Quanto alla foto, sarebbe in effetti discriminante. Ma in quanti hanno – e hanno voglia di attivare – un account gravatar, che permette di “farsi seguire” dalla propria iconcina?
      Il mio parere, assolutamente personale e non della redazione tutta, è che si potrebbero creare due livelli: un commentario aperto a tutti senza filtri, e un forum – suddiviso per thread – accessibile solo tramite iscrizione.
      E’ una proposta, che ne dici/dite?

      • Davide W. Pairone

        può essere una soluzione ma che sia commento libero o che sia forum l’importante è che facciate così come state facendo in questi giorni: voi della redazione come moderatori attivi e presenti nelle discussioni

      • Francesca Valmori, Bologna

        Gent.le Giacomelli
        cito le Sue parole: “Come pensi di proporre l’iscrizione obbligatoria? Perché se basta una mail con relativa, conferma, è sufficiente creare un account chiamato [email protected], per dire, e nell’account di iscrizione indicare luca rossi. E il gioco è fatto.”
        Non capisco cosa intende dire… Il gioco è fatto? Che significa?
        L’ipotetico sig. Luca Rossi, piuttosto che Mario Bianchi o Paola Verdi se intendono commentare si iscrivono – come avviene nella maggior parte dei forum, nella maggior parte delle community, ecc. – con una mail, un nick/nome e una pass… A quel punto il nick/nome che egli sceglie potrà essere utilizzato solo da lui. Quali svantaggi ci possono essere in tutto ciò per chi si registra al fine di commentare?
        Lo spiego a chi non ha ancora ben chiara la questione, ovviamente, non a Lei, che – immagino – sa benissimo che non c’è nulla di tecnicamente complesso, dato che l’iscrizione, appunto, è normalmente richiesta in moltissimi siti interattivi.
        Ovviamente l’identità scelta sarà preservata ALL’INTERNO DI QUESTA “COMUNITà”; è ovvio che poi nell’universo-mondo virtuale (e non) chiunque continuerà a essere libero di usare un nick/nome che apparirà qua pur non essendo colui che, qua, ha scelto quel nick/nome. Del resto, nel mondo virtuale, così come nel mondo reale, le “regole” sono limitate alla comunità che le istituisce; ma questo non porta certo le comunità (reali o virtuali) a fare a meno di regole, anzi…

        Il discorso del forum con obbligo di iscrizione e il commentario libero non mi sembra affatto convincente: la questione continuerebbe a non essere risolta. I confini di questa comunità (sia chiaro, siete stati voi – redazione – ad aver auspicato che Artribune diventi una “comunità”…) includono tanto il commentario quanto il forum: non è ammissibile che io mi iscriva al forum, mettendo nome e cognome e poi ritrovi il mio nome e cognome come firma a un commento nel commentario non scritto da me! Cosa che, lasciando libertà di commento a chiunque passi di qua, potrebbe facilmente accadere. E, per esperienza mia e di conoscenti, su Exibart – dove il commentario è relativamente “anarchico” – accade.
        Insomma, se io, o qualcun altro, cominciassimo a provare una certa qual antipatia per Lei, sig. Giacomelli e avessimo modo di usare la Sua firma per pubblicare commenti offensivi e denigratori per mettere Lei, sig. Giacomelli, in cattiva luce all’interno di Artribune; beh, non credo che a Lei farebbe piacere. L’unico modo per evitarlo è l’iscrizione obbligatoria, in ogni parte interattiva del sito: forum, commentario, ecc.
        Del resto, ripeto, Lei – grazie alla foto – la garanzia di conservare la propria identità se l’è garantita. Perché non dovrebbe/dovreste garantirla anche a noi lettori/commentatori?

        Ribadisco, gli utenti abituali e seri non potrebbero che apprezzare l’iscrizione obbligatoria, perché porta solo vantaggi e nessuno svantaggio; gli unici a preferire un commentario senza obbligo di iscrizione non possono che essere: a) commentatori occasionali, b) commentatori che utilizzano il sito come valvola di sfogo, come strumento per dileggiare e attaccar briga.
        Ma voi volete un sito serio o un sito dove possano prosperare utenti che rubano le identità, offendono e non sono per nulla interessati a discutere in modo costruttivo?
        Questo è il punto, e su questo si gioca in buona parte la vostra credibilità.

        Cordiali saluti

  • ottimisticart

    Beh, in effetti, dalla redazione avrebbero potuto dire qualcosa del tipo:
    “Siamo consapevoli dei vantaggi dell’iscrizione per chi intende divenire commentatore abituale; ma, in questa fase iniziale, se vogliamo sopravvivere, abbiamo la necessità di strutturare il sito in modo da rendere più semplice (e dunque più alta) possibile la partecipazione dei lettori-commentatori, anche a scapito della credibilità di tale partecipazione. Poi si vedrà…”
    Peccato abbiano scelto la strada della menzogna.
    Vabbé…

  • Si potrebbe utilizzare una connessione con le utenze Facebook, Gmail etc. Ovvio che nulla garantisce l’identità dello scrivente, ma almeno si elimina un poco di anarchia…quantomeno si spera.

  • Scusi Giacomelli, non riesco a seguire la faccenda ma non sarebbe meglio , come in Exibart, che la Redazione intervenga sul commento prima che questo sia pubblicato?
    se i contenuti del commento , risultassero inequivocabilmente offensivi, prevaricatori, stupidi e quant’altro non si pubblicano.
    io su Exibart ho avuto delle censure (poche per la verita’) anche se non avevo offeso nessuno; e tuttavia , in seguito pensandoci meglio , tutto sommato me le meritavo perche’ le stesse, erano giuste.

    Poi , personalmente non ho difficolta’ a registrarmi . D’altronde se frequento il sito lo faccio perche’ mi piace conoscere le cose e non per venire a male parole con pinco pallino.

  • mario raviele

    …………l’anonimato non esiste, bisogna giocare sempre a carte scoperte, avere sempre il coraggio di firmare con nome e cognome tutti i commenti che ognuno sente di fare. sono per la trasparenza ossoluta…..credo nella libertà assoluta nel rispetto degli altri. ma è possibile sapere perchè la nuova proprieta di exibart è entrata in contrasto con i fondatori di artribune? un mini dibattito lo ritengo utile ai fini della famosa trasparenza. che cosa chiedeva la nuova proprietà? il nuovo artribune ha una proprietà? quali sono i fini che si propone? che rapporto ha con i poteri forti se ci sono? la libertà di stampa esiste? può esistere senza una proprietà che ne condiziona la linea editoriale? le cooperative editoriali possono essere una soluzione? tutta la stampa italiana riceve finanziamenti, tranne un qutidiano che lo porta scritto sotto la testata, è indipendente? la libertà di stampa per me esiste quanto più si è liberi dai condizionamenti economici . è possibile? comunque auguri al nuovo artribune che malgrado i primi vagiti dimostra una competenza e profesionalità collaudate.. apresto una forma comunicativa più strutturata,………….ma i vecchi abbonati dell’ormai ex ex ex exibart rimangono come quelli inn giardino di napoletana memoria……saluti e auguri nella nuova impresa editoria-artistica.

  • Francesca Valmori, Bologna

    Insomma, io vorrei che chi osteggia l’iscrizione obbligatoria o chi ne parla come un’assurdità, mi mostrasse quale chat, forum, community, social network ecc.; quale realtà interattiva virtuale, seria, credibile e che intenda creare affezione nell’utenza, non adotti l’iscrizione obbligatoria per i propri membri. Mah, a me pare che solo Exibart opti per una quasi totale anarchia; anarchia che qua pare si voglia addiritura rendere totale (senza il “quasi”). Capisco che ora, che Artribune è un sito staffetta, le cose non possano che andare così; ma in futuro, quando sarà un sito stabile, continuare a preferire l’anarchia mi sembrerebbe davvero poco serio.

    Cordiali saluti

  • me.giacomelli

    @lorenzo: è vero, su exibart i commenti erano “pending” sino a che non venivano validati o eliminati. qui, almeno per il momento, s’è scelto di farli andare online senza passare dal via

    @francesca: a me non convince il manicheismo fra anarchia e dittatura. ossia: se lasciamo il forum libero è la prima, se “moderiamo” è la seconda. non contando il fatto che moderare una comunità numerosa e molto attiva comporta uno “sforzo” enorme. per capirci: una persona che fa solo quello, sennò si aggiunge l’accusa di non far fluire il dibattito – ed è ciò che avviene su molti forum “moderati”, con un post che magari attende 3-4 ore a comparire sul sito.

    insomma, non riusciamo a garantire – nei limiti della decenza e della legalità, va da sé – la possibilità, e dico la possibilità, di scrivere in maniera anonima? naturalmente bisognerà vigilare sull’appropriazione dei nickname altrui

  • Sono d’accordo con Lei Giacomelli , in merito alla questione posta dalla Signorina Valmori tra anarchia “dell’anominato” e dittatura della “moderazione” (stranamente nell’ultima ci sarebbe una contraddizione in termini ma sorvoliamo).
    La zona grigia tra i due poli e quanto mai vasta nonche’ variegata che secondo me va risolta solo in ognuno di noi in qualita’ di lettori della Rivista Artribune;
    Esiste, infatti, una molteplicita’ di stati d’animo nei confronti degli articoli che si pubblicano (questo è innegabile) che vanno a coinvolgere ed a volte anche a condizionare le nostre conoscenze in ambito artistico (anche positivamente debbo dire perche’ le convizioni sono pessime abitudini) per cui cio’ che personalmente mi interessa , nello sviluppo del dibattito è la capacita’ di sapere individuare quelle che se sono le posizioni di vistoso interesse collettivo che nel loro attuarsi , rendono spesso superfluo l’esigenza di identita’ dei partecipanti.
    In parole semplici, se leggo dei pettegolezzi o delle sciocche dispute verbali fini a se stesse non ho difficolta’ a NON prestare loro nessuna attenzione.
    Per esempio leggo delle giuste domande che pone il Sig. Raviele, in merito ai motivi che hanno determinato il licenziamento della redazione di Exibart, ebbene secondo me , le stesse , meritano attenta considerazione perche’ Io come lettore, voglio sapere e sincerarmi sempre dell’indirizzo Editoriale della Redazione , ho la pretesa , in quanto tale, che la stessa sia condotta con obiettivita’ , imparzialita’ , INDIPENDENZA da interessi distorti o capricci altrui di sorta.
    Per cui al cospetto di queste domande leggitime ed autentiche l’esigenza di identita’ del suo proponente , si annullano.

    Non porrei la questione tra bianco e nero , secchi.

  • Chi®

    Chi ha bisogno del copyright per difendere la propria immagine, si registri.
    Chi vuole scrivere un commento solo perché in quel momento gli gira così, lo fa come utente visitatore.
    Non è poi così difficile.

    No alla tessera del tifoso.

    • Francesca Valmori, Bologna

      Cito Chi: “Chi ha bisogno del copyright per difendere la propria immagine, si registri.
      Chi vuole scrivere un commento solo perché in quel momento gli gira così, lo fa come utente visitatore”
      Mi perdoni eh, ma come posso difendere la “mia immagine” iscrivendomi se poi il primo che passa può usarla, fingendosi me, e commentare senza bisogno di iscriversi?
      Mah…

      • Chi®

        Gentile Francesca, facciamo come all’asilo:
        La maestra (redazione) avrà un grembiulino (fascetta) blu.
        Gli alunni con laurea (gli iscritti) avranno un grembiulino (fascetta) rosso.
        Quelli che il grembiulino non lo sopportano niente. (e senza merenda così imparano)

  • Francesca Valmori, Bologna

    Gent.le Giacomelli, cito le Sue parole:
    “@francesca: a me non convince il manicheismo fra anarchia e dittatura. ossia: se lasciamo il forum libero è la prima, se “moderiamo” è la seconda. non contando il fatto che moderare una comunità numerosa e molto attiva comporta uno “sforzo” enorme. per capirci: una persona che fa solo quello, sennò si aggiunge l’accusa di non far fluire il dibattito – ed è ciò che avviene su molti forum “moderati”, con un post che magari attende 3-4 ore a comparire sul sito.”

    Di manicheismo tra anarchia e dittatura ha parlato, ora, Lei; io non ho mai usato la parola “dittatura” in riferimento all’obbligo di iscrizione. L’iscrizione è un modo di regolare una situazione che, diversamente, sarebbe “anarchica” – perché per definizione un contesto non regolato da norme è anarchico. Non è dittatura, è una regolamentazione. Ovunque, la nostra vita civile è normalizzata da regole, che c’entra la dittatura?!
    Non mi metta “in bocca” cose non dette, sia gentile.

    L’iscrizione obbligatoria significa semplicemente garantire a chi commenta, la proprietà della propria identità. Cosa che si è garantita la redazione, mediante la scritta “author”, cosa che si è garantita Lei, Giacomelli, mediante la foto; cosa che ognuno di noi si garantisce in ogni piano del vivere civile, sia esso virtuale – mediante iscrizioni a tutte le community, i forum, i social network, le chat (a Face Book ci si iscrive, a My Space ci si iscrive, a You Tube ci si iscrive, in ogni chat ci si iscrive, in ogni forum ci si iscrive; non capisco perché qua dovrebbe essere così stravagante farlo) – sia esso reale – la carta di identità che ognuno di noi ha è un modo per garantire l’identità al legittimo proprietario, le varie forme di autentificazione dei contratti sono sistemi per garantiere la stabilità dell’identità, ecc.ecc.

    Peraltro lo “sforzo enorme” per la moderazione da parte della redazione di cui Lei parla sarebbe tanto maggiore nel caso in cui non si richiedesse l’iscrizione obbligatoria; guardi un po’!
    Se, come dice, voi avete comunque intenzione di mettere in atto una certa qual moderazione – e vorrei capire come, perché qua si fanno tante chiacchere ma, di fatto, voi della redazione non avete ancora detto come intendete strutturare il commentario (per es., se con vaglio pre-pubblicazione dei commenti come su Exibart o senza nemmeno questo vaglio…) – allora richiedere l’iscrizione permetterebbe di moderare semplicemente a-posteriori: redigete una netiquette a cui tutti devono attenersi (come avviene in molte community), dopodiché intervenite solo nei casi in cui qualche utenti vi segnali un mancato rispetto delle regole di netiquette, andando a cancellare i commenti irrispettosi ed eventualmente intervenendo – più o meno pesantemente – sul soggetto che si rivelasse irrispettoso.
    Moderando a-posteriori si risolverebbe anche il problema dei ritardi – dovuto alla moderazione a-prioristica – della pubblicazione dei commenti. Insomma, anche in questo caso solo vantaggi dall’iscrizione obbligatoria!

    Poi Lei scrive:
    “insomma, non riusciamo a garantire – nei limiti della decenza e della legalità, va da sé – la possibilità, e dico la possibilità, di scrivere in maniera anonima? naturalmente bisognerà vigilare sull’appropriazione dei nickname altrui”
    E su questa, mi perdoni, mi viene da sorridere. Siamo al paradosso : )
    “I nickname altrui”?? Ma scusi, senza una registrazione che ufficializzi la paternità/proprietà di un dato nikname a uno specifico individuo come è possibile parlare nickname miei-tuoi-sui-altrui? : )
    Prendiamo il caso del nickname “Luca Rossi”, per citarne uno molto popolare, che viene probabilmente utilizzato da chissà quante diverse persone. Come potreste, voi della redazione, stabilire a chi appartiene – tra la moltitudine della persone che lo usano – qualora qualcuna di esse ne rivendicasse la paternità/proprietà? Non è mica stato registrato associandolo ad una mail e una pass appartenenti a uno specifico individuo!
    Solo a seguito di registrazione obbligatoria si potrebbe parlare sensatamente di proprietà di identità e dunque di – come dice lei – “vigilare sull’appropriazione dei nickname altrui”. Prima della registrazione che ufficializzi la proprietà è evidente non esiste il concetto di proprietà.
    Se sbaglio, mi spieghi Lei come – nella pratica – pensa di poter salvaguardare le identità (nickname) senza ricorrere all’iscrizione obbligatoria.

    Comunque sia, gent.le redazione e gent.le Giacomelli; comincio a prendere atto della stucchevolezza di questo dialogo: ci diciamo – io e voi – cose che sappiamo benissimo sia io sia voi. Voi sapete benissimo che l’iscrizione obbligatoria è l’unico modo per regolare certi aspetti, quelli che ho messo abbondantemente in luce; e io so che voi lo sapete benissimo. Continuare questo giochetto è ridicolo tanto per me quanto per voi.

    Quello che dovevo dire l’ho detto, spero che chi legge si renda conto del fatto che la redazione di Artribune – pur dichiarando di voler realizzare un prodotto serio e credibile, e una “autentica community, nel senso più profondo del termine” (quale profondità ci sarà nel non pretendere nemmeno l’iscrizione… mah…): è tutto scritto qua http://test.artribune.com/progetto/ – di fatto preferisca la quantità alla qualità della partecipazione dei lettori/commentatori.
    Questo è palesemente contraddittorio, è una presa in giro per chi legge, e mi auguro che chi legge ne prenda atto.
    Un commentario come quello di Exibart – che si intende riproporre, nella struttura, anche qua – è, lo sappiamo tutti, un commentario caotico, dove si affollano personaggi rissosi e poco inclini al dialogo costruttivo, dove non sai mai se il Luca Rossi (o chi per lui) con chi stai dialogando ora è lo stesso Luca Rossi con cui avevi dialogato due giorni fa, e molti altri problemi.
    Tutto questo accade semplicemente perché non v’è iscrizione obbligatoria, è molto semplice; e solo mediante iscrizione obbligatoria questi problemi possono essere risolti.

    Con questo, passo e chiudo.

    Cordiali saluti

  • Ho letto tutti i commenti e , a parte gli “spammatori” di professione, qualche “ostile per principio” (staff o “ultras” di Exibart?), mi pare si sia fatta confusione tra due principii, entrambi importanti ma diversi: “anonimato/autorialita’” del commento e “proprieta’ del nickname”
    Quanto al primo mi pare si possa tranquillamente dire che, sul web, non esiste modo per avere la certezza dell’identita’ di un soggetto (non ci riescono neppure quei siti che richiedono codice fiscale e copia di documento d’identita’) salvo a ricorrere a metodologie sofisticate e “pesanti”, crittografia a chiave pubblica e privata, previa identificazione personale “fisica”, ecc, ecc, che comunque hanno anch’esse dei limiti di “garanzia” rappresentati dall’interesse a “clonare” o falsificare una “personalita’ ” e dalla cura con cui la persona gestisce la “garanzia” della propria identita’.
    D’altro canto in un forum, poco importa (o dovrebbe importare) che il luca rossi che scrive sia il Sig. Luca Rossi abitante in via Fatebenefratelli, con una voglia di fragola sul mento o meno, dovrebbe importare, invece, cio’ che scrive e le idee che se ne traggono e su cui poter esercitare la propria riflessione elaborativa/critica.
    Quanto al problema della eventuale, ma possibile, infrazione di norme di legge (tipicamente, in questi casi, vilipendio) c’e’ la responsabilita’ del “direttore responsabile” (o in assenza del proprietario e/o del gestore del sito) ed e’ per questo che, qual piu’, qual meno, tutti i forum o tribune sul web sono “monitorate”.
    Il secondo argomento, quello della proprieta’ del nickname, invece, e’ evidentemente d’interesse per chi desderi poter partecipare con la ragionevole tranquillita’ (anche qui, non ostante tutto, non ci sara’ mai l’assoluta “certezza”) che un “quisqe de populo”, appropriandosi del suo nickname non “posti” commenti in suo nome.
    Anziche’ pensare alla soluzione dei due “livelli” (l’uno riservato ai “registrati” l’altro aperto a chichessia) proposta da me.giacomelli, io proporrei semplicemente la registrazione facoltativa : in caso di nickname “registrato” verra’ richiesta la password di autenticazione, in caso di nickname non registrato non verra’ richiesta o verra’ accettata qualsiasi digitazione nel campo password e questo si potrebbe attuare sin dall’inizio senza, con cio,’ andare a “pesare” sull’afflusso dei commenti al quale, giustamente in questo momento, la redazione tiene.
    In generale sono nemico dei commenti “lunghi” e quindi mi scuso ma, essendo questo il mio primo “commento, ho ancora una cosa da chiedere (e’ gia’ stata chiesta da altri ma mi permetto di insistere) perche’ la redazione non espone (in un articolo) i motivi che hanno determinato il suo distacco da Exibart? Credo che sarebbe questo un argomento di grande interesse per tutti noi che, dal primo giorno abbiamo letto, condiviso, sostenuto e promosso Artribune e che tutti, chi piu’ o chi meno, siamo stati, o siamo ancora, lettori di Exibart.
    Un saluto ed un augurio sincero e, per dirla alla maniera di Luigi Ontani, “viva l’arte!!”

  • lino

    Ma mannaggia a quella sbullonata sderenata sbomballata sconquassata!
    Ma lo volete capire o no che la possibilità della pasquinata non ha prezzo? Lo volete capire O NO?
    Mo’ pure il copyright nei commentari sulle mostre d’arte, con nomi inventati però bloccati! E magari sono gli stessi che invocano meno autorialità e un dibattito meno personalistico nel sistema dell’arte!

  • myriam

    amico mio interessa cosa dici e non chi sei, e poi i contenuti se solidi non puoi certo inventarli come replicante, stai tranquillo!

    siamo in un commentario, è il pensiero che conta

  • @lino , con la mia proposta nessuno impedirebbe la “pasquinata” perche’ nessuno t’impedirebbe di continuare a commentare col nickname che preferisci, sempre che non sia un nickname gia’ registrato, nel qual caso te ne dovresti scegliere un’altro, ma la pasquinata la potresti fare comunque . Se poi essere certo di mantenere il tuo nickname e nell stesso tempo l’anonimato, ti apri un bell’account yahoo, hotmail, libero e che altro [email protected]…. e poi ti registri come “lino” e-mail “lino [email protected]…..” e ti scegli la password che vuoi… e continui a fare pasquinate senza “metterci la faccia”.
    @myriam, scusa, forse non hai letto bene, dato che dici esattamente quello che ho detto io (mi cito: “D’altro canto in un forum, poco importa (o dovrebbe importare) che il luca rossi che scrive sia il Sig. Luca Rossi abitante in via Fatebenefratelli, con una voglia di fragola sul mento o meno, dovrebbe importare, invece, cio’ che scrive e le idee che se ne traggono e su cui poter esercitare la propria riflessione elaborativa/critica.”)

    • lino

      sì vabbè, buonanotte ai suonatori

      • lino

        la fluidità degli interventi è a mio avviso prioritaria rispetto alle esigenze identitariste di chi vuole costruirsi un personaggio in un allegro commentario

  • andrea

    le targhe stanno bene solo sulle automobili e sulle porte degli uffici dei notai
    le riflessioni meglio libere di targarsi o no
    saluti

  • Ho trovato numerose notizie interessanti e utili in questo sito, sicuramente tornerò a rivisitarlo al più presto.

  • ottimo post

  • egh

    merdaccie

    • lolli

      ottimo posto e ottimo commento…merdaccie

  • enrico

    ottimo post grazie per tutto con indigniazione degli ultimi due commenti….