Dante 3000. Ad Harvard la Divina Commedia secondo Eliasson, Saraceno e Ai Weiwei

Da Sandro Botticelli a Salvador Dalì, a Miquel Barceló. E mille altri: non si contano neanche gli artisti di ogni epoca che non hanno resistito a mettersi alla prova con la Divina Commedia. E col suo inesauribile catalogo di sollecitazioni spirituali, emozionali, visionarie e visuali. Ogni volta riscoprendone l’inesauribile contemporaneità. Contemporaneità che giunge intatta al […]

Ai Weiwei - Untitled, 2011 (courtesy the artist, © 2011 Ai Weiwei)

Da Sandro Botticelli a Salvador Dalì, a Miquel Barceló. E mille altri: non si contano neanche gli artisti di ogni epoca che non hanno resistito a mettersi alla prova con la Divina Commedia. E col suo inesauribile catalogo di sollecitazioni spirituali, emozionali, visionarie e visuali. Ogni volta riscoprendone l’inesauribile contemporaneità.
Contemporaneità che giunge intatta al terzo millennio, e continua a chiamare al certame i più grandi artisti del momento, anche se il campo “di battaglia” – segno dei tempi, ahinoi – si sposta oltre le Colonne d’Ercole. I cavalieri si chiamano Olafur Eliasson, Tomas Saraceno e Ai Weiwei: a loro la Harvard University Graduate School of Design e l’Harvard Art Museums hanno chiesto di rinverdire l’approccio dantesco indagandone rispettivamente la dimensione mentale, cosmica e storica, ed il transfert di queste istanze su arte e design contemporanei.
Se Eliasson propone – fino al 17 maggio, per i fortunati che potranno vedere de visu – Three to now, monumentale installazione composta da 55 strumenti scientifici, Saraceno risponde con Cloud City, oggetto gonfiabile e quindi in continua mutazione, mosso da tecnologia solare e sensori ambientali. L’Inferno di Ai Weiwei? È il terremoto di Sichuan del maggio 2008, evocato da 5.335 zaini scolastici tutti uguali, tanti quanti furono i bambini morti per i crolli degli edifici scolastici…

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