Ah, la Volvo non fa parte dell’opera? Equivoci dell’arte relazionale da Gavin Brown…

Il curioso episodio risale a mercoledì scorso, quando due artisti, Patricia Silva ed Eric Clinton Anderson, hanno scambiato la Volvo del gallerista newyorkese Gavin Brown per un opera d’arte relazionale. È successo alla mostra di Rirkrit Tiravanija, che in questa occasione, oltre a cucinare la sua famosa zuppa, ha praticamente eliminato tutti i muri divisori […]

La macchina di Gavin Brown. Courtesy of Gavin Brown Enterprises

Il curioso episodio risale a mercoledì scorso, quando due artisti, Patricia Silva ed Eric Clinton Anderson, hanno scambiato la Volvo del gallerista newyorkese Gavin Brown per un opera d’arte relazionale. È successo alla mostra di Rirkrit Tiravanija, che in questa occasione, oltre a cucinare la sua famosa zuppa, ha praticamente eliminato tutti i muri divisori e le finestre della galleria, dissolvendo il limite tra i vari spazi (soprattutto, tra interno ed esterno).
I due hanno avvistato in un angolo la macchina di Brown, aperta e con le chiavi infilate nel cruscotto. “Eravamo molto colpiti dal coraggio del gallerista e dell’artista nel permettere un così alto grado di interattività”, hanno dichiarato. E allora via, portiamo “l’arte relazionale a fare un giro”, come ha ironizzato Jerry Saltz sul New York Magazine. Quest’ultimo, tra l’altro, è diventato uno dei protagonisti involontari della vicenda perché i due “ladri”, durante il loro giro in auto, hanno postato le fotografie delle ricevute del parcheggio di Brown direttamente sulla sua bacheca di Facebook, a testimonianza della loro “partecipazione” all’opera.
Ovviamente, il buon Gavin ha pensato di aver subìto un furto, ma non si è fatto troppo distrarre dalla cosa, impegnato com’era in un meeting con Rob Pruitt e Nicholas Baume. Dopo una ventina di minuti, la macchina è stata riconsegnata, “pronta per il prossimo visitatore”.
Il commento di Brown: “Pensavate che fosse parte dell’interattività? Siamo per caso a Disney?”.

– Valentina Tanni

L’articolo di Saltz sul New York Magazine

Il sito di Gavin Brown

 

CONDIVIDI
Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.