Il sudafricano William Kentridge (1955) è tra i più straordinari, profondi e sorprendenti artisti contemporanei degli ultimi cinquant’anni. Le sue opere (disegni a carboncino, arazzi, installazioni, scene per l’Opera, film animati) ruotano intorno a temi sociali importanti come la schiavitù, la guerra, la politica, la storia della sua terra d’origine, e sono più efficaci di qualsiasi articolo di giornale. Vedere una sua mostra può cambiare la vita. O quantomeno il modo di vedere la vita, suggerendo una diversa prospettiva. La sua grandiosità e interdisciplinarietà vengono dimostrate anche nell’ultima opera colossale The Head & the Load, andata in scena in prima mondiale nella gigantesca Turbine Hall della Tate di Londra (dall’11 al 15 luglio nell’ambito di 14-18 NOW).
Questa nuova produzione epica – include musica, danza, teatro delle ombre, proiezioni di film e sculture meccanizzate – indaga il ruolo dell’Africa e della sua gente nella prima guerra mondiale, raccontandoci dei tanti africani che hanno combattuto una guerra non loro ma per gli inglesi, i francesi, i tedeschi. Ci racconta la storia di chi è stato usato per scavare le trincee, di chi è stato fatto arruolare con l’inganno, in cambio di diritti e promesse che non sono mai stati mantenuti.
Il titolo è preso a prestito da un vecchio proverbio ghanese che dice “ la testa e il carico sono i problemi del collo”. Il carico fisico, trasportato per tutta l’Africa, e quello molto più pesante del colonialismo e delle sue drammatiche conseguenze. “In un mondo in cui la buona logica ha fallito, devi trovare un’illogicità”, ha affermato l’artista, “usare l’assurdo non come scherzo, ma come modo di mostrare che la logica è andata in fumo”.
La performance integrale sarà visibile sul sito della Tate dal 21 luglio al 20 agosto 2018.

– Daniele Perra

www.tate.org.uk

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per i media e la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia” “GQ.com”, "SOLAR". È consulente strategico per la comunicazione della FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e docente di Contemporary Art e Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". Ha lavorato come Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall, Svezia, e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e allo IED e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano (2004-2005). È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.