Sono parole dure, quelle di Shirin Neshat (1957), che durante un’intervista con il Lousiana Museum of Modern Art, accusa l’Occidente di trattare con estrema superficialità il tema della discriminazione di genere. “Il femminismo in Medio Oriente, e in particolare in Iran, è molto più forte che in Occidente”, spiega. “Negli Stati Uniti c’è una vera e propria tradizione che minimizza il valore delle donne e il loro modo di raccontare storie”.
L’artista iraniana, che attraverso la fotografia e il video ha sempre concentrato la sua attenzione sulla prospettiva femminile, punta soprattutto il dito contro Hollywood, un sistema che, nonostante i recenti scandali e la nascita del movimento #MeToo, continua a privilegiare il lavoro di registi e attori maschi, ma soprattutto, continua a promuovere storie nate da uno sguardo maschile. “Non c’è abbastanza interesse per le storie delle donne. Il loro lavoro viene incluso in rassegne e festival solo occasionalmente, giusto per dovere di rappresentanza”, continua, “Hollywood è superficiale nell’affrontare questi temi, ma la superficialità è d’altra parte l’unica cosa che ci si può aspettare da quel genere di piattaforma”.

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  • Vlad

    penso che sia Neshat ad avere pregiudizi e paraocchi sul cinema americano e hollywoodiano che non è affatto “poco interessato” alla storia delle donne ed è assai meno machista e meno superficiale di quel che pensa lei. Quanto alle “guerre al velo”, se alcune donne islamiche vogliono il velo va benissimo, il punto è che ci sono donne che per esserselo tolto sono state imprigionate (proprio in Iran dove è obbligatorio) e donne che sono state uccise o picchiate dai familiari per aver rifiutato le tradizioni religiose e l’idea di pudore legata alla religione (islamica in questo caso)