Conclusosi il periodo di frenesia collettiva dettato da Black Friday e Cyber Monday, e a un passo dal Natale, ecco che compare sul web un nuovo pungente lavoro di Steve Cutts: Happiness. Ambientato in un mondo dominato da topi smaniosi che desiderano qualunque cosa, l’intero cortometraggio si rivela una grande metafora della società contemporanea: una corsa tra consumismi sfrenati e istinti primordiali alla disperata ricerca di una parvenza, seppur effimera, di felicità. Accompagnato dalle note di Habanera (brano tratto dalla Carmen di Bizet), che ben si presta ad associazioni audiovisive contrastanti (come ci ricorda anche la famosa scena di uno dei tentativi di disintossicazione da parte di Ewan McGregor nel film Trainspotting di Danny Boyle), l’ultima fatica dell’acuto animatore inglese si mostra ai nostri occhi come uno specchio.

ALLA RICERCA DELLA FELICITÀ

Gli uomini prendono le sembianze dei ratti, in un immaginario distopico più vicino a George Orwell che a Walt Disney. Ogni personaggio rappresentato si accalca e sgomita, in una vera e propria “rat race”, per prendere treni che non portano da nessuna parte, oppure per accaparrarsi ambiti oggetti di cui ci si stanca facilmente, circondato da promesse di raggiungimento del benessere psicofisico che però coincide esclusivamente con un appagamento di natura economica.
Da sempre attento a tematiche ambientaliste e interessato a sensibilizzare lo spettatore trattando argomenti spesso scomodi (come lo sfruttamento degli animali e i disastri ambientali in Human del 2012, l’obesità e il cibo spazzatura in Where are they now? del 2014 o la dipendenza da smartphone nel videoclip di Moby Are you lost in the world like me? del 2016), Steve Cutts sa bene che, per quanto “pericolose”, le nuove tecnologie possono essere utili a veicolare messaggi importanti in maniera rapida e capillare. Ed Happiness, che in una sola settimana dalla sua pubblicazione su Youtube già conta più di un milione di visualizzazioni, ne è l’ennesima conferma.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Artista visivo, VJ, grafico freelance e curatore indipendente, Valerio Veneruso nasce a Napoli nel 1984. Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti, si sposta a Venezia dove nel 2012 si laurea in Arti Visive all’Università IUAV. 

Co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012) e del progetto editoriale Banane – Fanzine, in collaborazione con Davide Spillari, (2016). Sempre nel 2016 ha diretto il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova). È stato assegnatario di un atelier presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia per l’anno 2015/2016 dove ha potuto curare il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa mostra conclusiva TorchioFolks.
Recentemente ha vinto il premio per la migliore proposta grafica in occasione della 100ma Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.