È uno dei racconti più tipici del Natale, il più famoso di Charles Dickens, che quando lo scrisse intendeva sensibilizzare l’opinione pubblica sulle vittime della rivoluzione industriale: donne, ma soprattutto bambini sfruttati nelle fabbriche e nelle miniere. Povertà, sfruttamento minorile e analfabetismo erano gravi problemi dell’Inghilterra dell’epoca, che le leggi esistenti non riuscivano a limitare.
Dickens cominciò col concepire il protagonosta Scrooge, misantropo, avaro e senza sentimenti. Lui diventò il simbolo delle classi più benestanti, coloro che gestivano senza scrupoli le industrie e che approfittavano dei meno abbienti. La seconda intuizione fu quella dei tre spiriti che visitavano il vecchio nella notte (Passato, Presente e Futuro), tramite il cui incontro si analizzavano le ragioni del suo carattere e avveniva, infine, la trasformazione dall’estrema misantropia alla benevolenza verso gli altri.
Dickens voleva che il libro fosse molto attraente e le illustrazioni dipinte a mano, cura del famoso caricaturista John Leech, furono molto costose, una grande contraddizione dal momento che l’autore desiderava anche che raggiungesse i più poveri. Alla fine fu impossibile pubblicare il racconto sotto i 5 scellini, un costo insostenibile per una famiglia della classe operaia. Dopo quasi duecento anni, A Christmas Carol è ancora uno dei libri più tipici del Natale, un classico irrinunciabile, da tornare a leggere a tutte le età.
In questo video, prodotto dalla British Library, ce ne racconta la genesi uno dei massimi esperti in materia, l’Emerito professor Michael Slater del Birkbeck College di Londra. A sentirlo parlare, mentre sfoglia le pagine illustrate di una copia originale, viene subito voglia di fare un salto in libreria. O su Amazon.

– Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.