Un quartetto che è un conflitto, che è una casa, una storia, un esperimento, una comunità. Un covo di solitudini e un’adunata stramba. Quattro aste, un palco, gli oggetti di scena, le voci incastrate a ricamare pensieri in forma di comandamenti. Si sta come in guerra, sui margini, attori e persone. Interpreti di sé e dell’altro a fianco, l’altro rimosso. L’altro e basta. Senza toccarsi mai. Silvia Giambrone, giocoliera esperta di intimità taglienti, collezionista d’oggetti d’uso comune e tessitrice di sensibilità aguzze, lo scorso 14 novembre ha messo su una nuova performance, presso la Galleria CreArte di Oderzo.
Nobody’s room è un concerto per voci sole. Sole nel senso di autistiche: nessuno ascolta nessuno, non ci si guarda, non si rallenta. Si declama – in loop, ognuno per sé – un decalogo di azioni strategiche, intitolate all’arte della sopravvivenza.

Il testo è un adattamento da “Indicazioni stradali sparse per terra”, del poeta e drammaturgo bosniaco Nedzard Maksumic. In origine erano 20 punti, nero su bianco, per imparare a sopravvivere a una guerra. Tolti i riferimenti ai massacri bellici, ne sono rimasti 17, per sopravvivere al proprio ambiente domestico. La vita di chiunque, nella ferocia del quotidiano, cercando di salvarsi, di redimersi, di trovarsi, di non soccombere e spiccare il volo. Di avere cura di sé. Ginnastica psicologica e spirituale.
Sulla sommità delle aste non ci sono microfoni, ma oggetti da cucina. Uno strofinaccio, una mezzaluna, utensili appuntiti. La passione per le cose affilate torna, nel catalogo intimo di Silvia Giambrone. Là dove tutto nasconde l’insidia, anche la casa, gli affetti, i muri conosciuti. E il pericolo cova, sotto la ceneri del banale, quando persino la bellezza ferisce, persino l’amore squarcia, nel suo trionfo, nei suoi fondi neri, nella sua fine appesa.

<img class="size-medium wp-image-286294" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2015/12/Silvia-Giambrone-Nobodys-room-2015-10-480x300.jpg" alt="Silvia Giambrone, Nobody's room, 2015" width="480" height="300" /> Silvia Giambrone, Nobody's room, 2015
L’artista recita il suo monologo autentico. Scandendolo come una confessione. E appresso a lei, sovrapponendosi, si inseriscono Davide Enia, Dalila Cozzolino, Andrea Di Palma. Tutti dentro “la stanza di nessuno”, a parlarsi addosso, a recitare la propria ricetta esistenziale. Ognuno a suo modo, col suo ritmo, le sue finzioni, le sue ossessioni, il suo candore, i suoi tic. E alla fine di questo nevrotico, tenero canto, qualcosa ci si sarà portati a casa. Qualcosa con cui “provare a proteggere se stessi e forse a salvarsi la testa. Se non ci si riesce, almeno non ci si annoierà”.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
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