Brandalism, ovvero: brand e vandalism. Un neologismo, come lo può essere quel greenwashing, la patina di credibilità ambientale delle campagne pubblicitarie di certe aziende, che questo progetto intende combattere. Ma cos’è Brandalism? “Una rivolta contro il controllo del dominio visivo delle corporate”: così si presenta dal suo sito questa grande campagna anti-advertising, con radici nei movimenti Agitprop, Situazionismo e Street Art (nella sua vocazione illegale).
Iniziato nel luglio 2012 e proseguito nel 2014, in diverse città inglesi (con il coinvolgimento di artisti del calibro di Ron English e Robert Montgomery), quest’anno Brandalism è approdato a Parigi per la COP21. La 21esima Conferenza delle Parti, organizzata dalle Nazioni Unite per discutere sui cambiamenti climatici, è stata così la cornice inconsapevole di un’azione di guerrilla art: senza alcuna autorizzazione, una rete di 70 attivisti parigini ha piazzato più di 600 opere (in formato poster) di 80 artisti di 19 nazionalità (tra cui gli italiani BR1, Fra Biancoshock, Millo e Opiemme), all’interno di diversi spazi pubblicitari sparsi in città.

L’obiettivo? Colpire le compagnie aeree, i costruttori di automobili, le banche e le compagnie energetiche di combustibili fossili – sponsor del summit – sul loro stesso terreno: quello della pubblicità. Ma con un messaggio diverso: quello non più ingannevole del manifesto pubblicitario, sostituito invece da un intervento artistico in linea con lo spirito originario della Street art. Come sottolinea anche Opiemme, che ha partecipato al progetto con un lavoro sull’equilibrio delle risorse ambientali, equiparato alla reciprocità delle relazioni umane: “Brandalism con l’azione di Parigi ha mostrato la forza della Street Art, rispetto a molte altre tipologie di interventi istituzionali, fra i quali il muralismo. La sorpresa e lo stupore delle persone: l’idea che tutto venga fatto per il fine, il risultato, l’ideale e non per un compenso. Questa è la purezza che dà forza all’intervento”.

Claudia Giraud

www.brandalism.org.uk

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).