Monumentale, ambiziosa, audace, sovversiva. Fuori scala, oltre ogni limite o schema accreditato, oltre i luoghi consueti e le forme note. La Land Art, fra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, segnò il tempo di una rivoluzione fragorosa. Estetica e politica, in senso lato. Questo gruppo di pionieri, innamorati della terra e del cielo, ma soprattutto di un certo esprit rivoluzionario, scelsero di giocare la loro partita con la storia fuori dalle pareti dei musei e delle gallerie, dai parametri del mercato, dai cliché vecchi e nuovi. L’arte, per questi artisti, era un fatto di dismisura, di epifanie naturali e orchestrazioni titaniche, fra imprevisto e calcolo; un fatto di interazioni col flusso delle cose, con l’esistenza stessa, con i tempi, i volti e gli spazi del creato, facendo della natura l’invincibile (ma orientabile) materia prima di un’altra idea di sperimentazione.

Dal concerto per fulmini di Walter De Maria, consumato in un angolo deserto del New Messico, alla gigantesca spirale di rocce, acqua, fango e sale, disegnata da Robert Smithson sul Great Salt Lake, nello Utah (USA), passando per la vertiginosa trincea di 535 metri, scavata da Michael Heizer sul fianco di una montagna nel deserto del Nevada, quella che si delinea è una sequela di opere iconiche, che hanno cambiato l’aspetto del paesaggio, il concetto di opera d’arte e quello di fruizione.
First Run Features, casa di distribuzione attva dal 1979 nel campo della cinematografia indipendente, ha prodotto un documentario dedicato alla storia di questo straordinario fenomeno artistico. Utilizzando delle riprese originali girate a bordo di elicotteri, insieme a fotografie d’archivio e filmati d’epoca rimasterizzati, Troublemakers: The Story of Land Art – diretto da James Crump – restituisce la temperatura diffusa di un’epoca, ricostruendo alcune delle principali sfide che la Land Art lanciò al sistema dell’arte, all’immaginario collettivo e alla stessa dimensione del sublime. L’incommensurabile magniloquenza della natura diventava territorio possibile, per operazioni estetiche, poetiche e di linguaggio.

Helga Marsala

www.firstrunfeatures.com
troublemakersthefilm.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Grazie Helga!

  • Angelov

    infondo la Land Art ha aperto la strada anche alla Street Art, (nata ufficialmente nel 1972) cioè ad ogni intervento artistico al di fuori delle gallerie e dei musei, ma direttamente in ogni spazio pubblico esterno