Astrattismo, pop art, minimalismo. Ironia, spaesamenti e stravolgimenti, tra leggerezza e radicalità. E una sfilza di generi e registri mischiati con la maestria di un vero intellettuale indipendente. Richard Artschwager, partito da una formazione scientifica, approdò presto alle arti visive, imponendosi come uno degli artisti internazionali più originali e interessanti degli anni ‘60. La sua ricerca, che si muoveva sempre  “a un passo dalla normalità della vita quotidiana”, si nutrì con voracità di oggetti e segni d’uso comune, tramutati  in nuovi dispositivi di senso attraverso la scultura, la pittura e l’installazione: ludici, decorativi, ambigui, surreali, minacciosi, fuori posto, cristallizzati in forme plastiche minimali e compatte. Erano porte, tavoli, specchi, tappeti, cassettiere, pianoforti, punti esclamativi… Un archivio di cose qualunque, sorta di archetipi ad personam che l’astrazione alterava ma non dissolveva.
Artschwager si è spento nel 2012 all’età di 90 anni. L’ultimo importante lavoro portato a termine fu quello commissionatogli dal nuovo Whitney Museum di Manhattan, progettato da Renzo Piano e inaugurato nell’aprile del 2015. Poco prima si era conclusa, nella storica sede di Macel Breuer, un’ampia retrospettiva sulla sua opera.

Lasciati progetti e disegni, Artschwager non fece in tempo a godersi il risultato. Six in Four è il titolo complessivo: quattro ascensori, ognuno largo più di quattro metri, accolgono i visitatori, essendo in tutto e per tutto delle opere d’arte immersive. Il tempo trascorso all’interno, muovendosi da un piano all’altro, è il tempo della visione e del rapimento: opere come ambienti speciali, in cui sentirsi catapultati percorrendo un’altra dimensione. Sarà come trovarsi dentro un gigantesco cesto di vimini, o sotto un tavolo oversize, o ancora in uno spazio scandito da porte e finestre di legno.
Un documentario prodotto dal Whitney ripercorre l’esperienza di questa importante produzione, con l’ausilio di una serie di interviste: le testimonianze, piene d’affetto, commozione e stima, di chi – da Adam Weinberg a Donna De Salvo, rispettivamente direttore e curatrice del Whitney – aveva seguito lo sviluppo del lavoro e la grande mostra precedente. Memorie, appunti, commenti, conditi dalle immagini del cantiere, per giungere fino al collaudo dei quattro ascensori: opere d’arte pubblica, in forma di oggetti domestici alieni.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.