Un mistero vecchio mille anni. Su cui tutti, prima o poi, si sono interrogati. Non c’è visitatore di museo o studente di storia dell’arte che non sia inciampato, una volta almeno, nel quesito dei quesiti: perché i bambini dei dipinti medievali erano così brutti? Non già dei teneri infanti o dei puttini dai tratti gentili, ma dei nani adulti e cattivi degni del peggiore film horror. Ai “super ugly Medieval babies” ha dedicato un esilarante video Phil Edwards sul sito Vox, con tanto di ricerche annesse e interviste a storici dell’arte.
Ed ecco un’ipotesi. I bambini medievali, derivazioni della figura latina dell’”homunculus”, quasi sempre rappresentavano Gesù in fasce; ma teologicamente restava imprescindibile l’idea di una compiutezza concettuale: nel bambino santo c’era già l’uomo adulto, figlio di Dio, profeta e martire sulla Croce.

Tutto questo fino al 1400 e all’avvento del Rinascimento. Quando le cose cambiarono, all’improvviso. Ai laidi nanerottoli dai volti severi, si sostituirono dei teneri pargoli paffuti. Essenzialmente per due ragioni. All’arte religiosa, destinata alle chiese, si affiancò quella aristocratica e borghese: i piccoli rampolli dei ritratti di famiglia non potevano certo assomigliare agli omuncoli della tradizione. E poi, l’influenza delle radici classiche – con quel culto per il bello e le armonie perfette di natura – segnò la va maestra. Anche il mondo dell’infanzia sperimentava la new wave estetica: non più l’approccio simbolico di derivazione bizantina, che escludeva il realismo in pittura, ma la ricerca della misura esatta e delle migliori proporzioni. In due parole: la realtà ormai guidava lo sguardo ed il pennello, tendendo verso l’ideale.
Questa una possibile lettura. E se quei bambini, oltre che vecchi, apparivano goffi e sgraziati, poco male: ad amarli ci pensava Maria Vergine, prima custode del mistero cristologico. Dalla saggezza popolare all’iconografia medievale il passo è breve: “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Chiosa del video perfetta, tra ironia, teologia ed ermeneutica dell’arte.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Pasqua Gandolfi

    Forse erano proprio brutti?