Quando a incontrarsi sono leggerezza ed inquietudine, cultura musicale, capacità d’innovazione e una certa vena saturnina: un mix che rischia di essere esplosivo. O meglio, refrigerante. Cose che ritemprano, quanto una boccata d’aria fresca in pieno agosto. La migliore scena indie italiana è viva, vegeta e capace di sfornare, da un capo all’altro del Paese, piccole gemme destinate a raccogliere un consenso trasversale.
Il primo album de La Governante, “La Nouvelle stupèfiante”, è uscito lo scorso 9 giugno per la bolognese La Fabbrica/Audioglobe. Una mistura ben congegnata di sogni, incubi, spleen e joie de vivre, trastullamenti agrodolci ed ironia, romanticismo non convenzionale, malinconia e insofferenza sana. Bel disco, bel sound, per un progetto carico di influenze, tra post-rock, new wave, post-punk, elettronica, psichedelia. A modo loro un’avventura pop, dal mood squisitamente indipendente.

Divoratori compulsivi di musica disparata (così raccontano), i quattro elementi della band siciliana miscelano suoni diversi con un’attitudine propria: ci sono la melodia, la distorsione noise e i tappeti ossessivi, la finezza dei timbri e delle parole, le parentesi oniriche e gli inabissamenti, sciami di api e canti di cicale, beat sintetici, sussurri e code di violini, il graffio underground e le vertigini quotidiane. Una progressione di chitarre, bassi, sintetizzatori e voce, per 9 tracce che ricamano la linea di un viaggio intimo, cinematografico, pieno di immagini sonore e di suoni come visioni.
E l’aspetto visivo, tra le varie citazioni messe in campo, torna con insistenza. A partire dalla cover del disco, disegnata dall’artista canadese Alexandra Levasseur: ritratto di donna in movimento, come in una doppia esposizione fotografica, ma con tutta le freschezza e la velocità di un esperimento a matita e pastello.

Ancora a lei è affidato il videoclip del brano Bianconi Chansonnier, animazione risolta con una sequenza di disegni su carta, dal tratto rapido e le linee essenziali, quasi gli appunti di uno sketch book in cui sfilano le passioni della protagonista: il cinema, la fotografia, la musica, i viaggi… In apertura la voce di Fellini, un commento su “La dolce vita” rilasciato sul set durante un’intervista, nel 1959.
Tutto scivola, nella canzoni de la Governante, come le sequenze di una pellicola felliniana o le allucinazioni di un romanzo di Burroughs (La scimmia sulla schiena), come dei quadri di Magritte (Noi surreali), delle istantanee lisergiche (Cartoline – dai tuoi viaggi), degli schizzi in bianco e nero su un taccuino: dolcemente, ipnoticamente. Lasciando un segno distorto sul piano dell’inconscio, dell’emotività o dell’immaginazione.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.