La pittura calda di Adrian Ghenie vive di dissoluzioni e di trasmutazioni, conciliando un certo sentimento della carne con una volontà incalzante d’astrazione e una coscienza profonda del colore. Pittura di figure e di paesaggi visionari, che continuamente si rompe e si dissolve, riempiendo gli occhi con un movimento di piani, di miniature, di fiotti materici: convulso, poi lirico, straordinariamente armonico.
Suo è il progetto per il Padiglione Romania alla 56° Biennale d Venezia, una sequenza di tele di diverse dimensioni che ruotano intorno alla figura di Charles Darwin e alle teorie sull’evoluzionismo. Tre i cicli esposti: The Tempest, The Portrait Gallery (Autoritratto come Charles Darwin) e The Dissonances of History. Un viaggio attraverso l’umanità e il suo destino biologico, sociale, politico, culturale, indagando il senso della storia attraverso uno di quegli assunti incrollabili da cui dipendono non solo teorie e certezze scientifiche, ma anche una certa idea di mondo condivisa. La nozione di sopravvivenza, a cui si aggancia il concetto di competitività neoliberista, quale realtà descrive? Quali squilibri avalla? Quali ferite e quali iniquità? Esiste un inganno, una distorsione, un uso malizioso dell’impianto darwiniano, che affonda valori antichi e promuove disagi contemporanei?

Lo scintillante spettacolo pittorico di Ghenie spalanca una selva di uomini, animali, frammenti silvestri e scorci urbani, con la figura del grande scienziato sempre in primo piano. Un teatro sociale popolato di vinti e vincitori, di profeti malinconici e di fantasmi, di miserie e di mistificazioni, di tempeste, rovine, passioni, derive. Ma soprattutto di solitudini esistenziali. Prima che nei motivi iconografici, la pittura alta di Gehnie incarna tutto questo nella sua tensione interna, nella sua stessa intelligenza strutturale, nel suo muoversi e svilupparsi come un organismo selvaggio, in cerca di approdi continuamente rimandati. Un mondo tutto da ripensare si disegna lungo l’orizzonte delle tele: convulso e quasi imploso, oppure sul punto di risorgere, nel segno di codici nuovi.

Helga Marsala

56° Mostra Internazionale d’Arte di Venezia – All The World’s Futures
videostory – Padiglione Romania
Video di Andrea Liuzza

Produzione: MMAP
in collaborazione con Artribune Television

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Anita Fumagalli

    Il mezzo è il più classico, la pittura, e se non ci si pone il problema di distinguere le figure, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad opere post rinascimentali. Sembra scorgere Tintoretto trasfigurato da Bacon e probabilmente le associazioni potrebbero essere ancora molte. Una pittura colta ma espressionisticamente viva. Un esempio di come rendere contemporanea e vitale la tradizione, al di là delle mode.