Samarcanda, antichissima città-ponte, fu crocevia culturale e florido hub commerciale, intorno a cui si intessevano trame di relazioni. È la suggestione da cui parte Matteo Peretti per il suo omonimo progetto, articolato in più opere e fasi. La sua Samarcanda è l’immagine di una città indefinita e molteplice, descritta da singoli frammenti intrecciati tra loro. Tutto è partito da Venezia, tra l’isola di Certosa, i Giardini e l’Arsenale, dove – da maggio a novembre 2015, per l’intero periodo della 56° Biennale d’Arte – una serie di performance e installazioni definisce il primo capitolo di questa storia nomade, nell’attesa dei due successivi step: la doppia retrospettiva The Irony of Knowledge vol.1 e 2,  presso Palazzo Collicola a Spoleto (27 giugno-27 settembre) e un intervento al PAN di Napoli (8 luglio-30 luglio).

Samarcanda è allora uno sguardo sull’attualità internazionale, provando – attraverso una serie di segni ironici, di forme concettuali e di narrazioni simboliche – a raccontare lo spirito del tempo e la condizione umana all’alba del nuovo millennio. Così è per le due opere più risolte, sia sul piano formale che su quello concettuale. Volumes:Water è un cubo composto da 292 cassette contenenti 1764 bottiglie, per un totale di 1323 litri di acqua minerale, ovvero il consumo medio annuale di una famiglia di quattro persone in Italia; a fianco un fusto industriale, con 208 litri di acqua potabile, è metafora del consumo medio annuale di una famiglia di tre persone nella Repubblica Democratica del Congo. Un ritratto rigoroso del presente, con cui inscenare una delle massime contraddizioni che stritolano i Paesi del Sud ed inchiodano alle sue responsabilità l’Occidente.

Matteo Peretti, Se la libertà avesse un peso, 2012-15
Matteo Peretti, Se la libertà avesse un peso, 2012-15

Più intimista, ma altrettanto proiettata verso un’idea universale, Se la libertà avesse un peso: su un’amaca militare ravano dei pesi da bilancia, corrispondenti a 62 chili, ovvero il peso dell’artista stesso. Il corpo e l’identità si astraggono, tramutandosi in ingombro puro, in nucleo plumbeo: il senso della libertà come presenza assoluta, equivalente all’essenza stessa dell’individuo.
E poi, seguendo registri  più facili o scenografici, corpi seppelliti da enormi bandiere UE, culle colme di petrolio, pianti sotterranei di bambini che filtrano dai tombini, un ragazzino seduto su una sedia elettrica… A raccontare frammenti delle performance e delle installazioni è Nunzio Massimo Nifosì, con il suo short film, presentato in anteprima su Artribune Television.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.