Video di Alessio Lavacchi
produzione Artribune Television
per Fondazione MAXXI

Non chiamateli souvenir. Bando al kitsch, al folk, a quell’appeal perversamente lezioso che certi feticci popolari conservano, catturando anche i più insospettabili viaggiatori. L’idea parte proprio dai classici oggetti per turisti, da collezionare tra negozi, botteghe e bancarelle, trasformando il ricordo in cimelio e il carattere di una città in allegro cliché. Brutti? Spesso sì. Inutili? Sicuramente. Ma è anche questo il bello.
Oppure c’è il design. Non più souvenir, appunto. Ma creazioni originali, concepite con criterio, realizzate con materiali di pregio e confezionate con stile, da trovare solo nei bookshop dei musei e nei design store. È l’idea alla base di “Local Icons – greetings from Rome”, deliziosa mostra ospitata dal Maxxi fino al prossimo 7 giugno. Un progetto curato da Domitilla Dardi e Giulio Cappellini, nato dalla collaborazione con Alcantara, azienda italiana leader nel campo della produzione di tessuti, grazie all’omonimo materiale d’avanguardia, brevettato negli anni ’70 e oggi distribuito in tutto il mondo, per usi diversissimi: dal rivestimento di automobili ai complementi d’arredo, dallo yachting all’abbigliamento, dagli accessori all’hi-tech.

Alcantara, che spesso sostiene progetti di artisti e creativi internazionali, e che ha più volte collaborato col Museo, è qui protagonista delle “local icons” di sette designer: Gentucca Bini, Lanzavecchia + Wai, Marta Laudani e Marco Romanelli, Paola Navone, Patricia Urquiola, Stefano Giovannoni, Zanellato/Bortotto. All’interno di un display vagamente felliniano, abitato da giostrine, memorie di architetture periferiche e affettuosi segni del quotidiano, questo piccolo teatro leggero racconta una storia d’ironia e romanticismo metropolitano, di qualità e ricerca, di citazioni pop e soluzioni contemporanee. Cocomeri come cuscini, carciofi over-size, sanpietrini come sculture da tavolo, taccuni-cornici per il perfetto globetrotter, paralumi che ricordano le cupole di San Pietro e del Pantheon, porta-tablet come chiusini fognari, con tanto di mitico logo “SPQR”. E poi, immancabile, la Vespa: a pois, rivestita di tessuto, agghindata di tutto punto, la mitica due ruote mette insieme cinema, design, costume e memorie urbane. Al Maxxi, il Made in Italy è in chiave local: un carosello d’autore, raccontando icone minime e immortali.

Helga Marsala

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.