Un ritratto delle religioni, attraverso il filtro delle comunità. L’immagine del rapporto tra l’uomo e Dio, visto con gli occhi dei bambini. “Five”, piccolo, elegante film, firmato con maestria da Katina Mercadante, con l’intensa fotografia di Daniel Mercadante, racconta l’essenza della vita religiosa, dal punto di vista dell’innocenza. Una narrazione breve, che nelle cinque storie di quotidiana ritualità e tenerezza familiare, diventa l’unica risposta possibile all’illogica deriva che imbratta le pagine della cronaca internazionale: la religione come equivoco ideologico e pericolosa esca sociale, ai tempi del terrorismo islamista; la religione come affettuosa memoria d’infanzia e genuino slancio, nel solco della spiritualità originaria e della tradizione.

Cinque bambini, cinque giornate qualunque, cinque famiglie, case, luoghi, strade, templi diversi. Musulmani, cristiani evangelici, ebrei, induisti, buddisti: dall’Africa al Giappone, dalle baracche cadenti di un villaggio periferico, ai comfort di luminose abitazioni metropolitane, sequenze di gesti che si assomigliano, nella stessa idea di amore. Madri, padri, figli; case, chiese, simboli, pasti e preghiere.
Cinque minuti, per cinque istantanee catturate in angoli lontani del mondo. Cinque ritratti d’infanzia, per raccontare un altro volto dell’esperienza religiosa. Quella che non conosce tempi e luoghi, né accanimenti o perversioni; che resta scissa dalle leggi del potere e della sopraffazione; che custodisce il senso della cura e lo spirito comunitario, orientato all’apertura più che alla diffidenza; e che in qualsiasi declinazione teologica, idea del sacro e approccio alle scritture, mantiene saldo l’unico principio comune, legato all’immagine di Dio. Quello della genesi, e dunque della vita, e dunque della relazione con l’altro.
Una storia di volti e di purezza, oltre il cinismo o il disincanto, oltre le fallaci architetture dell’istituzione religiosa. O per dirla con Emmanuel Lévinas: “Il volto umano è la testimonianza non del trionfo istituzionale del bene, ma della possibilità del bene, della possibilità per l’uomo di essere buono verso l’altro uomo, o piuttosto della possibilità di leggere sul volto dell’altro uomo la vocazione, il richiamo alla bontà. Per me questa è la parola di Dio”.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Arianna

    Un articolo originale e interessante. Molto bello

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