“Il totem del lupo” di Jiang Rong è stato un best seller in Cina, il romanzo più venduto dai tempi del Libretto Rosso di Mao. Jean Jacques Annaud non avrebbe mai pensato di essere invitato per girare in Cina, dopo il caso di “Sette anni in Tibet”, che a Brad Pitt e David Thevlis è costato l’interdizione a vita dal paese. Eppure, grazie alla China Film Group Corporation, Annaud è riuscito a rientrare e – da quanto raccontato – le cose sono andate oltre le più rosee aspettative. Ambientazioni esotiche e interpreti non umani, del resto, sono due elementi ricorrenti nella filmografia del più spettacolare tra i registi francesi d’intrattenimento: saranno state queste le motivazioni che hanno spinto la società a dargli quasi carta bianca durante le riprese de “L’ultimo lupo”.
Per descrivere le distese della brughiera mongola Annaud ha scelto poi un 3D graziato dalla fotografia di Jean-Marie Dreujou e ha aspettato che un intero branco di lupi crescesse sotto uno dei più famosi addestratori del mondo. Le grandi possibilità dell’animatronics, però, non hanno corrotto le volontà di realismo: si tratta di lupi veri che interpretano se stessi in un film di cui sono i protagonisti, simbolo di un mondo antico in cui l’uomo e la natura vivevano in equilibrio nel reciproco rispetto.

Chen Zhen, giovane studente della Cina della Rivoluzione Culturale viene spedito ad alfabetizzare le popolazioni nomadi della Mongolia; contemporaneamente i cinesi si stanno impossessando delle terre selvagge per stanziarsi con colture e allevamenti di bestiame. In questo scenario la Cina ordina lo sterminio di tutti i lupi, divinità per il popolo nomade: l’animale deve essere sacrificato in nome del progresso. L’equilibrio dell’ecosistema non era all’ordine del giorno all’epoca, ma il giovane Chen, affascinato dalla cultura di un mondo tradizionale, si lega ad un cucciolo di lupo che alleva e protegge come un figlio…
Annaud ha oltre settant’anni, ma parla del suo lavoro con l’entusiasmo di un bambino. In questa intervista, rilasciata ad Artribune, potete giudicare voi stessi quanta passione c’è nelle sue storie.

Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.