Celebrare la vita, a quasi 90 anni, urlando in faccia agli orrori della storia la bellezza della resistenza. C’erano una volta la Shoah, lo sterminio nazista, il delirio di onnipotenza tramutato in sistema di potere ed oppressione. C’erano i campi di concentramento e i cimiteri di innocenti, tra le fosse comuni e le camere a gas. E ci sono, oggi, i sopravvissuti. Come Saul Dreier e Reuwen “Ruby” Sosnowicz. Ieri due ragazzini polacchi, scampati all’incubo della guerra e delle persecuzioni razziali, poi diventati uomini in America, benedetti da un destino di lavoro, d’amore, di famiglia e di soddisfazioni. Tutta l’ansia di vivere, con la massima intensità, in risposta al terrore che fu.

Saul e Ruby sono i due arzilli, straordinari, vitalissimi vecchietti che il filmmaker Joshua Z Weinstein, newyorchese d’adozione, ha scelto come protagonisti del suo ultimo short-film. I suoi lavori sono passati dal Sundance di Toronto, dal South by South West di Belrino o dal Tribeca Film Festival, giusto per citarne alcuni. E adesso, questo piccolo gioiello cinematografico finisce nel catalogo degli Op-Docs, il forum on line del New York Times dedicato ai documentari di artisti e registi indipendenti di ogni parte del mondo.
“Holocaust Survivors Band” è un canto di gioia. Quando la gioia ha le rughe profonde e gli occhi brillanti di due superstiti, che per godersi al meglio la pensione, tra le spiagge e le palme di Boca Raton, in Florida, si sono messi in testa di lanciare una band. Andandosene in tournée, fra hotel, casinò, feste e residenze per anziani, con la loro musica Klezmer: melodie balcaniche, direttamente dalla tradizione ebraica. Misto di allegria e di malinconia.

Holocaust Survivors Band
Holocaust Survivors Band

Mr. Dreier, batterista, nato a Cracovia, di campi di concentramento ne ha girati ben tre.  I ricordi sono indelebili. Cantare, strimpellare, per non abbandonarsi alla paura. I ragazzini nel campo avevano formato un coro, e lui aveva imparato a suonare la batteria usando due cucchiai come bacchette. Nel suo futuro una vita da imprenditore edile, nel New Jersey, e la musica come passione quotidiana.
Mr. Sosnowicz la guerra l’aveva trascorsa in una stalla, nascosto da un contadino polacco, dormendo tra le mucche e rovistando tra i rifiuti, in cerca di resti di patate. Poi, la vita in un campo profughi in Germania, la prima fisarmonica, la battaglia disperata per ricominciare. Divenne parrucchiere e musicista professionista.
Per Saul e Ruby il passato da custodire è quello del nazismo, per non dimenticare mai. Ma è anche quello della vita prima della guerra: la Polonia, le origini ebraiche, i suoni dell’infanzia, quando la musica era festa, famiglia, comunità. Contrasto dolce-amaro, che oggi ha il nome di Holocaust Survivors Band. Un inno all’esistenza, fino all’ultimo concerto, fino all’ultima passeggiata sulla spiaggia, fino all’ultima memoria da raccontare.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.