Ci risiamo. L’artista svizzera Milo Moirè, fascinosa performer, nota per le sua azioni teatrali e provocatorie, è tornata a far parlare di sé, catturando la curiosità della stampa internazionale. Come? Grazie al suo (splendido) corpo.  Statuario, slanciato, sensuale, da perfetta mannequin: un corpo che lei usa come strumento di indagine artistica. Non senza un certo compiacimento e una certa stucchevole ostentazione. Basta scorrere i suoi video, che documentano il repertorio di performance, per scorgere pièce dal forte taglio teatrale, tra camminate piene di pathos in mezzo alla neve, agghindata solo con una mascherina; passeggiate in metropolitana, giusto con qualche scritta addosso; lanci di uova ripiene di colore, usando come fionda la sua stessa vagina. Tutto abbastanza gratuito, molto scenografico, tra qualche debolezza di stile e molte pretese concettuali.

Stavolta, la Moirè, ha scelto come palcoscenico la mostra Bare Life (che suona come “la vita messa a nudo”), allestita presso il Museo LWL di Monaco. Alle pareti opere di artisti come Francis Bacon, Frank Auerbach, David Hockney, Leon Kossoff, Lucian Freud, tutti appartenenti a quella stagione britannica, compresa tra gli anni ’50 e ’80, in cui la rappresentazione del corpo e del reale raggiunse livelli di intensità straordinari: quella che viene descritta come la “scuola di Londra” catturò la verità dell’esistenza umana con una passione, una ferocia e una lucidità indimenticabili.
E a questa idea di verità si aggancia la bella performer. Che ha pensato bene di farsi un giro tra la sale del museo, completamente nuda e con in braccio un neonato (nudo pure lui). Se di realtà e di autenticità si parla, perché non uscire dal perimetro del quadro e non mettere in scena la bruciante, definitiva, luminosa evidenza della carne? Cercando un ulteriore livello di riflessione nel tema delle relazioni familiari: madre, figlio e spirito freudiano, in un pastiche sociologico, psicoanalitico, esistenzialista, con innesti di body art e arte relazionale.

Milo Moirè a Monaco
Milo Moirè a Monaco

E  nel suo tour senza veli – nient’affatto nuovo: già negli anni ’60 pionieri come Ulay e Abramovic avevano messo in discussione lo spazio sacro del museo con i loro corpi nudi – Milo Moirè prova a lasciare appesa una domanda: “Quanto una forma di rappresentazione artistica può essere vicina alla vita reale?”. Insomma, tra un ritratto di Lucian Freud e una donna viva, vegeta e nuda, entrambi in bella vista tra le stanze di un tempio dell’arte, quanta distanza passa? Moltissima, verrebbe da dire. E il tema non è quello (scontato, soprattutto in certi termini) del rapporto tra realtà e rappresentazione. Il tema è l’arte, casomai. Sempre e comunque. Quella che – anche nello spazio breve di una tela – sposta l’ordine delle cose e rivela l’esistenza. E quella che, nonostante il coraggio e le migliori intenzioni, proprio non ce la fa.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.