La scena street fiorentina? Più viva (ed eterogenea) che mai. Parola del regista e video maker Julien Vannucchi, autore, con la sua agenzia Methos, del progetto Liberi, un documentario girato in gran parte per strada, incontrando alcuni degli artisti nati e cresciuti nella capitale del Rinascimento: writer, street artist, muralisti, graffitari, armati di pennelli, bombolette, manifesti, adesivi, colle vegetali, oggi sempre più attenti all’aspetto green e al rispetto di monumenti e siti storici.
Tanti gli interrogativi sul campo, passati di bocca in bocca, con un montaggio fresco e veloce, tra i vari personaggi incontrati negli studi e nelle piazze. Senza dimenticare i volti e le opinioni del pubblico: i passanti, i cittadini, i veri spettatori di questo grande teatro visivo spalmato tra i muri di periferia e le facciate dei palazzi.

L’apertura è affidata al bretone Clet Abraham, fiorentino d’adozione, noto per i suoi interventi sui cartelli stradali: manipolazioni di oggetti funzionali, che  ungo il confine tra espressione artistica e illegalità pone interrogativi cruciali.  Dove inizia l’abuso e dove finisce la libertà creativa? E il cittadino, che reazioni ha? E ancora: che forma d’arte è, oggi, la street art? Dopo l’exploit newyorchese e poi europeo degli anni Ottanta e a distanza di un secolo dal realismo rivoluzionario dei muralisti messicani, quella che oggi viene definita street art – e che ha varcato le soglie di gallerie e musei – è ancora un’arte di denuncia, di protesta, di ribellione? Arte politica tout court?
Certo, l’aspetto che non muore, col mutare di epoche e contesti, è quello del rapporto con lo spazio pubblico, quel processo di riappropriazione, di rivendicazione, di attenzione ai vuoti e i conflitti sociali, che passa anche da questa grammatica intrinsecamente outsider, spesso scomoda, illegittima, spontanea e indipendente, ma sempre più spesso assorbita dal sistema e promossa, secondo regole condivise, dalle stesse Istituzioni.

street art a Firenze
street art a Firenze

A questo proposito, spiega il filosofo Sergio Givione, ex assessore alla cultura del Comune di Firenze: “Questo movimento artistico trae la sua forza dal fatto di non essere un movimento di scuola, ma di essere un movimento anarchico. E lo dico in senso positivo. È giusto che sia così: è giusto che l’arte di strada, che non è appunto arte di bottega, resti libera”.
Incontenibile, variegata, esplosiva, controversa, la street art prosegue il suo viaggio in una zona di confina tra mainstream ed underground, provando a interpretare i tempi che cambiano e l’anima dei singoli territori.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.