Ci sono casi in cui la perfetta equivalenza tra forma e contenuto balza agli occhi, con una evidenza disarmante. Casi in cui, tra sciatteria estetica e miseria culturale, ti balena in testa una domanda: ma è peggio quello che dicono o il modo in cui lo dicono?
L’esempio tipico lo incarna il nuovo spot realizzato di Pro Vita, una di quelle associazioni cattoliche impegnate nella lotta contro le “lobby gay”, la moda dell’omosessualizzazione e il libertinismo dilagante. Una minaccia che, secondo i novelli santi inquisitori – parenti delle Sentinelle in Piedi o dei francesi Manif pur Tous –  starebbe penetrando, subdolamente, tra i banchi d scuola. I pargoli d’Italia sarebbero dunque alla mercè di un progressismo pervertito, intenzionato a minare le basi della società occidentale: cresceranno convinti che la distinzione di genere non esiste, imparando a memoria il nuovo verbo (“essere gay è bello, anzi: è un obbligo”), mentre le famiglie tradizionali non esisteranno più, i figli si faranno solo in provetta, il demonio ci trasformerà in un esercito di replicanti dissoluti e infine, nel giorno del Giudizio, la terra esploderà, inghiottita dalle fiamme dell’Inferno.

Ora, va da sé che per contrastare tale apocalittica visione occorrano strumenti affilatissimi di contropropaganda. Pro Vita, allora, distribuisce opuscoli nelle scuole, porta avanti dure campagne contro l’”ideologia gender”, si batte per la sospensione delle ore di educazione sessuale e organizza manifestazioni in difesa del mondo “normale”: quello dove i maschi sono maschi e le femmine sono femmine. Tutto il resto – il brutto, il cattivo e l’osceno – resta fuori, tra gli sgabuzzini di casa, le soffitte della coscienza e le gattabuie dei rassicuranti regimi politico-culturali. Insomma, l’ordine prima di tutto.

Campagna Pro Vita
Tra le misure messe a punto per contrastare questo caos imperante c’è anche uno spot. Anti-capolavoro che spinge il dilettantismo verso la categoria del grottesco. Riprese, dialoghi, ambientazioni, ritmo, montaggio: una roba che non attiene più solo all’ingenuo, ma che celebra il cattivo gusto. La storia: la mamma torna a scuola col bambino, “sconvolto” per via di una lezione in cui si raccontava che scegliere se essere donna o uomo è possibile. È il “progetto massonico” che avanza, per traviare le labili menti dei fanciulli. E mentre la genitrice confida le sue paure al marito, adagiato sul sofà dinanzi alla tv (come da “tradizione”), parte una sequenza di immagini con transessuali conciati come al Carnevale di Rio, gay mezzi nudi , chiappe al vento ed altre amenità. Ed è proprio il pater familias che alla domanda definitiva – “VUOI QUESTO PER I TUOI FIGLI?” – risponde con sguardo fiero da supereroe: “NO”. E che battaglia sia.

Campagna Pro-Vita
Campagna Pro-Vita

Se poi chiedi ai signori di Pro Vita quali siano queste scuole che minacciano la gioventù con l’ideologia gender, la risposta è vaga. Alcune, qui e là. Ma quel che conta è il messaggio: insegnare ai bambini che non si discrimina chi è diverso da noi, e che l’omosessualità non è una colpa né una malattia, è un modo per traviarne le coscienze. Mica – come pensavamo in tanti – una normale lezione di civiltà.
Cavoli, cicogne, maschilismo e omofobia. E il menu è servito, per la società tradizionale di domani. Un brutto film, in tutti i sensi. E non poteva essere altrimenti: contenere tante sciocchezze in un prodotto intelligente, dalla raffinata fattura,  sarebbe stato arduo. Il miglior manifesto culturale contro le idee di Pro Vita? Se lo sono scritto da soli. Con questo indigeribile spot.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • angelov

    Mi sembra giusto far notare alcuni piccoli particolari.
    a) La bandiera Arcobaleno, che fino a qualche anno fa era utilizzata durante le manifestazioni per la Pace, da qualche anno viene utilizzata nelle manifestazioni pubbliche come simbolo per i gay; questo vuol forse confermare che tutti i pacifisti siano gay? e che ciò non è altro che una conferma di quello che hanno sempre pensato i guerrafondai?
    b) Qualcuno potrebbe anche pensare che, nelle contingenze storiche attuali dove, per destabilizzare l’Europa, e sopratutto l’Euro, si faccia ricorso ad una immigrazione selvaggia da parte dell’Islam, spinta dal terrorismo, a sua volta appoggiato da quelle grandi potenze che vedono la nostra nuova valuta come il fumo negli occhi, la liberalizzazione dell’ideologia gender faccia in realtà da ciliegina sulla torta, perché porta alla limitazione delle nascite in occidente, rimpiazzate da quelle islamiche. E forse questi qualcuno, non sono solo leghisti: anzi proprio loro sono quelli che garantiscono che la situazione proceda per questa via poiché, riducendola ad una pura istanza di propaganda elettorale, la banalizzano e ne smussano il suo potenziale letale.
    Anche se, a pensarci bene, l’atteggiamento Pro-Vita non fa che condividere pienamente gli usi e costumi che gli stessi islamici hanno nei confronti dei gay…
    Insomma, un serpente che si mangia la coda.

    • Ishtar

      la solita strumentalizzazione: i cattolici accolgono gli omosessuali come tutti gli altri, in quanto persone ma è giusto che mettano ordine: la famiglia è un’altra cosa.

  • Non condivido i contenuti del video. Lo trovo anche brutto, mal fatto e inefficace. Sicuramente di cattivo gusto. Non vedo però motivo di scandalo nel fatto che in una società come la nostra ci sia spazio anche per la propaganda e la discussione su posizioni conservatrici (o di restaurazione).

  • Mikaer

    “Articolo” demenziale e ideologico.
    Checché ne dicano le lobby gay, l’ideologia del gender è alla base della loro propaganda, con la quale intendono annientare le differenze sessuali e instaurare l’idea che i due sessi biologici sarebbero “costrizioni culturali” da cui liberarsi.
    Nessuno nasce uomo o donna, ma individuo neutro che può essere quello che vuole, contro ogni legge scientifica di natura.
    Da ciò deriva che la complementarità dei sessi per unirsi in matrimonio o avere un figlio non conterebbe più nulla.
    Un’aberrazione che intendono instillare già ai bambini attraverso una para-educazione sessuale se non gay-pornografica, per confondere questi ultimi in una così delicata fase della vita attraverso oscene turpitudini.