Un’opera che ha diviso critica e pubblico, un po’ in controtendenza rispetto al consueto effetto “meraviglia” che le opere di Olafur Eliasson suscitano con un diffuso potere emozionale. Opere fatte di luci, riflessi, fenomeni ottici o naturali, arcobaleni, specchi, installazioni di nebbia o di ghiaccio. Per Riverbed, progetto realizzato al Louisiana Museum, nei pressi di Copenaghen, la reazione è stata ambivalente. Tra chi è rimasto sedotto dalla fedele ricostruzione di un paesaggio fluviale – un corso d’acqua che scorre tra i ciottoli – e chi la giudicò un’operazione troppo facile, troppo vista, troppo retorica.

Insomma, far rivivere un segmento di natura – artificiale o vero che sia – tra le sale di un museo, è ancora un’intuizione efficace? Ha ancora una sua forza, a cinquant’anni dalla nascita dell’arte povera, ricordando interventi molto simili, come Earth Room (1977) di Walter De Maria, o anche operazioni più recenti, come il monumentale tappeto di radici lignee installato da Henrique Oliveira al museo d’arte contemporanea di San Paolo (Transarquitetônica, 2014)?
Ad aver gradito moltissimo sono stati senz’altro i bambini. Un pubblico speciale, ancora libero da sovrastrutture storico-critiche, a cui rubare ogni tanto autenticità e candore.

Lboratorio didattico Riverbed-LittleSun - Lousiana Museum
Lboratorio didattico Riverbed-LittleSun – Lousiana Museum

Protagonisti di un laboratorio didattico al museo, i giovani esploratori muniti dei loro Little Sun – micro lampade a Led alimentate ad energia solare, progetto sociale lanciato da Eliasson nel 2012 – hanno attraversato lo spazio di Riverbed, nella penombra, facendosi largo tra i sassi, i rivoli d’acqua e le ombre lunghe sui muri. Un’avventura magica, intercettando suoni e odori del paesaggio nel buio della stanza. A indicare il cammino i piccoli girasoli gialli, custoditi come spicchi di sole o lanterne.
Un viaggio nell’arte contemporanea, con i suoi paradossi, le sue antinomie, le sue provocazioni generose, per scoprire il mondo da un’altra angolazione: tra la luce e il buio, tra l’interno e l’esterno, tra visibile e invisibile, verità e immaginazione.
Helga Marsala

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • TheStylist

    Bell’articolo!

    • Helga Marsala

      grazie!