Il regista Mike Leigh viene solitamente descritto come un tipo schivo, taciturno e burbero.  Uno che non ama relazionarsi con i media. Lo abbiamo incontrato, a Roma, e l’impressione è stata opposta: tantissimo spazio lasciato al confronto. Il film di cui si parla è appena uscito nella sale: Turner, un biopic che infrange le regole di genere e introduce lo spettatore in un’epoca reale e poco romanzata. Il pittore romantico J.W.M. Turner viene seguito senza una cadenza temporale precisa, nell’arco dei suoi ultimi venticinque anni di vita. Provocatore, eccentrico e qualche volta misantropo, sembra condurre una vita tranquilla, accudito da un padre a cui è affezionatissimo e da una governante. Appassionato viaggiatore e incuriosito dalle innovazioni della scienza è al centro di vicende un po’ bizzarre: si fa legare sull’albero di una nave durante una tempesta, si spaccia per qualcun altro, rifiuta una proposta milionaria per principio.

Mike Leigh, maggiore esponente del realismo cinematografico inglese, non indulge nell’idealizzazione dell’artista, mettendo invece sotto gli occhi dello spettatore un personaggio estremamente complesso, fatto di carne ed ossa, malattie, dispiaceri e turbamenti dell’anima. Nell’intervista il regista ci racconta di come il progetto, durato dieci anni, abbia richiesto lunghe ricerche iconografiche e un’attenta preparazione degli attori (il protagonista Timothy Spall, per esempio, ha studiato pittura per ben due anni).
Candidato a quattro premi Oscar tra cui fotografia (un Dick Pope in stato di grazia) e costumi (Jaqueline Durraine, con cui Leigh aveva avuto precedenti collaborazioni), il film è impreziosita anche dalla colonna sonora di Gary Yershon: unico elemento che non rientra nello studio storico, centellinata nei momenti di maggior pathos, pensata più come commento interiore ed esaltazione extradiegetica dell’atmosfera.

Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.