Erano in migliaia, un esercito di profughi in fuga dall’orrore nazista e da un destino di persecuzione. Erano tedeschi, austriaci, polacchi. Tutti ebrei. Tutti marchiati a fuoco: impuri, reietti, costretti a lasciare in patria i propri beni e a fuggire, per non morire. Quella degli ebrei deportati ad Oriente è una storia poco conosciuta, quanto straordinaria. La storia del viaggio più lungo e avventuroso, ai tempi della Shoah. Si imbarcavano a Genova, sulle navi del Lloyd Triestino, e davanti avevano un cammino infinito, verso Est: una carovana di prigionieri, infagottati nei loro cappotti di lana, compressi nelle lussuose stive e sfiancati da un’afa crescente, man mano che ci si avvicinava a Shanghai. Terra di avventurieri, di miserie e di edonismo, la “Parigi d’ Oriente” , aveva ceduto all’occupazione del Gappone. Diverse aree furono occupate nel corso della seconda guerra mondiale, fino alla resa del nemico, nel 1945. È qui, nel distretto di Hongkou, che era stato inaugurato il “Ghetto”, ovvero il “Settore limitato per i rifugiati apolidi”, che ospitava circa 23.000 rifugiati ebrei.

Roberto Paci Dalò, artista, musicista, regista, tra le punte di diamante della scena sonora sperimentale italiana, intorno a questo capitolo di storia contemporanea ha costruito un affascinante lavoro poetico. Ye Shanghai nasce da una scoperta: un fondo rinvenuto presso il BFI di Londra gli dischiude una montagna di materiali filmici e sonori, registrati nel Ghetto di Shanghai tra il 1933 e il 1949. Pellicole infinite, destinate ad archivi e produzioni di documentari, testimonianza potentissima e diretta di quell’incastro metafisico tra Oriente ed Occidente, nato nel segno della disperazione ma anche di un cosmopolitismo singolare, iscritto nel dna della controversa metropoli cinese.

Roberto Paci Dalò, Ye Shanghai
Roberto Paci Dalò, Ye Shanghai

Paci Dalò ne tira fuori un disco, un film e un live, presentati lo scorso novembre a Venezia, dopo alcune tappe internazionali, nell’ambito della bella rassegna “FormAzioni”, promossa dal centro di produzione indipendente Spazio Aereo in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa. Un lavoro essenzialmente di selezione e di montaggio, con piccole alterazioni episodiche affidate a suggestivi slow motion. E scorrono, nel bianco e nero logoro di un misterioso viaggio à rebours, volti di donne, uomini e bambini cinesi, giapponesi, occidentali, scene girate tra mercati popolari, piazze assolate ed affollate, parate militari, scorci di campagne e di trafficati entri urbani, ritratti quotidiani di finezze borghesi e dignità proletaria.

E poi la musica, che trasforma la visione in incantesimo ipnotico, completamente surreale. La partitura ruota intorno a “Ye Shanghai”, una canzone tradizionale cinese interpretata da Zhou Xuan, grande successo del 1937. Campionato, smembrato e ricomposto, il brano si trasforma in una texture sotterranea, riconoscibile a tratti, mixata con elementi di varia natura in un loop rarefatto e dilatato: sessioni strumentali eseguite dal vivo, suoni elettronici, campioni di materiali d’archivio, voci in inglese, yiddish, cinese, tedesco… Un soundscape che arriva dal passato e che si rigenera in una nuova composizione musicale, senza tempo e senza ancoraggi al reale, al di là di quelle polverose immagini dissotterrate per caso.
Nell’incontro tra la parte filmica e quella sonora, la consistenza ruvida della memoria storica si dissolve, aprendo un varco nuovo. I fatti diventano evocazione, la documentazione si fa astrazione: sequenze di materia immaginifica, proiettate sul piano della poesia.

 Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.