Fluidità, creatività, superamento delle regole nel momento stesso in cui le si crea. E ancora il difficile equilibrio sopra la follia di una sfida intellettuale, che sa di non poter stare né senza il mercato, né troppo dentro. L’incredibile esperienza nell’arte di Lucio Amelio, portata alla ribalta al Madre di Napoli con la mostra Lucio Amelio – Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia…, porta a galla, inevitabilmente, una serie di riflessioni scottanti sul sistema dell’arte, tutt’oggi di bruciante attualità.
Ecco allora una lunga chiacchierata col direttore del museo napoletano, Andrea Viliani: partendo dal progetto espositivo, una cavalcata sulla possibile eredità di Amelio, sulla “lezione di libertà” di una figura complessa, un intellettuale oltre che un gallerista. “Era una stagione in cui le categorie professionali che conosciamo oggi se le inventavano gli uomini e le donne di gusto proprio come Lucio Amelio”, rievoca Viliani.

Ma sarebbe possibile oggi, in un sistema molto più convulso e viziato da dinamiche non sempre lineari e comprensibili, replicare una vicenda simile? Napoli è “città potenzialmente e sensualmente attrattiva”, commenta il direttore del Madre, e se a suo tempo Amelio “fondava le regole di questo gioco”, oggi forse c’è ancora speranza, se si guarda alla sua “indicazione di non essere soltanto dei professionisti ma di sapere che puoi anche attraverso la tua immaginazione, la tua intuizione, la tua azione forte con gli artisti, al di là di un piano meramente professionale, reinventare questo lavoro”.
E il Madre come partecipa, attivamente, a questa sfida? È in qualche modo questa stessa mostra su Lucio Amelio a rispondere, un progetto che nelle parole di Viliani “rivendica il ruolo dell’autonomia culturale e rivendica anche il realismo dell’azione culturale”, perché “non si fa arte senza mercato ma non si fa arte solo per il mercato”. All’ombra di un passato che diventa prolifica eredità, non solo nostalgia.

Diana Gianquitto

 www.madrenapoli.it

 

 

 

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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]