Non è mai facile mettere in comunicazione l’antico ed il contemporaneo, accostando, sovrapponendo, mescolando opere e luoghi separati da secoli di storia. Una pratica diffusa, che spesso conduce a un prevedibile ko: a sfavore dell’arte contemporanea, quasi sempre. Schiacciata, per forza di cose, da una monumentalità, una magnificenza o anche solo un potere di seduzione con cui occorrerebbe fare i conti: il gioco di pesi e di misure, di citazioni e riflessi, di distanze e di prossimità, di contrasti ed armonie, resta sottile e strategico. Un’architettura di senso necessaria.
La chiave giusta l’ha trovata, per esempio, l’artista francese Miguel Chevalier, tra i pionieri dell’arte digitale, all’attivo una serie di interventi in strepitosi spazi pubblici internazionali. L’ultimo, la scorsa estate, in Italia.
La sua installazione “Tapis Magiques L’Origine du Monde” ha infatti aperto l’edizione 2014 del Festival Castel dei Mondi, ad Andria, in Puglia. La sfida? Portare nuove tecnologie, estetiche contemporanee ed arti elettroniche in un complesso architettonico straordinario, vecchio quasi mille anni, quel celebre Castel del Monte fatto costruire nel XIII secolo dall’imperatore Federico II.

Così, dopo i successi di Caracas, Albertville o Barcellona, dopo avere conquistato i visitatori della moschea di Casablanca o della biennale Kwangiu, in Corea, Chevalier ha portato a casa un’altra prova dagli esiti spettacolari. Magia allo stato puro. In un corto circuito tra le possenti mura del castello, sature di memoria, e la bellezza immateriale di una trama luminosa in movimento, un’apparizione caleidoscopica ha ridefinito i contorni dello spazio, trasportando il pubblico incontro ad un altrove immaginifico. A farsi schermo magico era il pavimento in pietra del grande chiostro a pianta ottagonale, piano d’astrazione in cui si intrecciavano motivi geometrici, forme organiche, colori fluo, effetti optical, sciami di microrganismi, strutture molecolari in divenire, nebulose, tempeste galattiche, frammenti di materia oscura ai raggi gamma. Un tappeto liquido in cui smarrire il centro e le coordinate. Inseguendo l’origine del mondo.

Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.