Ci sono gli anni Ottanta, quelli più cupi, sotterranei, tra echi tellurici, paesaggi lunari, luci di periferie elettriche e di sudice metropoli. C’è l’anima dark e industrial di certe esplorazioni analogiche, cavernose, come antichi suoni ossessivi; c’è tutta l’eredità di una scena noise, spalmata lungo gli ultimi decenni, che ha spinto il rock, il punk e poi l’elettronica verso territori notturni e distorsioni radicali. E c’è una lunga storia di ricerca sperimentale, assorbita, masticata, elaborata sul filo di autorevoli riferimenti – dai Throbbing Gristle ai Suicides – ma che trova, tuttavia, una sua cifra personale.
Vincent EF aka Bossa Luce è nato e cresciuto nell’aristocratica Torino, città dall’anima esoterica; giovanissimo, ha all’attivo due tape autoprodotti (Douce tortura e Aut-Aut) e uno split con Kolmas Oli Thoralf (RELAZIONI Asintotiche). A ottobre 2014 è arrivato Cicli Siderali Verso l’annientamento, la sua prima release in vinile, prodotta da Direct Cut, realtà palermitana concentrata sulla cultura underground e specializzata in raffinate produzioni hand made: dischi, cassette, libri, fanzine, manifesti.

Lavoro sobrio ed elegante quello messo a punto per Bossa Luce, un’edizione di duecento copie, con packaging di carta piegata a mano e due inserti grafici A4, il tutto sui toni del bianco, del nero, dell’arancio. Dodici i brani, iniezioni di suoni plumbei, saturnini, in cui la fascinazione nichilista, evocata fin dal titolo, si fa trama energica, in corsa verso il precipizio.

Ad accompagnare il disco c’è poi un video, firmato dall’artista Federico Lupo, che in un loop allucinato, sulle note graffiate ed incalzanti di Los Delegados, costruisce una sinistra cantilena visiva: i volti di due bambine identiche, sbucati forse da un vecchio filimino amatoriale, galleggiano in un vuoto narrativo, fra scorie vintage, inquietudini cinematografiche, tenerezze d’infanzia, reiterazioni opache. Segate a metà, fuori dall’inquadratura, le due piccole teste tradiscono la quasi fissità dell’immagine con un movimento minimale, infinitamente ripetuto. A contrasto con il mood tetro della linea vocale. Un gioco sottile tra l’orrore, il candore e il disorientamento.

Helga Marsala

www.directcut.bandcamp.com

 

 

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.