La rivoluzione è compiuta. Mentre gli U2 affidano il loro nuovo album all’Apple Store, Thom Yorke, carismatico, enigmatico, geniale leader dei Radiohead, si presenta con una mossa a sorpresa. Nuovo album, appena otto tracce, nessuna campagna promozionale, nessun indizio, se non la foto di un misterioso vinile bianco postata in rete poche settimane fa. Si scatena la curiosità tra i blog e i fan, e poi, il 23 settembre, la risposta ad ogni dubbio.
Pronto Tomorrow’s Modern Boxes, con una special edition in vinile e una distribuzione che passa unicamente per il web, scavalcando la dittatura delle multinazionali. Non c’è di mezzo Apple, però, né Spotify (sistema duramente criticato in precedenza), ma BitTorrent. Metodo semplicissimo, che azzera qualunque tipo di intermediazione, insieme alla necessità di uploadare i file sui server e ai costi di hosting. E con soli 4,5 euro ci si scarica l’album completo sul proprio pc.  L’ultima spallata all’industria musicale e agli obsoleti meccanismi del mercato è assestata. La musica (come il cinema) ha un futuro casalingo, economico, digitale e democratico. Altre economie, altri circuiti.

Il singolo di lancio viaggia in rete insieme a un videoclip, che definire ossessivo è poco. In perfetto stile Yorke, A Brain In A Bottle costringe nello spazio asfittico del monitor il volto del cantante-cavia, tra sequenze di primi piani lisergici, claustrofobici: un cervello in gabbia, un nevrotico boxeur sotto la lente d’ingrandimento di uno scienziato pazzo. La fragilità selvatica di Thom si dichiara con la solita potenza controversa: malinconia acida e dolcezza spigolosa, insieme. E mentre l’atmosfera si satura di suoni sintetici, elastici, flebilmente martellanti, il falsetto scivola con grazia, stemperando l’ansia.

Thom Yorke,  A Brain In A Bottle
Thom Yorke, A Brain In A Bottle

L’intero album si aggancia, senza sostanziali novità, alle sonorità del precedente progetto sperimentale Atoms for Peace e alla prima prova da solista, The Eraser. Siamo in piena ricerca elettronica, con ritmiche dance che viaggiano esclusivamente su laptop e si nutrono di consistenze digitali, frenesie, tremolii, andamenti circolari spezzati da continue fughe laterali.
Una piccola prova di qualità, che scorre intensa, con qualche calo di tensione e qualche punto d’eccellenza: dal canto nostalgico di Interference, viaggio ad occhi chiusi di un cosmonauta senza gravità né coordinate, al ronzio distorto di Pink Section o alle incursioni dubstep di The Modern Lode, passando per il ritmo asciutto ed ossessivo di There Is No Ice (For My Drink), che fonde in un’unica linea i sussurri vocali, registrati al contrario, il loop percussivo  ed i tappeti ambient. Sottile, suadente, pieno di struggimento, ancora una volta. Thom York, la stessa creatura ineffabile di sempre. Tra gli abissi ed il cielo.

 Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.