Il grande spettacolo dello sport, come sistema mitologico di forze e di narrazioni: antico rituale collettivo, gonfio di emotività e inghiottito dall’enfasi mediatica. Il calcio, ad esempio. Con tutto quel portato di energie corali, di economie ipertrofiche, di ossessioni liturgiche, di furor partigiano tra gli spalti e di controllo tattico sul campo.
Un irrinunciabile show per le masse, che Yuri Ancarani ha scandagliato con il suo ultimo film: San Siro (2014), ambientato nel celebre stadio milanese, rilegge il tema con esattezza e slancio poetico, affidando alla sintassi del cinema un racconto laterale. Al centro, una partita. Non l’evento del match tra le squadre, ma quello che c’è dietro, al di là del brillio dei riflettori.

Il gioco, stavolta, avviene fuori dal perimetro della competizione, là dove l’ingranaggio della macchina agonistica si affila, prende forma. La storia prima della storia. Addetti ai lavori, tecnici, operai, registi invisibili dello spettacolo sportivo, compiono davanti alla telecamere la litania dei preparativi: il posizionamento delle transenne sotto una pioggia battente, i controlli della sicurezza, l’allestimento del manto erboso. E poi i giocatori, novelli gladiatori, colti nella tensione emotiva del percorso che conduce al tempio. Al loro arrivo il racconto s’arresta. Il film è compiuto, a un soffio dal fischio dell’arbitro.

Ancarani, con la consueta attitudine da antropologo, prosegue lungo il solco di un’epica del quotidiano, esplorando nuovi cerimoniali, nuove retoriche di gesti. Lentamente, tra attenzione clinica ed enfasi teatrale. E taglia fuori i volti, quasi del tutto. La sola identità possibile è quella del corpo sociale coinvolto nel rito. Sul fondo c’è lo stadio, architettura immobile, monumentale, eloquente come un teatro vuoto o una cattedrale in attesa dei fedeli.
San Siro, tra le opere finaliste del Premio Maxxi 2014, insieme a quelle di Micol Assaël, Linda Fregni Nagler e Marinella Senatore, dpo la mostra è stato acquisito dal museo, grazie alla donazione degli Amici del Maxxi. Realizzato in collaborazione con SKY per il Sociale e Careof DOCVA, sarà trasmesso in versione integrale su Sky Arte, il prossimo novembre.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.