Concepire la scultura e l’installazione a partire dal loro rapporto con l’aria. I volumi, le forme piene e quelle vacanti, le flessioni della materia e gli oggetti che si inverano, o che si sottraggono, mutando. Qui, in questo nucleo invisibile, si genera l’immagine.
Nel caso di Se dico Aria, progetto a cura di Antonio D’Amico per la prima edizione del “Caleidoscopio Festival delle Arti”, lo spazio è quello dell’antica chiesa di San Francesco, a Camerano, un suggestivo borgo medievale in provincia di Ancona: un’architettura la cui origine si perde, tra fonti storiche e leggende, intorno al 1200, e che fu totalmente ristrutturata ed ampliata nella seconda metà del Settecento. Una chiesa che – acquisita a un certo punto dal Comune, con una nuova vocazione culturale – diventa per l’occasione teatro di una mostra d’arte contemporanea. Ne viene fuori un dialogo, scandito da armonie e dissonanze, tra la cornice storica, impreziosita da dipinti ed affreschi di pregio, e le sperimentazioni estetiche di sei artisti internazionali. E mentre si assottiglia il limite tra presenza e assenza, visibile e invisibile, l’aria si fa impalpabile, in uno spazio-tempo onirico.

Un tributo alla leggerezza, nell’inganno di una fragilità dissimulata dalla forgia monumentale, è il lavoro dell’inglese Chris Gilmour, con le sue sculture di cartone: gli aeroplani e il pianoforte, sospesi come reperti di un’archeologia fantastica, nascondono e insieme denunciano la propria precarietà, il proprio peso specifico. E così Angela Glajcar, tedesca, gioca con la potenza di strutture simboliche e architettoniche, innalzando cattedrali di candida carta intagliata, scavata. La giapponese Kaori Miyayama costruisce un labirinto di organza, che dall’aria si lascia attraversare conducendo il passo e la memoria del viaggiatore, mentre Marcello Chiarenza, siciliano d’origine ma svizzero d’adozione, spalanca reti luminose che catturano stelle e proiettano riflessi di luce. Infine Gianluca Quaglia, milanese, che indaga le meccaniche dell’impermanenza lungo paesaggi artificiali di nuvole e di terra, e l’egiziano Medhat Shafik, artefice di piccoli templi simbolici, da cui arrivano il senso della meraviglia e dell’incanto.

Helga Marsala

Se dico Aria / Caleidoscopio Festival delle Arti
a cura di Antonio D’Amico
fino al 18 ottobre 2014
Camerano (An) 

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.