Definire Charles Cohen uno sperimentatore è persino troppo poco. Il compositore americano, originario di Philadelphia, fu un autentico precursore, musicista geniale e radicale, arrivato prima di tutti a spianare la strada al fenomeno della techno music. Nel 1980 Cohen incide Dance Of the Spiritcatchers sull’Ep “Music from the No Man’s Land”, progetto firmato Ghostwriters, ovvero Cohen + Jeff Cain. Un brano di una modernità sconcertante, in qualche modo ancora attuale. Era la genesi di tutto, una forma di proto-techno che intercettava fermenti già presenti nell’aria, tramutandoli in forme ed intuizioni concrete.

La musica elettronica di Cohen, pregna di riferimenti al free jazz, arriva prima dei grandi nomi della Techno Detroit, esplosi alla fine degli anni Ottanta – fra tutti Carl Craig a Jeff Mills – ma anche degli antesignani assoluti, come Derrick May, Juan Atkins e Kevin Saunderson.
Differenziandosi dalla scuola house losangelina, la techno eludeva campionamenti, linee vocali e fraseggi funk, soul, disco, puntando tutto su sonorità robuste, sintetiche, serrate, spesso oscure, al contempo algide e inquiete. Dance Of the Spiritcatchers tracciava questo sentiero estetico-tecnologico, nascendo dall’interazione tra un 16 Seconds Delay, una pionieristica batteria elettronica programmabile e il Buchla Music Easel, un sintetizzatore modulare creato da Don Buchla nel ’74 e prodotto in soli duecento esemplari.

Del Buchla Charles Cohen divenne presto un virtuoso, sfruttandone la capacità di produrre segnali elettronici dinamici ed espressivi, materia prima compositiva ed improvvisativa di cui alterare le modulazioni, perseguendo un’idea di musica molto precisa, racchiusa in questo paradigmatico statement: “Primo: la musica dovrebbe essere acrobatica, così il pubblico sente che c’è del rischio nella performance. Secondo, la musica dovrebbe essere sensuale – i musicisti dovrebbero provare un amore puro verso il suono e non solo riprodurre delle note in sequenza. Terzo, i musicisti devono credere in ciò che fanno e non essere semplicemente dei clown da show. Penso che questi siano i tre pilastri ai quali faccio ancora riferimento, mentre l’improvvisazione completa il quadro“.

Grazie all’etichetta Morphine Records il suo archivio storico è stato di recente raccolto e ristampato, a partire dai master originali (A retrospective of Early Works 1978-1989). Fu proprio a seguito di questa operazione che il dj e producer Rabih Beaini aka Morphosis, fondatore della Morphine, iniziò a suonare con Cohen, costruendo dei set back to back assolutamente originali.
E sarà proprio uno di questi show a debuttare in Italia, il 26 agosto, nella cornice veneziana del Teatrino di Palazzo Grassi, su progetto dell’associazione PAS-E, per Apart Fest.

Ad accompagnare i due anche la Upperground Orchestra, collettivo di musicisti e improvvisatori, messo su nel 2002 dallo stesso Beaini, a seguito di una casuale e clamorosa jam session, in cui temi free jazz e linee elettroniche si fusero con risultati eccellenti. La ricerca del dj libanese punta infatti a uno sperimentalismo eclettico, combinando influenze noise, etniche, jazz, intorno a una rigorosa struttura techno underground. Un’impronta emozionale ed evocativa, che nell’incontro con l’intelligenza sonora di Cohen partorisce soundscape obliqui, travolgenti, pieni di tensione e mai scontati.

Helga Marsala

www.pas-e.org
www.apart-fest.com
www.morphinerecords.com

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.