Una nuova liaison con i Paesi del Terzo Mondo, per AltaRoma, che tra le sue molte anime creative ha sfoderato anche quella più ethical oriented. Confermata quindi la collaborazione tra a fashion week capitolina e l’International Trade Centre -ITC l’agenzia di cooperazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle Nazioni Unite. L’occasione è un nuovo step del progetto “Ethical Fashion”, costruito intorno al concetto di responsabilità sociale, con l’obiettivo di avviare realtà sostenibili, di dialogo e di cooperazione, tra il sistema moda italiano e le comunità svantaggiate di alcuni  Paesi dell’Africa.

Un esempio concreto e intelligente di “Aid For Trade”: offrire supporto ai talenti, all’ingegno, alla volontà e ai desideri di popoli confinati ai margini dei sistemi produttivi, creando condizioni favorevoli e aprendo i giusti canali. Il fine è quello di attivare meccanismi di mercato capaci poi di auto sostenersi e di generare economie, lavoro, professionalità. In altre parole: indipendenza e sviluppo, contro la vecchia politica della beneficenza improduttiva. O come recita lo slogan dell’ultima campagna per AltaRoma: “Not charity, just work”.

Nel tempio di AltaRoma, lo splendido complesso di S.Spitito in Sassia, hanno così sfilato le collezioni P/E 2015 di Duaba Serwa e Mina Evans, fashion designer ghanesi, con la presenza di due special guest: Lisa Folawiyo e Stella Jean. Impeccabili e charmant le creazioni di Serwa, che fondono tinte accese, cariche di toni afro – dal giallo ocra, al rosa o al turchese, modulati con ricchi barocchismi grafici – e palette più tenui, comprese tra il bianco e il grigio. Tailleur, abitini aderenti e gonne a ruota raccontano uno stile bon ton, ravvivato da accenti etnici e impreziosito da dettagli eccentrici, come i sandali guarniti di piume.
Anche Evans conferma il suo gusto per l’eleganza e una femminilità raffinata, ornata di venature etno, ma spingendo più sulla sperimentazione: abiti cortissimi o lunghissimi, pantaloni arricciati e top corti, vivono di asimmetrie radicali, linee sghembe, geometrie dinamiche, sovrapposizioni fra materiali lucidi, opachi, trasparenti, tinte accese a contrasto – dagli azzurri scintillanti a i rosa fragola – e spicchi di tessuti floreali.

Un secondo appuntamento in collaborazione con Ethical Fashion era quello di Room Service, progetto ideato e curato da Simonetta Gianfelici per AltaRoma, negli spazi di Rome Marriott Grand Hotel Flora, raffinata dimora liberty del 1907. Sesta edizione per l’evento, che si conferma espressione della tradizione sartoriale e artigianale tutta italiana, declinata in chiave contemporanea da giovani talenti della moda. Un format in cui convivono e-commerce, sperimentazione, artigianato, nuove tecnologie, tessuti tradizionali e il made to measure più esclusivo.

Anche qui, oltre a sette stilisti romani, tre ospiti dall’Africa. C’è la londinese Anita Quansah, di origini ghanesi, con i suoi strepitosi gioielli saturi di riferimenti tribali, vere e proprie sculture-armature fatte di pietre dure, maxi collari di piume, perle, conchiglie, intrecci dorati, elementi in tessuto; poi Christie Brown, ancora dal Ghana, con i suoi capi coloratissimi, sofisticati, dai tagli audaci ma comodi, enfatizzati da applicazioni di perline e variopinti monili afro: fascino esotico fortemente contaminato e radicato nella contemporaneità.

E infine il brand Mo Saique, lanciato nel 2011 da Afua Dabanka, cittadina tedesca, figlia di immigrati ghanesi, con un diploma al London College of Fashion: amato da star del cinema americano, clienti europee e top model africane, già presente in importanti kermesse internazionali, il marchio è specializzato in calzature di lusso, realizzate a mano con pellami pregiati e decorazioni di altissima qualità. Scarpe-gioiello, pregne del background afro saccheggiato da Afua, ma al contempo costruite secondo tagli essenziali e sperimentali tipicamente tedeschi.
Ethical Fashion ha regalato coì un nuovo bouquet di contaminazioni, tra un passato da difendere e un presente da esplorare, dando spazio e sostanza ai sogni e i progetti: dall’Africa all’Italia, sulle tracce del talento.

Helga Marsala

www.altaroma.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.