Lago Film Fest 2014: storie di chat, criceti, wall painting e canzoni. Direttamente dal podio

Chiusa la decima edizione di Lago Film Fest, a Revine Lago. Qualche chicca, dalla lista dei vincitori: il primo premio, esperimento tutto girato sul web; il miglior film per il Veneto, dal sapore musicale; i due titoli selezionati dai giurati-detenuti per il progetto Quattro Sbarre

Noah, di Patrick Cederberg e Walter Woodman, 2013

Noah, Patrick Cederberg e Walter Woodman, 2013

Tutto passa attraverso lo schermo di un computer. Umori, dialoghi, tensioni, condivisioni,  scoperte, passioni, noia, curiosità: pieni e vuoti di esistenze a due dimensioni, lungo un incancellabile orizzonte digitale. Tutto avviene così, dentro il perimetro rettangolare di un monitor a cristalli liquidi. Liquido anche l’intreccio di relazioni che scandisce il non tempo informatico di intere giornate, nottate, vite nascoste, esibite o parallele. Tutto tradotto nel delirio ipertestuale di una scrittura fatta di uno e di zeri.
Ed è interamente relegato nell’angusto e sconfinato mondo della virtualità il racconto di Patrick Cederberg e Walter Woodman: Noah, corto made in Canada che ha debuttato all’ultimo Festival di Toronto, ha anche vinto il premio come miglior film della decima  edizione di Lago Film Fest.

Protagonista è un adolescente, Noah, con la sua fidanzata e col suo piccolo mondo contemporaneo, filtrato, per diciassette minuti, dalle periferiche di un pc. Schermo, mouse, tastiera, videocamera. La tecnica è quella dello screencasting: narrazione in soggettiva, srotolata lungo la timeline della navigazione sul web. Nient’altro che una successione velocissima, frenetica, voyeuristica, multilayer e multitasking, di discussioni via chat, trastullamenti in videochat, pup up, siti, catene di link, finestre sovrapposte, pagine di Facebook, chiamate via Slype, fotografie, tweet, pib, click, like e canzoni. L’effetto? Overdose cinetica di comunicazioni senza peso, attraverso cui si annodano i fili di rapporti umani e di visioni del mondo, tra finzioni strategiche, occasioni, conquiste, passatempi, esuberanze egoiche, rivelazioni e nascondimenti. In quello spazio mediatico che porta a galla dark-side, trash-side ed emo-side di un’umanità ossessivamente social, reinventatasi in forma di network.

Certain Amount Of Sun, Sara Bonaventura, 2013

Siamo nel campo della videoarte, con l’opera di Sara Bonaventura, che si è conquistata il premio per la sezione Veneto, dedicato alle produzioni regionali. Un esperimento dal sapore onirico, in cui si mescolano filmati d’archivio, animazione, frammenti di volti, paesaggi, pattern geometrici, uccelli variopinti e gesti misteriosi.“Ku è il re; ma anche l’uccello Yaquis, l’Hunab-ku dei Maya, la farfalla cosmica e anche la banda ku delle microonde usate per la comunicazione satellitare”; ma Ku è anche il nome del progetto musicale dietro cui si cela l’artista e musicista greco Dimitris Papadatos: “Feathers”, il suo primo album in studio, costruito su un nucleo di vecchie canzoni, registrate nel suo appartamento tra 2010 e il 2012, ha visto lavorare ai brani, i testi e i suoni, alcuni colleghi e amici di sempre.
Ne è venuta fuori una piccola prova polifonica sperimentale, dall’anima elettronica ma anche organica: sonorità tiepide, rarefatte, avvolgenti, tra cori mistici e giri ipnotici di chitarre e sinterizzatori, tra ricordi sbiaditi e ossessioni resistenti. Certain Amount Of Sun, terza traccia del disco, è tradotta in immagini da Bonaventura, che della lunga vertigine sonora, traboccante di influenze prog, di ubriacature indie e di dondolii ambient, cattura tutta l’enfasi e la dolcezza. Facendone visione.

Bob, Jacob Fray, 2009
Muto, Blu, 2008

Due animazioni hanno conquistato il voto di due giurie molto speciali, messe in campo quest’anno, per la prima volta, da Lago Film Fest. “Quattro Sbarre”, progetto pensato per portare fuori dal festival alcuni titoli scelti dalle scorse edizioni, ha coinvolto i detenuti dell’Istituto Penale Minorile e della Casa Circondariale di Treviso: sono loro, nei panni di giurati, ad aver visionato i film in lizza e ad aver stabilito i vincitori. I giovani hanno eletto Bob, tenera opera del tedesco Jacob Fray, che narra le avventure immaginarie di due criceti, attraverso le bellezze di città straordinarie: corse senza fiato tra Venezia, Pisa, Parigi, New York, Atene, sgambettando dentro le loro ruote di legno. E alla fine, non era altro che la magia del cinema, su uno schermo.

Per gli adulti ha vinto invece Muto, opera firmata dal’italiano Blu, tra gli street artist più apprezzati al mondo: una splendida animazione  che ha messo in movimento i wall painting dell’artista, tramutandoli in creature virali, capaci di invadere, contagiare, ridisegnare senza sosta le città. Tra muri, marciapiedi, soffitti, palazzi, periferie.
“Quattro Sbarre”, operazione che ha coinvolto con intelligenza il tessuto locale, puntando alla formazione culturale al reinserimento di cittadini ai margini della società, inaugura un nuovo capitolo “outdoor” del Festival. Esperimento da ripetere, continuando a sfruttare il potere del linguaggio cinematografico in una chiave espansiva, comunicativa, sperimentale, multidisciplinare. Come nella mission di Lago.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.