Un’indagine sociale su piccola scala, costruita intorno a una domanda:  “What do you see when you look in the mirror?”. A rispondere, senza remore, né timidezze, piazzandosi dinanzi ad uno specchio, è un campione di donne. Sessantatre, per l’esattezza. I cui racconti finiscono in una documentazione filmica: un’opera d’arte relazionale figlia di un neofemminismo introspettivo? Un esperimento sentimental-esistenziale in stile Sophie Calle? Non esattamente. L’autore è lo studio losangelino Everdream, specializzato nella produzione di contenuti audiovisivi, tra video musicali, spot pubblicitari, fiction movie. Prodotti incisivi e innovativi, spesso di particolare delicatezza e intensità. Come nel caso di “When I look in the mirror”, progetto collaterale in forma di documentario, nato sul set del brano di John Legend, You and I. Obiettivo: comporre un ritratto attuale, frammentato e profondamente umano dell’universo femminile, includendo tutte le fasce d’età. Bambine, ragazzine, donne adulte, nonne: tutte a spogliarsi – metaforicamente o letteralmente – usando la telecamera come specchio. Dietro la regia di Kristelle Laroche & Ben Mullinkosson è nato un commovente short film, che ha sintetizzato i contenuti dell’operazione, completando e accompagnando il videoclip.

Il rapporto con sé stesse e con i contesti sociali che cambiano, passa inevitabilmente dal rapporto con la propria immagine. Che è spesso controverso, doloroso, tra gli estremi dell’ossessione e della negazione. E allora cosa scovano in fondo all’impietoso specchio una sopravvissuta al cancro, deturpata dalla mastectomia, un’adolescente in crisi, una donna che si vede invecchiare? Cosa cercano, cosa allontanano, come possono elaborare le cicatrici e le separazioni, organizzare le sfide, sanare i conflitti eterni e coltivare i desideri?

E l’equilibrio, la malattia, il rifiuto di sé e l’accettazione, l’essere ancora figlie quando si è già madri, vedersi come si è o come non si è mai state, come si era una volta e come si diventa, tra sottrazioni, attese, sovrapposizioni.
Istantanee di fragilità e di determinazione. Sempre a riposizionarsi in quella metà del cielo che diventa, a seconda dei casi, specchio, schermo, pagina bianca, rifugio o condanna.  Mentre la missione resta una: guardarsi dentro e attraverso. Un modo – parafrasando un celebre lavoro di Sophie Calle –  per prendersi cura di sé.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.