Negli anni Ottanta era una pratica diffusa. La pubblicità, tra le strade delle metropoli americane, si faceva così: pittura, manualità, abilità grafica, fatica fisica, sudore, precisione e immaginazione. Quando ancora erano lontani i tempi del marketing digitale, dei codici QR, dei monitor touch screen, i billboard meccanici, i maxi schermi elettronici e i banner stampati con sofisticati plotter, la promozione di merci, eventi, negozi era tutta una storia di vernici e pennelli. Sfruttando i muri dei palazzi, le mani abili di speciali operai-pittori dipingevano immagini e scritte cubitali, con incredibile perizia. Un mestiere antico, abbandonato via via con l’avanzare di metodi hi-tech più veloci, dinamici, economici, dalla sorprendente resa visiva.

Eppure, i “sign painter” non sono mai scomparsi. Esistono ancora oggi, lavorano per specifici committenti e stanno quasi tornando di moda. Proprio come delle rarità vintage.  In gergo li chiamano “wall dogs”, perché stanno arrampicati sui muri tutto il giorno, appesi alle loro imbracature di sicurezza, tra gru, scale e ponteggi. E poi perché lavorano come cani. Mestiere durissimo, altroché. Che qualcuno ha provato a raccontare. La piattaforma web Vocativ, per esempio: il video Wall Dogs, fresco di pubblicazione, intervista, riprende e scruta da vicino queste tute blu creative, seguendole tra le vie di New York e fin dentro gli atelier traboccanti di latte di colore, secchi, tubetti, solventi, attrezzature varie.

Prima di loro, nel 2010, un progetto sui sign painter lo avevano iniziato i registi Faythe Levine e Sam Macon, lavorano a un film – initolato semplicemente Sign Painters – che raccontava le storie di circa due dozzine di pittori, sparsi fra gli Stati Uniti: dai veterani fino ai giovanissimi, un piccolo plotone di maestri, testimoni di una tradizione che unisce arte, commercio e comunicazione, in un rito a cielo aperto. Il libro legato al film è stato stampato da Princeton Architectural Press nel 2012, con una prefazione del grande artista americano Ed Ruscha: anche lui, un tempo, si guadagnava da vivere facendo il sign painter…

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.