Ricordate l’ultima volta che avete spento il cellulare, tolto l’orologio, annullato ogni brusio esterno? Quanto è passato: forse una settimana? Un mese? Se non avete la vocazione dell’eremita siete, come tutti, assordati dal rumore della frenesia, amplificato fino allo stordimento dall’iper-velocità tecnologica che segna le nostre vite. Proseguono le azioni di riconquista del tempo perduto di Marina Abramović, che presenta al Centre d’Art Contemporain di Ginevra le attività del suo centro per le arti, in fase di realizzazione nel Connecticut.

In Svizzera avrà sede il braccio europeo della sua organizzazione – che si occupa di fund-raising e di tenere i contatti con il Vecchio Continente – e qui, al CAC, ha luogo Counting the rice, azione che porta l’artista a lavorare là dove compì l’ultima performance insieme a Ulay.
Un esercizio pubblico condiviso, al tempo stesso collettivo ma fortemente e individuale: seduti ai banchi disegnati da Daniel Libeskind, gli adepti distinguono bianchi chicchi di riso da neri semi di lenticchie. E li contano. Facendo leva su quell’antichissimo concetto di ripetitività che, dai mantra orientali alle preghiere cattoliche, unisce culture e religioni nella necessità di raggiungere la contemplazione del sé. La libertà.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • angelov

    Riso e lenticchie sono un piatto troppo appetitoso, per non lasciare un commento…
    Questa performance mi ha fatto tornare alla mente un episodio in cui mi trovai coinvolto, circa vent’anni fa negli USA; a bordo di un treno che attraversava gli States, feci amicizia con dei ragazzi americani, tra cui un giovane poliziotto nero, con il quale giocammo alcune partite a scacchi, poiché in quel periodo gli scacchi erano la mia passione.
    Un giorno c’era anche una donna nera, ad assistere ad una nostra partita, ed allora, siccome non le conosceva, decisi di metterla al corrente di quelle che sono le regole del gioco; cominciai con lo spiegare la differenza che esiste tra il giocare con i pezzi bianchi piuttosto che con i pezzi neri: che è il bianco a fare sempre la prima mossa e che quindi ha sempre il vantaggio di una mossa etc e poi cercai di spiegare altre regole; ma, ad un certo punto, la donna innervosita mi interruppe bruscamente, per dirmi che non era interessata a sentire tutta una disquisizione che non faceva che mettere l’accento sulla differenza tra questi colori: i bianchi e neri.
    L’amico poliziotto nero che era con me, mi guardò negli occhi per un istante, ed io capii immediatamente qual era il vero problema che in quel momento impediva a quella signora di ascoltare la mia innocente disquisizione sulle regole degli scacchi.
    E’ per questo che bisogna apprezzare l’intelligenza di Marina Abramovic nell’aver proposto questa performance proprio in Svizzera, e non in America, dove forse sarebbero sorti dei problemi o nate delle contestazioni, di natura senz’altro estranea all’arte, durante la sua realizzazione.