Landmark mediorientali. Richard Serra e i monoliti del Qatar

Una gigantesca installazione prodotta dalla Qatar Museum Authority. Un’apparizione nel deserto, che scandisce e modifica il paesaggio. Richard Serra ospite di Sua Altezza Mayassa Al Thani

Richard Serra, East-West/West-East, 2014 - Doha, Qatar

Una fila di piastre di acciaio massiccio, alte circa quindici metri ognuna, issate tra il cielo e la terra come monoliti sacri, lungo un asse di un chilometro. A guardarle da lontano l’effetto è straordinario: linee sottili che fendono l’aria, scandendo il ritmo del vuoto e sparendo nella luce assoluta di un paesaggio mediorientale. Si chiama “East-West/West-East” l’ultima fatica di Richard Serra, presentata pochi giorni fa nel deserto del Qatar, a sessanta chilometri da Doha, nella riserva naturale di Brouq. Sbocciate dalla sabbia rovente, le quattro strutture reinterpretano lo spazio intorno, secondo le linee della topografia, puntellando questa porzione d’infinito annegato nel sole. Niente arbusti, niente vegetazione, niente ombre né ripari: un teatro cieco che disorienta, in cui gli unici punti di riferimento – visibili anche a distanza, da tutti gli scorci – diventano queste creature austere, capaci di modificare la percezione del paesaggio, ma senza spezzarne l’uniforme maestosità.

E non poteva che esserci, in un progetto di tale respiro (e di tale impegno economico) lo zampino della sorella dell’Emiro, la giovanissima Sheikha al-Mayassa bint Hamad al-Thani, tra le collezioniste più facoltose al mondo, donna d’affari e direttrice della Qatar Museum Authority, nel 2013 piazzata da ArtReview sul podio della sua Power 100, la classifica annuale dei personaggi più influenti dell’art system internazionale. Sua l’idea di edificare questo titanico landmark, in occasione della prima mostra personale di Richard Serra in Medio Oriente, “Passage of Time”, allestita presso lo Alriwaq Doha Exhibition Space e la QMA Gallery del Katara Cultural Village, con la cura dell’ex direttore del Centre Pompidou, Alfred Pacquement.
Nel video di Blouinartinfo Serra racconta il suo progetto per il Qatar, mentre le telecamere riprendono i momenti salienti della cerimonia d’inaugurazione. Scene di un miraggio contemporaneo, nel cuore della terra dello Shamal e dell’oro nero.

Helga Marsala

www.qma.com.qa

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • angelov

    Che in Quatar stia avvenendo una ecatombe di lavoratori-schiavi morti nei cantieri per l’allestimento dei Mondiali di Calcio prossimi venturi, al grande scultore americano Richard Serra può anche non interessare, nello stesso modo che Michelangelo o Raffaello non si fecero scrupolo di lavorare per un pontefice come Giulio II, che oltre ad essere pedofilo, propagava il messaggio d’amore del Cristianesimo con la spada in pugno e tanto scorrimento di sangue altrui.
    Bisognerebbe coniare forse una nuova espressione: Arte supra partes (o anche arte super partes).