Per Regina Josè Galindo il corpo è spazio critico e politico. Luogo di resistenza, strumento di rivolta, metafora assoluta, possibilità di denuncia e di ribaltamento. Infinitamente fragile, scandalosamente potente. Corpo di sangue, di terra, di radici, di deriva, di ferita e di passione, di colpa ed espiazione, di debolezza e di rivalsa. Impaurito, selvatico, corpo a pezzi e sempre in piedi. Ancora vivo.

“Estoy Viva” dichiara Galindo – tra le artiste latinoamericane più apprezzate a livello internaizonale, Leone d’Oro alla 51° Biennale di Venezia come migliore artista under 35 – ripetendo una frase che una donna le aveva sussurrato tempo fa, durante il processo contro l’ex dittatore golpista guatemalteco Montt: lei era in lacrime, commossa da una testimonianza troppa cruda, l’altra, una sopravvissuta alla guerra civile, provava a consolarla. E le diceva: “Non piangere, non disperarti. Nonostante tutto siamo vive”.
Oggi, quella memoria di consolazione e di affettuosa condivisione è diventata spunto per una mostra e una nuova performance, al Pac di Milano. Un altro episodio nella lunga avventura di esplorazione dei limiti fisici e psicologici che l’artista porta avanti, tra dimensione intima e realtà sociale, attingendo dal suo bagaglio di esperienze dure e di ricordi dolorosi, legati alla storia tormentata della sua terra, il Guatemala.

Regina Josè Galindo racconta, col corpo e  nel corpo, la distanza tra l’oppressione e la libertà, le dinamiche del potere e quelle della ribellione, l’asprezza delle ferite inferte e l’ossessione del lutto, quello temuto, quello subito, quello da elaborare. Perché il lavoro di Regina Josè Galindo trasuda di vita e di morte, nella misura esatta di un pensiero etico ed estetico che non sborda ma che travolge, che non precipita nella retorica ma resta nel solco dell’essenza, dell’enunciato, dell’urlo, del gesto incisivo, del sentiero laterale, della provocazione scabra.
Nuda, immobile, distesa su un tavolo operatorio, Regina, nel video che lanciava la mostra milanese, è insieme cadavere e corpo vivo, energia latente sospesa tra  la sconfitta e la resurrezione. Mentre parole di  speranza scandiscono il tempo, celebrando l’alba, all’indomani della guerra:

La guerra è finita / Possiamo svegliarci e vedere la vita con occhi diversi / Anche se ciechi di tanta polvere da sparo / Ci restano lacrime per piangere/ Fuori un nuovo inizio / Nel web nuove notizie / I corpi insanguinati / Non si incontreranno più per strada / Non avremo più paura negli autobus / Il freddo della pistola puntata alla testa / Non sarà più un sentimento ricorrente / Non ci vestiremo più a lutto / Non perderemo più amici / La guerra è finita / Possiamo camminare per il centro senza la paura di essere visti / Aprite i finestrini delle vostre automobili / Togliete le porte dai vostri negozi / Disarmate la vostra polizia / Distruggete le vostre guardiole / Una nuova epoca per le guardie del corpo / Che tornino alle loro case / Che bacino i loro figli / Lo Stato ha pagato bene il loro tempo / Ricompensandoli con nuovi pacifici lavori / Le mogli dei piloti non pregheranno più / Per vederli ritornare vivi / I genitori non pregheranno più perché le figlie / Non ritornino violentate / Aprite gli occhi a questo nuovo arcobaleno / Aprite le gambe per abbracciarvi con loro / E procreare più figli che nasceranno senza fame, senza paura / Spegnete i televisori / Scollegate internet / Lasciate la poesia per tempi peggiori / Uscite in strada a respirare, a ballare, a bere / perché la vita è molto corta / e la guerra é finita”.

Helga Marsala

Regina José Galindo, “Estoy Viva”
fino all’8 giugno 2014
Pac, Milano
www.pacmilano.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.